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Trattamento del morbo di Hodgkin senza una trasfusione di sangue



Di Susan Brink, Redattrice del Los Angeles Times

23 giugno 2008



Per le masse nel ceto medio – persone che potrebbero chiedere un prestito ed elemosinare per pagare la cura – trovare il meglio del meglio può non essere sufficiente.

Ruth Medina, 25 anni, aveva una buona prognosi con il trattamento medico standard quando le fu diagnosticata la ricomparsa del morbo di Hodgkin, un cancro del sistema linfatico. Ma, cresciuta quale Testimone di Geova a San Jose, ha rifiutato di sottomettersi ad una procedura che le avrebbe salvato la vita, un trapianto di cellule staminali, a meno che i dottori avrebbero garantito che non sarebbe stato trasfuso sangue nel suo corpo – perfino se la sua vita fosse appesa a un filo. Quasi nessun medico firmerebbe una cosa simile. Senza il trapianto, sarebbe morta.

Allora ha trovato il Dr. Michael Lill, direttore del programma di trapianto di midollo e del sangue all’Istituto Oncologico Comprensivo Samuel Oschin del Centro Medico Cedars-Sinai.

"Molte persone pensano che sia particolare ciò che faccio. La maggioranza dei miei colleghi sono felici che io lo faccia, e non loro", dice Lill. Ha sviluppato una procedura chiamata trapianti senza sangue nella quale la quantità di emoglobina del paziente viene aumentata più possibile prima dell’intervento, riducendo enormemente la possibilità che ci sia bisogno di una trasfusione. "Non sprechiamo una goccia di sangue". L’ha fatto 20 volte circa, sempre per persone che, piuttosto che accettare una trasfusione di sangue, rinuncerebbero a qualunque cura e morirebbero sicuramente. E, in parte a motivo delle loro volontà di rinunciare alle trasfusioni, sei dei suoi pazienti sono morti.

Lill è un ateo, ma un forte credente nell’autonomia del paziente. "Devi essere preparato a rispettare i loro desideri, perfino se non sei d’accordo", dice. "E perfino se ciò porterebbe alla morte del paziente".

L’oncologo privato di Medina non conosceva la tecnica di Lill. I membri della chiesa, i quali hanno formato un comitato sanitario dedicato a trovare cure in armonia con le restrizioni della religione – provvedendo consigli legali – conoscevano la procedura di Lill. Lei ha proseguito, trovando maggiori dettagli attraverso proprie ricerche su Internet.

Lill è uno dei soli due medici nella nazione (l’altro è la Dr.ssa Patricia Ford al Centro per la Medicina e Chirurgia senza Sangue all’Ospedale della Pennsylvania) che offrono la procedura a persone le cui convinzioni religiose le portano a preferire la morte alla trasfusione di sangue. "Queste persone non sarebbero aiutate diversamente", dice Lill. "Il mondo è pieno di persone che possiedono credenze completamente differenti dalle vostre. Potete rispettarle ugualmente”.

Il suo oncologo ha conosciuto le sue credenze. Medina gli ha mostrato i risultati delle sue ricerche, convincendolo della sua determinazione di ricevere un trapianto senza sangue, o nessun trapianto affatto, e lo ha coinvolto nei suoi sforzi di ottenere l’approvazione di cui aveva bisogno da parte del suo HMO [Health Maintenance Organization, N.d.T], Kaiser Permanente. "Il mio trapianto è andato molto bene", dice. "Sono benedetta".



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito "Los Angeles Times", in data 23 giugno 2008, da parte del giornalista Susan Brink, sezione "Print Edition", rubrica "Health" (www.latimes.com)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net