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Otto anni di trapianti di fegato a Modena





Modena - Il Centro Trapianti Multiviscerale, del Fegato e di Chirurgia Epato-Bilio-Pancreatica dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena ha celebrato i suoi otto anni di attività superando il traguardo dei 400 interventi. Era infatti il 27 ottobre 2000 quando l’equipe dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, diretta allora dal professor Antonio Daniele Pinna, effettuava il primo trapianto di fegato, seguito il 30 dicembre 2000 dal primo trapianto di intestino. Alla fine del 2003 il professor Giorgio Enrico Gerunda sostituì il professor Pinna alla guida del centro.

Gerunda, proveniente dall’Università degli Studi di Padova, dove aveva avuto la responsabilità di uno dei due centri trapianti di fegato fin dal 1990, nei cinque anni in cui si è affermato alla guida del Centro è stato in grado di garantirne continuità e sviluppo.
L’avvenimento è stato festeggiato oggi, venerdì 19 dicembre, nell’Aula C del Centro servizi interdipartimentali della Facoltà di Medicina e Chirurgia (largo del Pozzo 71) con una cerimonia, che ha ripercorso le tappe e l’attività della struttura.
Alla cerimonia sono intervenuti il dottor Stefano Cencetti, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, il professor Aldo Tomasi, rettore dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e la professoressa Gabriella Aggazzotti, preside della Facoltà di Medi-cina e Chirurgia.

In otto anni sono stati complessivamente 401 i trapianti di fegato eseguiti al Policlinico, dei quali 385 hanno interessato il trapianto di fegato singolo e 16 il trapianto di fegato combinato col rene, dato – in questo secondo caso - che pone Modena al primo posto a livello italiano per frequenza, davanti a Bologna (11) e Torino (10): un risultato importante che si è ottenuto grazie alla collaborazione con i medici della Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi, diretta dal professor Alberto Albertazzi. Quest’anno, poi, è stato raggiunto il picco più alto con 56 trapianti, dodici in un mese, cinque in 48 ore. La mortalità durante l’intervento (perioperatoria) del 3,9% è molto bassa ed in linea con le migliori realtà a livello nazionale. Anche i dati di sopravvivenza sono molto confortanti: a un anno è dell’80%; a 3 anni è del 75%; a cinque anni è del 72%, mentre a otto anni è del 68% e pongono Modena perfettamente in linea con la media italiana, pur avendo trattato spesso pazienti più problematici, ovvero anziani, emofiliaci e persone affette da HIV, un risultato reso possibile grazie alla collaborazione con la Struttura Complessa di Malattie Infettive, diretta dal professor Roberto Esposito. L’alta professionalità raggiunta dalla equipe modenese ha consentito il 1° ottobre di avviare esperienze di trapianto su pazienti testimoni di Geova, che presentano difficoltà procedurali particolari in quanto non possono ricevere trasfusioni di sangue. At-tualmente ci sono 51 pazienti in lista di attesa, lista che è comune tra Modena e Bologna.
La notevole complessità della casistica modenese è testimoniata dal valore di MELD del 21,9 che pone il centro geminano al primo posto davanti a Verona (20,6) e Palermo (19) con Bologna attestata al 14.
L’acronimo MELD sta per Model for End-Stage Liver Disease (MELD), cioè Sistema di valutazione per le malattie epatiche in fase avanzata. Si tratta di un valore che tiene conto di diversi parametri atti ad indicare il grado di gravità della malattia epatica al fine di ottimizzare le liste di attesa tramite una scala di valori assoluti che permettono di distinguere tra due o più pazienti epatopatici.
La Struttura Complessa di Chirurgia dei Trapianti dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena non esaurisce la sua attività solo agli interventi di trapianto: infatti più in generale tratta un ampio specchio di interventi di chirurgia ad alta specializzazione nel campo delle malattie epatiche e pancreatiche, che ha una casistica di oltre 900 resezioni epatiche, di cui il 53% per epatocarcinoma ed il 28% per il trattamento delle metastasi colorettali. Uno spazio particolare occupa poi la chirurgia pancreatica, che ha raggiunto il numero di oltre 200 interventi, con un incremento sostanziale nell’ultimo quinquennio. Il dato è ancora più interessante se si pensa che questi pazienti, nel recente passato venivano inviati in altri centri per lo più extra regionali.

In un’Azienda Ospedaliero-Universitaria come quella modenese è fondamentale la sinergia tra assistenza e ricerca che il Centro Trapianti svolge essenzialmente nella sperimentazione di nuovi farmaci immunosoppressivi, della prevenzione della insufficienza renale e della recidiva neoplastica nel paziente trapiantato. Particolare interesse ha suscitato recentemente in Italia uno studio del Centro Trapianti modenese sui risultati della chirurgia resettiva per neoplasie pancreatiche nei pazienti al di sopra e al di sotto dei 75 anni che ha dimostrato come la chirurgia può essere praticata anche oltre gli ottanta anni, senza presentare complicanze differenti rispetto ai pazienti più giovani, anche se necessita di mag-giori precauzioni, cercando di prevenire tutti gli eventi morbosi (diabete, broncopneumopatie ecc) più intimamente connessi con l’età.
Altro importante studio è quello delle caratteristiche molecolari delle neoplasie epatiche per definire le forme a maggior aggressività ed ottenere una metodologia per avviarli più velocemente possibile al trapianto o alla resezione epatica. Questa ricerca ha ottenuto recentemente un grosso finanziamento (circa 700.000 euro) dalla Regione Emilia Ro-magna grazie alla fruttuosa collaborazione con la Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva diretta dalla prof. ssa Erica Villa, col Centro Malattie Eredometaboliche del Fegato, diretto dal prof. Antonello Pietrangelo, con la Struttura Complessa di Medicina II, diretta dalla prof. ssa Luisa Zeneroli e col prof. Nicola Carulli e con la prof.ssa Paola Loria del Dipartimento di Medicina Interna a Indirizzo Metabolico, Geriatria ed Endocrinologia - N.O.C.S.A.E del Nuovo Ospedale S. Agostino - Estense di Baggiovara.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Modena 2000, in data 19 dicembre 2008, rubrica Sanità (ww.modena2000.it)