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Argentina: Una Corte respinge il ricorso da parte dei Testimoni di Geova



Buenos Aires (Télam) – La Corte Suprema di Giustizia ha respinto un esposto dei Testimoni di Geova contro la risoluzione del Consiglio di Educazione di Neuquén che obbliga agli alunni di questa provincia a prestare giuramento alla bandiera ed a onorare i simboli patriottici, hanno dichiarato fonti del tribunale. L’esposto si generò quando l’Istituto della Formazione Docente di Cutral Có accusò a due alunni di avere violato la risoluzione 100/95, che impone agli insegnanti, di qualunque religione, l’obbligo di rispettare i simboli patriottici, intimandoli di denunciare per iscritto i trasgressori.

Gli studenti Judith Campos e Andrea Bucarey avevano dichiarato la loro volontà di non giurare alla bandiera né di partecipare attivamente in atti che onorano simboli religiosi. L’Associazione dei Testimoni di Geova sostiene che la norma costringe a esteriorizzare una condotta di venerazione, giuramento o reverenza ai simboli patriottici, atti che le persone che professano questa religione riservano nella propria intimità per ragioni religiose.

Il Tribunale Superiore di Giustizia di Neuquén ha dichiarato inammissibile l’esposto per incostituzionalità perché, secondo quanto dichiarato, era diretto contro una risoluzione non ancora entrata in vigore per mancanza di pubblicità. In discordanza con la sentenza, l’Associazione ha presentato un ricorso straordinario, affinché la Corte Suprema della Nazione definisca questo conflitto.

Il ricorso ha fatto riferimento al contenuto “discriminatorio” della risoluzione 100/95 e che le sue disposizioni influivano sulla libertà di coscienza, religiosa e di culto. La Corte, in maggioranza, ha concluso che la causa non ha generato una controversia, perché la reclamante ha riconosciuto che i Testimoni di Geova compiono in “maniera esemplare” con l’obbligo di rispettare i simboli patriottici.
“L’esame delle diverse argomentazioni permette di segnalare che non siamo in presenza di una controversia attuale e concreta”, hanno dichiarato il presidente della Corte Enrique Petracchi e i pubblici ministeri Augusto Belluscio, Carlos Fayt, Juan Carlos Maqueda, Ricardo Lorenzetti e Carmen Argibay. In disaccordo, il giudice Elena Highton ha dichiarato che, nonostante che la risoluzione in questione non sia stata pubblicata, “è vigente” per essere stata comunicata e ha richiamato il diritto alla libertà religiosa e di coscienza, che consente di non osservare una norma che violi le convinzioni intime di una persona.

“La norma – ha aggiunto il magistrato – mentre esige una partecipazione attiva nell’onorare i simboli patriottici, lede la libertà di coscienza, di religione e di culto, il diritto all’intimità e al lavoro di due docenti Testimoni di Geova”.



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