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Il chirurgo Volpin guarisce l'epilessia di due giovani



SANITÀ. Un altro ragazzo calabrese ha trovato al San Bortolo la soluzione per un problema delicatissimo: una grossa cisti nel terzo ventricolo del cervello.
La malattia resisteva ai farmaci. Hanno girato l'Italia chiedendo aiuto e il luminare vicentino ha risposto: «Vi opero io». Dieci ore di intervento.



Il neurochirurgo Volpin durante un'operazione


Due giovani epilettici, di 23 e 24 anni. Il primo dell'Umbria, il secondo toscano. Entrambi vittime di quel male oscuro che emargina e discrimina. Drammi fisici e drammi psicologici. Avevano vagato un po' dappertutto in Italia, si erano fatti visitare in tanti ospedali, ma non avevano trovato mai nessuno disposto a operarli. Una malattia per entrambi resistente a qualsiasi farmaco, che si trascinavano da quando erano piccoli a causa di lesioni all'interno del cervello, il primo all'ipotalamo, il secondo in corrispondenza della fronte.

E tanta difficoltà, con quel problema incombente, a vivere una vita normale, a farsi accettare a scuola, fra gli amici, in società. Frequentissime le perdite di coscienza, le cadute provocate da improvvisi sbandamenti. Un'odissea finita a Vicenza. Quando il primario di neurochirurgia del S. Bortolo Lorenzo Volpin li ha visti, non ha avuto incertezze: «Vi opero io». Così è stato. Due casi rari e due interventi complicati. Cinque ore in sala operatoria per ognuno dei due. Ancora più difficile l'operazione alla testa del ragazzo con la lesione ipotalamica. Si poteva facilmente ledere qualche centro vitale, e il rischio era di paralizzare la vista del paziente, di squilibrare il metabolismo dell'acqua e dei sali minerali presenti nell'organismo. E, invece, è andato tutto bene. Interventi eseguiti alla perfezione. Lesioni guarite. Epilessia sparita. «Epilessia e lesioni sono sempre collegati - spiega Volpin - per cui se si riesce a eliminare la lesione si vince anche la malattia».

Altro intervento prodigioso, da brividi, da concentrazione assoluta, Volpin - padovano, 56 anni, entrato al S. Bortolo ai tempi di Antonio Benedetti, 3 mila interventi all'attivo e una casistica di eccellenza che comprende interventi fra i più arditi nel campo dei tumori cerebrali - lo ha effettuato su un giovane calabrese di 24 anni, che in passato era stato già operato alla testa al S. Bortolo da Federico Colombo, oggi primario di radiochirurgia, per una cisti scoperta nel terzo ventricolo. Allora era stata aspirata con la tecnica stereotassica. Ora, però, la cisti era ricresciuta ancora più grossa e più solida, non si poteva più aspirare, e l'unica possibilità restava quella di aprire il cranio e di trovare un varco possibile dentro il cervello. Non era affatto semplice. La cisti si annidava in un punto molto delicato. Bisognava scendere fra i due emisferi, con grande accortezza e infinita pazienza, senza sbagliare una mossa, e poi incidere il corpo calloso per un centimetro. Volpin - neurochirurgo richiesto da tutti i testimoni di Geova italiani perché riesce a operare alla testa senza provocare sanguinamento, e senza, quindi, la necessità di trasfusioni - ce l'ha fatta, portando a termine un altro intervento-capolavoro, uno dei 450 che esegue personalmente ogni anno su un totale di 1200 di tutto il reparto. Il giovane, che soffriva di terribili mal di testa e di vertigini, se ne è tornato a casa al Sud con il suo ipod e l'auricolare, allegro e felice, completamente guarito.

Franco Pepe



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Il Giornale di Vicenza, in data 10 maggio 2009, da parte del giornalista Franco Pepe, rubrica Cronaca (www.ilgiornaledivicenza.it)