Benvenuto Ospite
 username
 password
Vuoi essere sempre aggiornato?

Sottoscrivi la nostra Newsletter!
Prima Pagina
Scopo del sito
Notizie dal Mondo
L'Editoriale
Aneddoti ed aforismi
Letture e filmati consigliati
Gallerie fotografiche
Privacy
Per avere risposta alle domande poste con maggiore frequenza leggi le nostre FAQ e lo scopo del sito.
Se non trovi la risposta alla domanda che cercavi proponila alla redazione.

Site purpose in
English.
Elenco di siti partner e di siti consigliati dalla redazione di Cristiani Testimoni di Geova.net.

Vai alla pagina dei Links.
Pagine Viste
Pigine Viste
 
 


Azerbaigian: Minacce ed espulsioni "per impedirci di parlare di Dio"



Di Felix Corley, Servizio Notizie del Forum 18



Il 22 agosto la cittadina russa Imamzade Mamedova è stata espulsa dall’Azerbaigian alla Russia per aver parlato ai vicini di casa, nella città nord-occidentale di Zakatala, in merito alla sua fede come Testimone di Geova. E’ la nona Testimone di Geova ad essere espulsa dall’Azerbaigian per motivi religiosi negli ultimi due anni. Con lei è stata espulsa Gamar Alieva, alla quale nel 2000 era stato "proibito" di parlare in merito alla sua fede da parte dell’ufficiale di polizia locale. Lo stesso ufficiale ha minacciato le due donne dicendo che la polizia "ci avrebbe punito in un modo che ci impedirebbe di parlare di Dio", ha lamentato Alieva. Vali Aslanov del Comitato dello Stato per il Lavoro e le Organizzazione Religiose di Baku ha ignorato le lamentele riguardanti il trattamento delle due donne. "Quello che le Testimoni di Geova hanno fatto era sbagliato, e perciò danno la colpa alle autorità", ha detto al Servizio Notizie del Forum 18. Zakatala è anche il luogo dove si trova nel carcere della polizia il pastore battista Hamid Shabanov in attesa della ripresa del suo processo per le accuse di detenzione di un’arma, la quale è stata collocata dalla polizia secondo la sua congregazione. Comunque, l’ufficiale regionale del Comitato dello Stato respinge qualsiasi accenno al fatto che i diritti religiosi siano violati nella zona nord-occidentale dell’Azerbaigian. "Qui abbiamo libertà di coscienza e di tolleranza al livello più alto di tutto il mondo", ha dichiarato Nizami Mamedov al Forum 18.


I Testimoni di Geova hanno al Servizio Notizie del Forum 18 il 26 agosto che, tre settimane dopo essere arrestata per aver condotto "propaganda religiosa illegale", la Testimone di Geova Imamzade Mamedova è stata espulsa il 22 agosto dall’Azerbaigian alla Russia in un’automobile. "Non le è stato dato alcuna ordinanza di espulsione, cosa che è ovviamente un’altra violazione dei suoi diritti", hanno lamentato. Mamedova, che ha 58 anni ed è una cittadina russa, è stata arrestata con un’altra Testimone di Geova dalla polizia, la quale ha esercitato pressioni per spingerle a rinunciare alla loro fede. E’ stata tenuta agli arresti per due settimane in una struttura detentiva del Servizio d’Immigrazione di Baku prima che venisse espulsa. Durante questo tempo non le è stato permesso alcun tipo di contatto con l’esterno.

Nessuno all’ambasciata della Federazione Russa di Baku è stato immediatamente disponibile il 27 agosto per spiegare se avessero difeso le parti della Mamedova, o quelle di altri cittadini russi espulsi dall’Azerbaigian per motivi religiosi negli ultimi anni.

Mamedova era stata arrestata precedentemente il 29 luglio insieme a Gamar Alieva nella città nord-occidentale di Zakatala [Zaqatala], dove entrambe vivono. La polizia aveva accusato le due donne di aver condotto propaganda religiosa "illegale" e le aveva rilasciate solo dopo sette ore.

Alieva ha riferito che entrambe erano state arrestate dal Maggiore della polizia locale Ilgar Bayramov dopo che le aveva trovate a parlare della loro fede ai vicini. Bayramov le portò alla stazione della polizia della città, dove furono interrogate dal vice-comandante della polizia Kamandar Hasanov e da altri cinque ufficiali. "Kamandar ha imprecato ad alta voce contro di noi, insultato la nostra fede e noi personalmente", ha evidenziato Alieva nella sua denuncia all’Ufficio del Procuratore Generale, della quale Forum 18 ha visionato una copia.

Un altro degli ufficiali di polizia le ha ricordato che nel 2000 le era stato "proibito" di predicare la sua fede agli altri. "Sapendo dove lavoro, ha iniziato a minacciare che sarei stata cacciata via dal mio lavoro e che la polizia ci avrebbe punito in un modo che ci impedirebbe di parlare di Dio", ha lamentato Alieva.

La polizia ha esercitato pressioni sulle due donne per indurle a rinunciarle alla loro fede, ma si sono rifiutate. Alieva ha riferito che la polizia ha perquisito le borse delle due donne senza alcun documento o richiesta che ne attestasse la fattibilità. Si è anche lamentata che sono state riprese per un successivo utilizzo in televisione. La polizia ha infine detto che sarebbero state multate, senza nemmeno un’udienza e senza alcun documento ufficiale. Alieva e Mamedova sono state quindi rilasciate.

Alieva ha riferito che il giorno seguente la polizia era venuta alla sua casa mentre era fuori ed aveva portato suo marito alla stazione di polizia. E’ stato obbligato a trasferire dalla sua banca la quantità di 16,50 Manat (109 Corone Norvegesi, 14 Euro o 20 Dollari Americani) come "multa" per il credo di lei.

Alieva ha infine ricevuto dalla polizia una comunicazione scritta datata 4 agosto la quale accusava lei e la Mamedova di aver condotto "propaganda religiosa illegale", un’accusa che lei respinge. La lettera della polizia, della quale Forum 18 ha visionato una copia, era firmata da Eyub Mamedov (nessuna parentela).

Nonostante dichiari che non è stata presentata alcuna accusa penale contro di loro, il documento accusa Alieva di violazione dell’Articolo 299.0.2 del Codice dei Reati Amministrativi, il quale punisce "la violazione delle norme relative all’organizzazione di riunioni religiose o di altri eventi" con una multa tra le 10 e le 15 volte dello stipendio medio mensile. Mamedova è accusata di violazione dell’Articolo 300 del Codice dei Reati Amministrativi, il quale punisce "lo svolgimento della propaganda religiosa da parte di stranieri o persone senza cittadinanza" con una multa e/o espulsione.

Alieva insiste nel dire che la Costituzione dell’Azerbaigian e la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo (alla quale l’Azerbaigian è soggetta quale membro del Consiglio d’Europa) garantiscono il suo diritto di parlare della sua fede con altri.

Il vice-comandante della polizia Hasanov si è rifiutato di parlare con il Forum 18 in merito alla persecuzione ricevuta dalla due Testimoni di Geova. "Stiamo facendo il nostro lavoro", ha dichiarato il 27 agosto, prima di mettere giù il telefono.

L’Ispettore Superiore della Polizia per l’Immigrazione, Elchin Mamedov (nessuna parentela), ha dichiarato che la decisione di espellere Mamedova è stata presa dalla corte del Distretto Khatai di Baku. "La setta ha protestato contro la decisione ed è andata ad una corte superiore", ha detto al Forum 18 da Baku il 27 agosto. "Chieda al loro avvocato". I Testimoni di Geova dicono che questa informazione non è esatta. Interrogato sul perché la Mamedova sia stata espulsa semplicemente per aver svolto attività religiosa pacifica, Mamedov risponde: "Non sono autorizzato a rilasciare alcun commento".

A difendere l’espulsione della Mamedova è stato Vali Aslanov, un funzionario del Dipartimento Legale del Comitato dello Stato per il Lavoro e le Organizzazioni Religiose. "La polizia ha detto che lei aveva fatto qualcosa a Zakatala. Hanno fatto bene ad espellerla", ha detto al Forum 18 da Baku il 27 agosto. Ha riconosciuto che il Comitato aveva ricevuto la denuncia di Alieva, ma ha detto che è stata semplicemente passata all’Ufficio del Procuratore Generale. "Non possiamo dare informazioni relative al contenuto della denuncia", ha insistito con il Forum 18. "Questa è materia per la polizia e l’Ufficio del Procuratore Generale".

Comunque, Aslanov ha sostenuto che la polizia aveva fatto bene a procedere contro le due Testimoni di Geova, dichiarando che avevano "imposto" le loro vedute religiose su altri. "Parlare in merito alla loro fede è permesso, ma non fare pressioni su altri per indurli ad accettare la loro fede". Si è rifiutato di specificare perché riteneva che avessero imposto le loro vedute su altri.

Interrogato sul perché così tante comunità religiose – inclusi i Testimoni di Geova ed i Protestanti – affrontano problemi nel praticare la loro fede pacificamente in Azerbaigian, con procedimenti giudiziari, multe, irruzioni della polizia, espulsioni e censura della letteratura religiosa, Aslanov ha smentito simili lamentele. "Lo stato non fa mai cose simili", ha dichiarato. "Quello che le Testimoni di Geova hanno fatto era sbagliato, e perciò danno la colpa alle autorità".

Mamedova è la nona Testimone di Geova straniera ad essere espulsa dall’Azerbaigian come punizione per l’attività religiosa negli scorsi due anni. Sei Testimoni di Geova erano stati espulsi dopo essere stati tenuti agli arresti in un massiccio raid della polizia su una congregazione di Baku il 24 dicembre 2006. Altre due, Nadezhda Kuznetsova e Anastasia Ivanova, entrambe cittadine della Federazione Russa, sono state espulse dalla città nord-orientale di Khachmaz [Qacmaz] alla Russia in automobile il 17 luglio 2007.

Mamedova è di origine azera ma ha vissuto per molti anni in Russia ed ha la cittadinanza russa. E’ ritornata dalla Russia in Azerbaigian all’inizio del 2008, stabilendosi a Zakatala, dove vivono alcuni dei suoi parenti.

Dopo il suo rilascio e di Alieva avvenuto il 29 luglio, il 7 agosto la Mamedova è stata tenuta agli arresti dalla polizia. Dopo essere stata tenuta a Zakatala per un giorno, è stata trasferita alla struttura detentiva del Servizio d’Immigrazione di Baku. E’ lo stesso posto dove erano stati trattenuti i sei Testimoni di Geova stranieri nel 2006 prima di essere espulsi.

I Cristiani Protestanti sono noti anche per essere stati espulsi dall’Azerbaigian come punizione a motivo della loro pacifica attività religiosa o anche per essere stati obbligati ad abbandonare la nazione in anni recenti. Il pastore svedese della chiesa carismatica della Cattedrale della Lode di Baku, Mats-Jan Söderberg, vide rifiutata la sua richiesta di visto nel giugno 2005 e gli furono date due settimane per lasciare l’Azerbaigian. E’ stato successivamente inserito nella lista nera di quelli che non devono ritornare in Azerbaigian.

Le autorità non accettano il fatto che la regione di Zakatala sia particolarmente repressiva per i membri delle comunità religiose. Quattro ufficiali di polizia e due altri ufficiali hanno fatto irruzione nell’abitazione a Zakatala di un’altra Testimone di Geova, Matanat Gurbanova, il 25 marzo. La polizia ha confiscato la letteratura religiosa della Gurbanova.

I Testimoni di Geova dell’Azerbaigian hanno aggiunto l’informazione riguardante le recenti persecuzioni delle loro comunità religiose al caso che avevano portato contro l’Azerbaigian alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo (Applicazione N° 52682/07).

Il pastore Battista Hamid Shabanov – il quale dirige una congregazione Battista di lingua georgiana nel villaggio di Aliabad appena fuori Zakatala – sta ora affrontando un processo penale per le accuse di aver detenuto un’arma illegale, accuse che la sua famiglia e congregazione insistono nel dire che siano costruite ad arte. Shabanov è stato arrestato durante un raid della polizia nella sua casa il 20 giugno e da allora è stato da loro trattenuto. Il suo processo è iniziato a Zakatala il 22 luglio, ma il 29 luglio il giudice ha rimandato indietro il caso al procuratore per ulteriori indagini.

I musulmani del posto si trovano pure sotto esame ufficiale approfondito.

Comunque, Nizami Mamedov (nessuna parentela con la Mamedova), il funzionario regionale del Comitato dello Stato per il Lavoro e le Organizzazioni Religiose, respinge qualsiasi accenno al fatto che i diritti religiosi siano stati violati nel nord-ovest dell’Azerbaigian. "Non sta succedendo niente qui, non c’è alcun problema", ha detto al Forum 18 da Zakatala il 27 agosto. Interrogato riguardo alla persecuzione che continua di molti anni, ha risposto: "Qui abbiamo libertà di coscienza e di tolleranza al livello più alto di tutto il mondo".

Interrogato in merito alla detenzione delle due Testimoni di Geova ed all’espulsione di una di loro, ed al procedimento contro il pastore Battista Shabanov, Mamedov ha risposto: "Alcune persone vogliono gettar fango, ma dovresti guardare la realtà". Ha difeso il procedimento contro Shabanov. "Questo non è collegato alla religione – è stata trovata un’arma, ed ha violato la legge. Nessuno può violare la legge". Dopo che gli è stato detto che i Battisti accusano la polizia di aver messo l’arma in modo che avrebbero potuto imprigionare Shabanov, Mamedov ha risposto: "La polizia è un organo statale. Perché dovrei credere loro?"



{Note della Redazione Cristiani Testimoni di Geova.net}




La Repubblica dell’Azerbaigian, situata nel continente euroasiatico, confina a nord con la Russia, con il Mar Caspio a est, a sud con l'Iran, a ovest con la Turchia e l'Armenia e con la Georgia a nordovest.
La regione di Nagorno-Karabakh ed altre sette province, sono sotto l'occupazione militare delle forze armate armene dalla fine di Guerra di Nagorno-Karabakh.
L'Azerbaigian è una repubblica laica ed unitaria con la democrazia emergente. La popolazione è composta principalmente da azeri, che parlano l'azero, riconosciuto ufficialmente e sono per la maggioranza di religione musulmana sciita, con consistenti minoranze di religione cristiana ed ebraica.

Rapporto dall'annuario 2008: Azerbaigian

Popolazione: 8.406.000
Proclamatori: 670
1 Proclamatore su: 12.546
2007 Media Proclamatori: 608
Percentuale d'aumento: 12%
Battezzati anno 2007: 29
Numero di congregazioni: 6
Media Studi biblici: 1.088
Presenti Commemorazione: 1.523



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito del "Forum18", in data 27 Agosto 2008, da parte del giornalista Felix Corley, Servizio Notizie del Forum 18 (www.forum18.org)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net