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Denunciano la morte di uno zamorano a cui è stato negato il trasferimento a Madrid



Rimettono alla procura il caso di un testimone di Geova a cui l'ospedale Virgen de la Concha ha negato il trasferimento a Madrid per essere operato senza trasfusioni.


Due utenti della sanità pubblica hanno fatto ricorso all'Associazione "Il Difensore del Paziente" per denunciare il rifiuto dell'ospedale Virgen de la Concha di Zamora a trasferirli ad un altro centro nel quale possano fare un intervento chirurgico senza trasfusioni sangue. Il caso di uno dei pazienti, già deceduto - sebbene la causa non è stata per il mancato intervento chirurgico, rende noto la figlia -, è stato inoltrato alla Procura del Tribunale superiore di Giustizia di Castiglia e León da "Il Difensore del Paziente" perché si indaghi se il fatto possa costituire reato e si individuino responsabilità.

Il paziente Isidro Indalecio García Prieto, che abitava a Toro, entrò in ospedale lo scorso 21 febbraio e dopo che gli ebbero fatto una nefrostomia, che non richiese trasfusioni di sangue, e una TAC gli comunicarono che era necessario operarlo, dal momento che si era individuato un piccolo tumore al rene. Tanto il malato, che era testimone di Geova, quanto la famiglia avevano già informato che rifiutavano le trasfusioni. L'urologo li informò che ignorava procedure alternative e del fatto che nemmeno aveva esperienza nell'uso del Cell Saver, che permette di recuperare il sangue dello stesso paziente, trattarlo e rinfonderlo. Per questo chiesero il trasferimento ad un altro ospedale, "e il medico ci ha detto che gli sembrava buono però non sapeva dove".

Lì cominciò il calvario della famiglia per cercare un ospedale dove facevano l'intervento, ma soprattutto per lottare contro la burocrazia e il protocollo amministrativo. Di fatto la famiglia trovò un'urologa disposta a fare l'intervento nella clinica madrilena Jiménez Díaz, ma al servizio all'utenza dell'ospedale gli negarono il trasferimento. Gli venne rifiutato anche il trasferimento a Valladolid, indipendentemente dal fatto che c'era una specialista disposta ad operarlo, contrariamente alla risposta di Sacyl la quale affermava che questo tipo di intervento non si effettuava nella Comunidad. All'epoca era già la fine di marzo, e ai primi di aprile gli comunicarono da Madrid che l'operazione non era praticabile. Il paziente chiese di finirla il giorno 7 e Isidro Indalecio mancò quello stesso giorno poco dopo essere arrivato a casa sua.

"È incomprensibile questo modo di agire, togliendo ad una persona la possibilità di vivere", con queste parole, critica l'accaduto Carmen Flores, presidente dell'Associazione "Il Difensore del Paziente", che ha comunicato il caso al consigliere e alla ministra della Sanità. Sia lei che la figlia del paziente sottolineano che "la Costituzione lo dice chiaramente: nessuno può essere discriminato per motivi di religione, sesso o ideologia".

Di fronte ad una situazione simile si trova ora Sebastián Valor, anch'egli residente a Toro e a cui è stato detto che deve operarsi all'anca perché ha le ossa molto logorate. Così come spiega sua moglie, Concepción Rafael, accettano il sistema di autotrasfusione che viene impiegato in Traumatologia, "ma gli fanno firmare il consenso a che, in caso di difficoltà, gli possano praticare una trasfusione di sangue da donatore e mio marito la rifiuta". Precisa che suo marito non è testimone di Geova, seppur lo stia diventando. Ciononostante considera un diritto che gli concedano il trasferimento in un ospedale dove possano intervenire senza trasfusioni.

Il Direttore del complesso assistenziale ha spiegato che in ambo i casi si è seguito il protocollo stabilito per questi casi. Rafael López conclude che se si è fatto ricorso alla Procura, a decidere saranno i tribunali.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito El Norte de Castilla , in data 23 maggio 2009, da parte del giornalista Asun Garcìa e Zamora, rubrica Noticias Portada (www.nortecastilla.es)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net