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Chirurgia senza sangue

Ana Labrin García

08 ottobre 2005


La prima trasfusione di sangue di cui si ha notizia si effettuò verso il 1440 a Papa Innocenzo VIII, secondo quando dice l’Enciclopedia cibernetica Wikimedia. Quando il pontefice entrò in coma, dietro suggerimento di un medico fu sottoposto a una trasfusione di sangue di tre bambini. I bambini avevano 10 anni di età e fu loro promesso, in cambio del sangue donato, un ducato per ciascuno di loro. Anche se i piccoli morirono, gli storici della medicina ricordano questo evento come il primo tentativo di trasfusione di sangue della storia.
Da allora, sono passati molti anni e le trasfusioni di sangue sono diventate cosa di tutti i giorni. Infatti, ogni anno più di quattro milioni di bambini e adulti negli Stati Uniti ricevono circa 10 milioni di unità di sangue. In realtà le trasfusioni salvano migliaia di vite ogni giorno. Per questo che in alcuni paesi non si concepisce un’operazione senza trasfusione.
D’altra parte, il pericolo di sangue contaminato ha portato a cercare altri metodi o tecniche, fra queste quella di evitare completamente la trasfusione.
Una di queste tecniche è la “medicina senza sangue” che, nonostante non sia ancora popolare, può aiutare a evitare il contagio di malattie trasmesse attraverso questo liquido vitale ed evitare la scarsità dello stesso quando sorgono emergenze.

In cosa consiste?

La medicina o chirurgia senza sangue è una forma avanzata di offrire attenzione medica chirurgica senza ricorrere a donatori. Questo tipo di medicina utilizza tecniche moderne per ridurre al minimo la perdita di sangue del paziente, prima, durante e dopo il trattamento.
La messa a punto di queste tecniche permette ai medici di curare i pazienti senza usare prodotti addizionali a base di sangue.
“La maggioranza dei nostri pazienti [testimoni di Geova] non accetta sangue. Per questo motivo alcuni medici hanno sviluppato tecniche da utilizzare per fare interventi chirurgici e trattamenti medici senza ricorrere a trasfusioni ma ad altre alternative mediche. Come conseguenza della scarsità di sangue stiamo prendendo coscienza delle strategie di conservazione di questo liquido vitale”, ha fatto notare in una intervista con La Opinión il dottor Vinod Malhotra, specialista in questo tipo di interventi con pratica nella contea di Orange.
“Molte volte facciamo trasfusioni negli ospedali semplicemente perchè è stata ordinato il sangue”, continua dicendo Malhotra. “Il calcolo del sangue che necessita a un adulto è di circa 15 unità, altre volte, per diverse ragioni o incidenti, ne servono di più, però anche così ci rendiamo conto che non è necessario fare trasfusioni a certi livelli. Queste unità che usiamo senza che sia necessario potrebbero essere utilizzate in centri di trattamento di traumi o in altri luoghi”, segnala questo specialista.
“Calcolo che il 60% del sangue che si usa in questo paese si applica in interventi di chirurgia elettivi. Ciò vuol dire, in operazioni che uno ha il tempo di pianificare e ciò significa che si sa in anticipo che perdita di sangue si produrrà. Se uno è un buon chirurgo, non si dovrebbe perdere la quantità di sangue necessaria e per questo dovrebbe preparare il paziente adeguatamente. Questo significa, assicurarsi che il calcolo del sangue si trovi al livello più alto possibile, prendere tutte le precauzioni, usare tecniche durante l’intervento che possono ‘salvare’ il sangue dello stesso paziente o usare metodi o apparati [come il Cell Saver, che purifica e rigenera il sangue dopo di che lo immette di nuovo nel corpo] per riciclare il sangue dello stesso paziente e restituirglielo, in questo modo non è necessario ricorrere alla banca del sangue”.
“Se potessimo ridurre l’uso del sangue e risparmiare un 10% addizionale, ciò sarebbe di molto aiuto. Per esempio, la quantità di sangue che usiamo annualmente in questo paese è all’incirca di 10 milioni di unità, se potessimo risparmiare la metà o più di cinque milioni di unità, potremmo coprire le necessità vere quando realmente si presentano”.

Motivi religiosi

Sebbene una delle ragioni principali per ricorrere a questa pratica è evitare il contagio e la propagazione di malattie (come VIH, AIDS, epatite, ecc.), ci sono anche altre ragioni di carattere religioso.
I quotidiani nazionali hanno riportato casi in cui genitori e medici sono entrati in conflitto per l’uso o non uso di trasfusioni di sangue e sono finiti in tribunale.
“Ricevo molte chiamate di medici che offrono trattamenti a persone che seguono la fede dei testimoni di Geova e che non hanno familiarità con queste alternative senza sangue. Mi chiamano per sapere che trattamento applicare perché conoscono un solo modo di trattare il paziente, e questo è con la trasfusione di sangue. Niente gli è stato insegnato all’Università di medicina e non si sentono a proprio agio, nè vogliono correre rischi e per questo mi dicono: ‘Prenditi cura tu di questo ’”, afferma Malhotra.

Recupero del paziente

A parte la poca conoscenza di questo tipo di procedimento, è anche grande la mancanza di sicurezza. Molti di noi, che viviamo in paesi dove associamo l’intervento chirurgico con la trasfusione di sangue, possiamo sentirci “insicuri” di affrontare un’operazione sapendo che non disponiamo di sangue da trasfondere in caso di necessità.
"Secondo la nostra esperienza, e facciamo molte operazioni con questo metodo, non vediamo nessuna differenza tra i pazienti che ricevono e quelli che non ricevono trasfusioni di sangue. La ragione probabilmente sono le complicazioni che procura il sangue che l’organismo del paziente riceve", dice il dottore.

Per tutti i tipi di operazioni

Secondo Malhotra, si può ricorrere all’intervento chirurgico senza sangue in qualsiasi caso, a cuore aperto, al cervello o di altro tipo. Non esiste nessun tipo di operazione che non si può effettuare.
“Per esempio, diciamo che una donna deve sottomettersi a una isterectomia. Se si prepara con anticipo aumentando il ferro, vitamine e acido folico per elevare il valore sanguineo, si avrà poca perdita di sangue durante l’intervento. Ciò può funzionare anche in casi di emergenza”, afferma questo specialista.
“Quello che fanno alcuni medici è di ricoverare il paziente, trovare sangue e procedere con l’operazione. Credo che se pensassero: ‘Devo cercare di risparmiare sangue per le vere emergenze’, e se la paziente dicesse: ‘No voglio che mi infondiate quattro unità di sangue’, se tutti lavorassimo uniti, se i paziente fossero più informati, ci sarebbero benefici per tutti”.

Cambiare la mentalità

“Tutto quello che si pensa sul sangue deve cambiare e questo processo richiede anni, a meno che si stabiliscano certe norme o qualcosa di simile poiché è difficile arrivare all’applicazione di norme in campo medico. Dovrebbe essere una decisione volontaria dei medici”.
Da molti anni si stanno facendo predizioni negli Stati Uniti che presto si soffrirà per la scarsità di sangue disponibile per le trasfusioni. Questo pronostico si basa in una riduzione proiettata nel futuro dovuta all’aumento dell’età nella popolazione, riduzione del numero dei donatori e di persone che non sono donatori regolari, che però possono esserlo in caso di emergenze, mentre la domanda aumenta dovuta all’invecchiamento della popolazione e al crescente numero di interventi chirurgici chiamati “maggiori”.
“Arriverà il giorno che sperimenteremo una carestia critica di sangue. E’ necessaria una politica nazionale di conservazione di sangue, educare la gente e i medici affinché ricerchino tecniche alternative”, segnala Malhotra.

Più informazione

Grazie alla facilità di raggiungere informazioni attraverso internet, i pazienti per esempio, possono domandare al proprio medico: “Si può fare qualcosa di diverso?”. Le persone sono più informate, però si dovrebbero fare più domande.
“In altri paesi [non sviluppati] si deve imparare come trattare i pazienti quando non si ha la possibilità di avere sangue, mentre qui il medico lo chiede e in un minuto lo ha a disposizione. Allora, in questo paese non si è mai imparato ad affrontare situazioni in circostanze di scarsità della sostanza perché si insegna un solo metodo: se si perde sangue si sostituisce con sangue. In altri paesi non si ottiene con questa facilità”, conclude Malhotra.

Immagini collegate
Clicca per ingrandireA motivo della scarsità di sangue si stanno cominciando a sviluppare tecniche per non ricorrere alla trasfusione. (EFE)



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