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A Settimo una nuova “Sala del Regno”

Inaugurato ieri sera il luogo di culto dei Testimoni di Geova

Raccoglierà associati da tutto l'hinterland. Accenno polemico con Quartu e Cagliari

L'edificio è stato comprato un anno fa grazie all'interessamento del Comune: le riunioni si tengono tre volte alla settimana.



L 'aspetto è quello di un normale edificio per uso civile, la sua destinazione originaria. In realtà, questi 800 metri quadrati divisi in due piani raccolgono oltre 700 fedeli da tutto l'hinterland. Però non è una chiesa: è una “Sala del Regno”. Così i testimoni di Geova chiamano i loro luoghi di culto, così si chiama quello nuovo di zecca inaugurato ieri a Settimo nel quartiere conosciuto da tutti come “il Villaggio”. «È il primo dell'area cagliaritana», spiega soddisfatto Luigi Serra, il rappresentante stampa dei Testimoni, «tirato su grazie all'interessamento del Comune».

I testimoni I tentativi precedenti di costruire a Cagliari e Quartu sono falliti, per problemi burocratici o rimpalli di responsabilità. Il nuovo luogo di culto segue quelli già esistenti in mezza Sardegna (il più vicino è a Dolianova), dove i testimoni di Geova sono circa 5 mila. Quasi la metà stanno nell'area cagliaritana, ed ecco spiegata la necessità di costruire un altro punto di riferimento: «La speranza è che venga sfruttata anche dagli associati di Cagliari», spiega Serra, «perché attualmente svolgono attività in locali inadeguati che non rispondono alle normative».

La polemica L'accenno non è casuale e introduce una piccola polemica con Quartu e il capoluogo. «La legge italiana prevede che i Comuni possano dare alle organizzazioni di culto aree da utilizzare per creare edifici di culto», spiega Serra: «A Quartu abbiamo fatto domanda oltre 13 anni fa: per varie questioni - si stavano predisponendo zone apposite, non c'erano posti disponibili e così via - siamo ancora a un punto fermo. Anche quando abbiamo trovato terreni da acquistare, i privati non ce li hanno voluti vendere. A Cagliari, stessa cosa: le varie Giunte in 15 anni non ci hanno dato risposte e quando i privati erano disponibili a vendere c'erano problemi per la destinazione d'uso».

Cattolicesimo Se l'edificio è destinato a un uso commerciale, cambiare utilizzo in effetti è complicato: ma «in una certa qual misura può avere influito anche l'opinione su questo tipo di religione», sottolinea Luigi Serra. In sostanza, professare in un paese prettamente cattolico «un culto come il nostro, in continuo sviluppo, può essere un deterrente. Ma il nostro è un diritto, e per fortuna non tutti la pensano così».

Culto libero Ora, conclude Serra, «con il nuovo edificio potremo organizzare le attività al di fuori dei condomini, dove spesso la nostra presenza, pur tollerata, era di ingombro ai residenti».


Andrea Manunza



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito L'unione Sarda, in data 14 giugno 2009, da parte del giornalista Andrea Manunza, rubrica Provincia di Cagliari (giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com)