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I Testimoni di Geova ricorrono presso la Síndica di fronte alle difficoltà per accedere ad una chirurgia senza sangue

Più di 15.000 appartenenti a questa organizzazione risiedono nella Comunità


Un'equipe medica, durante un intervento chirurgico in ospedale



I pazienti non vogliono firmare il consenso informato che contiene l'autorizzazione ad una possibile trasfusione di sangue e i medici rifiutano di correre rischi durante l'operazione. Questo conflitto di credenze è ciò che ogni giorno si vive negli ospedali della Comunità [N.d.T., l'equivalente delle Regioni italiane ma con maggiore autonomia].

L'organizzazione religiosa dei Testimoni di Geova, che rappresenta più di 15.000 persone, ha inoltrato ricorso alla Síndica de Greuges [N.d.T., l'equivalente italiano del Giudice Civico] in carica, Emilia Caballero, di fronte alle difficoltà ad accedere ad alternative chirurgiche senza sangue.

Nel suo esposto, i presidenti dei comitati di collegamento con gli ospedali [N.d.T., l'equivalente in Italia dei Comitati di Assistenza Sanitari] delle province di Alicante, Valencia e Castellòn rende noto che i testimoni di Geova non hanno la possibilità di modificare il modulo di consenso informato con il rifiuto di una possibile trasfusione di sangue, perché sono automaticamente messi in coda nella lista di attesa dell'ospedale, senza che venga loro offerta un'alternativa.

Secondo quanto ricordano, hanno sollecitato attraverso i Servizi di Attenzione e Informazione al Paziente (SAIP) che il Consiglio (della sanità) offra loro un'alternativa chirurgica in altri centri sanitari pubblici o privati e che stabilisca protocolli operativi come avviene in altre autonomie. In alcuni casi queste petizioni non hanno ottenuto risposta dall'Amministrazione e, in altri, sono state respinte.

Questa situazione li sta obbligando a rivolgersi molto frequentemente al sistema privato, dove sono assistiti da medici che lavorano anche nella sanità pubblica, ma che in questi centri il professionista rispetta la loro volontà".

La Síndica ha richiesto informazioni alla Sanità per conoscere la situazione di questo gruppo. Dal consiglio (della sanità) si riconosce che per il momento non c'è un protocollo operativo, che il criterio per effettuare una trasfusione di sangue dipenda dalla scelta del paziente, e che nemmeno esistono convenzioni con centri privati per prestare questo tipo di assistenza. In quanto al consenso informato, la possibile modifica del documento dipende da una commissione.

Dati i "conflitti di interesse che possono prodursi (diritti del paziente e diritti del medico) e onde evitare ritardi assistenziali", la Síndica raccomanda alla Sanità di stabilire protocolli specifici per l'assistenza ospedaliera a pazienti che optano per la chirurgia senza sangue nel "rispetto di ambe le posizioni". Chiede anche il finanziamento per l'incremento delle risorse che consentano queste tecniche chirurgiche in ospedali pubblici, come pure includere una clausola nel consenso informato.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Las Provincias, in data 1° luglio 2008, rubrica Local, sezione Comunitat (www.lasprovincias.es)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net