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Undici anni nelle prigioni dell’Eritrea senza accuse e senza processi



Paulos Eyassu, Isaac Mogos e Negede Teklemariam: i loro nomi oramai ci sono divenuti familiari. La foto soprariportata è stata scattata durante il loro secondo anno di quelli che oggi sono arrivati ad essere undici anni di prigione. Nessuna accusa è stata mai archiviata contro di loro, ed essi non sono mai stati sottoposti ad un processo. A loro è negato ricevere visite, inclusi quelle dei propri membri familiari. La prigione di Sawa è stata la loro ‘casa’ obbligatoria a partire dal 24 settembre 1994. Essi non hanno mai rappresentato alcuna minaccia alla sicurezza; erano stati imprigionati solo a motivo della loro obiezione di coscienza ad ogni forma di combattimento, convinzione religiosa basata sul rifiuto di partecipare al servizio militare.

In Eritrea, il servizio militare nazionale non prevede alcuna regolamentazione o alternativa per gli obiettori di coscienza. Per evitare di essere arrestati dalla sempre presente polizia militare, la quale pattuglia continuamente le strade, molti uomini che sono Testimoni di Geova, di età compresa tra i 18 ed i 40 anni, sono costretti a nascondersi con il rischio di poter essere arrestati in qualsiasi momento. Essi si sforzano di attenersi strettamente all’esortazione scritturale di ‘fare delle loro spade vomeri’ e di non ‘imparare più la guerra’. – Isaia 2:4.

Quando un giovane Testimone viene arrestato, successivamente viene portato in un campo militare, dove viene rinchiuso, spesso anche violentemente percosso, ed obbligato ad essere sottoposto ad un numero svariato di diverse torture. La durata delle incarcerazioni a motivo del rifiuto di prestare servizio militare è di tre anni. I tre uomini quindi hanno scontato quasi quattro volte i termini di prigione senza essere mai accusati o processati.

Alla data del giugno 2005, in Eritrea nove Testimoni di Geova rimangono in prigione a motivo della loro obiezione di coscienza al servizio militare.




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