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Le trasfusioni di sangue sono dannose se si ignorano le linee guida



Di Kat Piper
12 maggio 2008



Le trasfusioni dovrebbero essere impiegate di rado (Photos.com)



La crescente evidenza che dare abitualmente del sangue ai pazienti può aumentare i rischio di morte o di altre complicazioni ha richiesto allo staff medico di avere più attenzione nell'amministrare le trasfusioni.

I Testimoni di Geova rifiutano le trasfusioni sulla base di un passaggio della Bibbia che impedisce loro di “mangiare sangue”, ma molti di loro vengono operati con successo senza sangue, anche a cuore aperto. Questa, dicono alcuni chirurghi e anestesisti, dovrebbe essere la prassi per eseguire la maggior parte delle operazioni.

Maggiori tassi di mortalità

Il pericolo non riguarda le infezioni come l'HIV, ma qualcosa che riguarda il sangue stesso. Molti studi condotti negli ultimi 10 anni hanno mostrato che le trasfusioni, in particolare quelle che coinvolgono i globuli rossi , sono collegabili a tassi di maggiore mortalità fra i pazienti con attacchi di cuore, che hanno subito operazioni cardiache o che sono in terapia intensiva.

Nonostante la reale natura di questo nesso non sia ancora chiara, pare che le variazioni chimiche del sangue invecchiato, il loro impatto sul sistema immunitario, e la capacità del sangue di trasportare l'ossigeno siano i punti chiave. “Probabilmente il 40%-60% delle trasfusioni non fanno bene ai pazienti”, ha detto a New Scientist Bruce Spiess, anestesista cardiaco della Virginia Commonwealth University di Richmond.

Le trasfusioni sono diventate per la prima volta parte delle procedure mediche durante la prima guerra mondiale, dove venivano usate come “ultima spiaggia” per i soldati che avevano perso molto sangue. Ora non sono più usate solo in casi disperati, ma sono usate di routine per i pazienti che subiscono interventi chirurgici o terapie intensive.

Retroscena

Alla base dell'impiego delle trasfusioni c'è il fatto che, trasfondendo al paziente i globuli rossi, l'ossigeno viene meglio trasportato dall'organismo, aumentando la possibilità di sopravvivenza. Una persona in salute ha dai 120 ai 170 grammi per litro di emoglobina – la proteina che trasporta l'ossigeno nei globuli rossi – nel suo sangue, con circa il 35%-50% del sangue composto da globuli rossi. In genere i medici decidono di usare una trasfusione se il livello scende fra 70 e 100 grammi per litro.

Sangue meno efficace

Uno studio canadese, condotto nel 1999 su 838 pazienti in terapia intensiva, ha portato a scoprire che una percentuale significativamente inferiore (22% contro 28%) di pazienti sono morti in ospedali dove le trasfusioni erano limitate a casi in cui il valore dell'emoglobina era inferiore a 70 grammi per litro. Nel 2004 uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association ha mostrato che i pazienti aventi un attacco di cuore con valore dei globuli rossi oltre il 25% avevano il triplo del rischio di avere un altro attacco, o di morire, entro 30 giorni dalla trasfusione.

Uno studio britannico, basato su almeno 9.000 casi di cardiochirurgia, condotto fra il 1996 ed il 2003 supporta queste scoperte, e indica una rischio di morte sei volte maggiore dopo 30 giorni e tre volte maggiore dopo un anno dall'operazione con trasfusione. Le stesse trasfusioni sono anche state associate ad aumenti di infezioni e maggiore incidenza di attacchi di cuore e insufficienza renale. Queste complicazioni vengono generalmente collegate alla mancanza di ossigeno ai tessuti corporei.

Benefici minimi

“Non esiste virtualmente alcuno studio nell'ambito della chirurgia o della terapia intensiva – eccetto in casi di sanguinamento mortale – che provi i benefici delle trasfusioni, e molti studi che invece provano il contrario”, ha detto Gavin Murphy, chirurgo cardiaco del Bristol Heart Institute, e leader dello studio britannico sul sangue.

Raccomandazioni ignorate

Molti esperti ora si preoccupano del fatto che si stanno ignorando le linee guida. Essi suggeriscono l'uso delle trasfusioni solo come soluzione ultima, in favore della conservazione del sangue e l'innalzamento dei valori sanguigni prima degli interventi.

“Normalmente se c'è incertezza, dal punto di vista clinico, riguardo ad un trattamento, questo non viene utilizzato, ma non è così nel caso delle trasfusioni”, ha detto James Isbister, del Royal North Shore Hospital di Sydney (Australia), che è un consulente dell'Australian Red Cross Blood Service. Comunque il sig. Isbister continua ad incoraggiare la donazione del sangue, essendo esso usato in altre situazioni, come nel caso di ingenti perdite ematiche.

Le specifiche ragioni per le quali le trasfusioni sembrano essere dannose per alcuni pazienti non sono ancora ben comprese, e ulteriori ricerche sono altamente incoraggiate dalle autorità per la salute, incluso il National Institutes of Health degli Stati Uniti.


Fonte: New Scientist, 26 aprile 2008



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito "The Epoch Times", in data 12 maggio 2008, da parte del giornalista Kat Piper, rubrica "Health" (en.epochtimes.com)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net