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Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: Comunità Religiosa dei Testimoni di Geova e altre contro Austria



31 luglio 2008

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
564
31.7.2008

Comunicato del cancelliere

SENTENZA DELLA CAMERA
COMUNITÀ RELIGIOSA DEI TESTIMONI DI GEOVA E ALTRE c. AUSTRIA


La Corte europea dei diritti dell'uomo ha comunicato oggi per iscritto la sua sentenza di prima istanza nell'affare comunità religiosa dei testimoni di Geova e altre c.[ontro] Austria (richiesta n. 40825/98). La Corte conclude:

· con sei voti contro uno, per la violazione dell'articolo 9 (diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione) della convenzione europea dei diritti dell'uomo poiché le autorità austriache hanno atteso 20 anni per accordare la personalità giuridica alla Comunità religiosa dei testimoni di Geova;

· con sei voti contro una, per la violazione dell'articolo 14 (divieto di discriminazione) combinato con l'articolo 9 della convenzione poiché gli interessati sono stati trattati differentemente delle altre Comunità religiose;

· all'unanimità, per la violazione dell'articolo 6 (diritto ad un processo equo entro un termine ragionevole) a causa della durata eccessiva della seconda procedura sollecitata dai ricorrenti in attesa di ottenere lo statuto d'associazione confessionale; e,

· all'unanimità, per la non violazione dell'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo).

A norma dell'articolo 41 (soddisfazione equa), la Corte assegna ai ricorrenti 10.000 euro (EUR) per pregiudizio morale, come pure 42.000 EUR per spese processuali e costi. (La sentenza esiste solo in inglese.)

1.Fatti principali

I ricorrenti, Franz Aigner, Kurt Binder, Karl Kopetzky e Johann Renolder,
tutti di nazionalità austriaca, residenti a Vienna, nati rispettivamente nel 1927, 1935, 1927 e 1930, come pure la Religionsgemeinschaft der Zeugen Jehovas (i testimoni di Geova), quinta Comunità religiosa dell'Austria per il numero dei suoi aderenti.

Gli interessati adducevano in particolare che le autorità austriache avevano rifiutato di accordare la personalità giuridica ai testimoni di Geova per quasi vent'anni.

Il 25 settembre 1978, i primi quattro ricorrenti chiesero al ministero federale dell'istruzione e delle arti di accordare ai testimoni di Geova lo statuto d'associazione confessionale e la personalità giuridica, in applicazione alla legge del 1874 sul riconoscimento giuridico delle associazioni confessionali.

Ritenendo che la legge in questione non conferisse ai ricorrenti il diritto di ottenere una decisione espressa, il ministero rifiutò di accogliere la loro domanda.

Dopo una procedura giuridica complessa durante la quale le giurisdizioni interne si dichiararono incompetenti, la Corte costituzionale pronunciò il 4 ottobre 1995 una sentenza con la quale giudicò che gli interessati avevano il diritto di ottenere una decisione espressa - positiva o negativa - sulla loro domanda tendente al conseguimento dello statuto d'associazione confessionale.

Il 21 luglio 1997, il ministero dell'Istruzione e della Cultura respinse la domanda dei ricorrenti, ritenendo che i testimoni di Geova non potevano vedersi accordare lo statuto d'associazione confessionale a causa della mancanza di chiarezza della loro organizzazione interna e del loro atteggiamento negativo in relazione allo Stato ed alle sue istituzioni, che si manifestava in particolare con la loro opposizione al compimento del servizio nazionale (militare), con il loro rifiuto di partecipare alla vita sociale e civica come pure con la loro ostilità in relazione ad alcune cure mediche come le trasfusioni sanguigne. La decisione in questione fu ulteriormente annullata dalla Corte costituzionale, che la giudicò arbitraria e contraria al principio d'uguaglianza poiché il ministero non aveva proceduto alle indagini necessarie ed aveva omesso di comunicare ai ricorrenti un dossier al quale avrebbero potuto replicare.

Il 20 luglio 1998, ai testimoni di Geova invece di accordare lo statuto di Comunità religiosa e di personalità giuridica, viene mutato a favore di una legge sullo statuto giuridico delle Comunità religiose registrate, adottata nel gennaio 1998, cosa che le autorizza ad intentare un'azione giudiziaria e ad agire dinanzi alle autorità austriache, ad acquisire e dirigere beni in proprio nome, a stabilire luoghi di culto e propagandare la loro fede.

Ciò nonostante, gli interessati avviarono una nuova procedura in attesa di ottenere lo statuto d'associazione confessionale. Il ministro federale respinse la loro domanda il 1° dicembre 1998 poiché, secondo la legge del 1998 sulle Comunità religiose, una Comunità religiosa poteva vedersi accordare lo statuto d'associazione confessionale soltanto se esisteva almeno da dieci anni. Il ricorso che i richiedenti promossero contro questa decisione fu definitivamente respinto nell'ottobre 2004, essendo il termine di dieci anni giudicato conforme alla costituzione.

2. Procedura e composizione della Corte

La richiesta è stata introdotta dinanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo il 27 febbraio 1998 e dichiarata in parte ammissibile il 5 luglio 2005.

La sentenza è stata pronunciata da una camera di sette giudici composta da:


Christos Rozakis (Greco), presidente,
Nina Vajic (Croato),
Anatoly Kovler (Russo),
Elisabeth Steiner (Austriaco),
Khanlar Hajiyev (Azerbaigian),
Dean Spielmann (Lussemburghese),
Sverre Erik Jebens (Norvegese), giudici,

ed anche da Søren Nielsen, cancelliere di sezione.

3. Riassunto della seconda sentenza

Obiezioni

Invocando gli articoli 9 (diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione) presi isolatamente e combinati con l'articolo 14 (divieto di discriminazione), i ricorrenti si lamentavano del rifiuto delle autorità austriache di conferire lo statuto d'associazione confessionale ai testimoni di Geova, adducendo che se questi avessero finito di vedersi riconoscere la personalità giuridica ottenendo la loro registrazione come Comunità religiosa, questo statuto rimaneva inferiore a quello d'associazione confessionale e più restrittivo di quello di cui beneficiavano altre Comunità religiose. Dal punto di vista dell'articolo 6 (diritto ad un processo equo entro un termine ragionevole), denunciavano inoltre la durata - ai loro occhi eccessiva - della procedura di relativa alla loro domanda che tende al conseguimento dello statuto d'associazione confessionale.

Decisione della Corte

articolo 9

La Corte rileva che è trascorso un importante termine - 20 anni circa - tra il momento in cui i ricorrenti hanno presentato la loro domanda che tende al conseguimento dello statuto d'associazione confessionale e quello dove si sono visti accordare la personalità giuridica. Nel corso di questo periodo, l'Austria ha negato la personalità giuridica ai testimoni di Geova. Ne consegue che i ricorrenti hanno subito un'ingerenza nella loro libertà religiosa. Fondata sull'articolo 2 della legge del 1874 sul riconoscimento giuridico delle associazioni confessionali, che imponeva ai culti di sollecitare il riconoscimento della loro personalità morale presso il ministro competente, l'ingerenza in questione "era prevista dalla legge„ e perseguiva "un obiettivo legittimo„, cioè la protezione dell'ordine e della pubblica sicurezza.

La Corte ricorda che l'autonomia delle Comunità religiose è indispensabile al pluralismo in una società democratica. La creazione di associazioni ausiliarie dotate di personalità giuridica non può compensare il rifiuto prolungato delle autorità di conferire ai testimoni di Geova la personalità giuridica. Lo sbaglio del governo è di avere fornito ragioni "pertinenti„ e "sufficienti„ atte a giustificare simile rifiuto, l'ingerenza denunciata è andata al di là di ciò che poteva passare per una restrizione "necessaria„ alla libertà di religione dei ricorrenti. Perciò, c'è stata violazione dell'articolo 9.

Articolo 14 combinato con l'articolo 9

La Corte rileva che il diritto austriaco accorda alle associazioni confessionali numerosi privilegi, in particolare di materia fiscale. L'obbligo di neutralità che spetta alle autorità competenti per quanto riguarda la concessione dei suddetti privilegi impone loro di offrire a tutte le organizzazioni religiose una possibilità equa a sollecitare il vantaggio di uno statuto particolare, applicando i criteri pertinenti in modo non discriminatorio.

Il fatto, per i pubblici poteri, di imporre alle Comunità religiose dotate di personalità giuridica la scadenza di un termine prima che abbiano diritto ad uno statuto più solido d'istituzione di diritto pubblico solleva problemi delicati per quanto riguarda il dovere di neutralità e d'imparzialità che spetta alle autorità.

La Corte ammette che possa essere necessario, a titolo eccezionale, fare attendere dieci anni una Comunità religiosa prima di concederle lo statuto d'associazione confessionale, in particolare qualora la Comunità in questione, recentemente creata, sia sconosciuta. In compenso, tale termine non si giustifica affatto per quanto riguarda Comunità come i testimoni di Geova, che sono stabilite da lunga data sia in ambito nazionale che internazionale, la cui esistenza è perciò perfettamente conosciuta dalle autorità. Per questo tipo di Comunità, i pubblici poteri dovrebbero essere in grado di verificare molto più rapidamente se soddisfanno le condizioni poste dalla legislazione nazionale.

A tale riguardo, la Corte prende nota delle spiegazioni fornite dai ricorrenti sulla situazione della chiesa copta ortodossa, presente in Austria dal 1976 la quale si è vista accordare lo statuto d'associazione confessionale nel 2003 benchè fosse stata registrata come Comunità religiosa soltanto nel 1998. Da parte loro, i testimoni di Geova sono ancora considerati come una Comunità religiosa, anche se la loro presenza in Austria sia molto più vecchia. La Corte ne deduce che l'Austria ritiene che l'applicazione uniforme del termine di dieci anni non è un elemento essenziale della sua politica in relazione ai culti.

In queste condizioni, la Corte conclude che la differenza di trattamento denunciata non era fondata su una ragione "oggettiva e ragionevole", ad onta dell'articolo 14 combinato con l'articolo 9.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Droit des Religions, in data 31 Luglio 2008, rubrica actualit (www.droitdesreligions.net)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net