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Il rifiuto al trattamento è anche un diritto dei bambini, afferma la Corte Suprema

Una giovane testimone di Geova ottiene una vittoria morale

La Corte Suprema ha stabilito ieri: dai 12 anni, i giovani potranno rifiutare delle cure per ragioni religiose se giudicati abbastanza maturi.



Ottawa. I medici - e i giudici in caso limite - non potranno più imporre delle cure mediche a minori senza il loro consenso. Se i bambini e gli adolescenti rifiutano di ricevere cure mediche per ragioni religiose o altro, i medici d'ora in poi dovranno valutare il loro livello di maturità per decidere se tale rifiuto deve essere rispettato o meno.

La corte suprema ha preso una decisione molto attesa ieri in una causa delicata mettendo in disaccordo la protezione per i bambini e il rispetto del loro credo religioso. In aprile 2006, A. C, una giovane di Manitoba di cui possiamo menzionare solo gli iniziali, rifiuta le trasfusioni di sangue necessarie alla sua sopravvivenza. Ha 14 anni, soffre del morbo di Crohn ed è afflitta da emorragie interne, ma è anche Testimone di Geova. Il giudice autorizza comunque la trasfusione di tre unità sanguigne e A.C. dice di averla vissuta come uno "stupro".

La Legge sui servizi del bambino e alla famiglia del Manitoba prevede che un bambino con meno di 16 anni non ha la capacità di rifiutare una cura medica.. A.C. ha contestato la costituzionalità di questa legge. Avrebbe voluto che il giudice valutasse la sua maturità per determinare, malgrado i suoi 14 anni, se aveva le capacità di dare un chiaro giudizio.

La corte suprema ieri le ha presentato una sconfitta in forma di vittoria. In un voluminoso giudizio di sei voti contro uno, il più alto tribunale del paese dice che la legge del Manitoba è costituzionale (quindi la sconfitta di A.C.), ma che il giudice l'ha fraintesa ( quindi la vittoria morale). La corte suprema dice che non si dovrebbe stabilire l'età arbitraria, ma piuttosto valutare caso per caso il grado di maturità dell'adolescente e valutarla in base alla gravità della situazione medica.

"L'analisi viene effettuata in base ad una scala variabile, l'opinione dell'adolescente diventa sempre più decisiva in base alla sua capacità di esercitare un giudizio maturo e indipendente. Più la decisione è seria e più questa può incidere gravemente sulla vita o la salute del bambino, l'analisi deve essere rigorosa", scrive il giudice Rosalie Abella a nome della maggioranza.

Il giudice ritiene che tale interpretazione della maturità del bambino quando raggiunge l'età di 12 anni o più "permette di rispettare ancor di più lo sviluppo reale dei giovan". Il giudice Abella non lo scrive chiaramente, ma si comprende dagli esempi che essa cita che solo in rare eccezioni i medici devono rispettare il rifiuto di essere curato se ciò significa che il bambino morirà.

"Sono 36 mesi che la mia cliente chiede che i suoi desideri siano rispettati, e oggi ha ottenuto tale rispetto", ha dichiarato il suo avvocato, David Day. L'avvocato ha sostenuto che la sua cliente non desiderava morire all'epoca. Sosteneva che era possibile essere curata in modo diverso dalle trasfusioni cosa che la sua religione vieta.

Teoricamente, il giudizio si applica solo al Manitoba. In realtà apre le porte a delle controversie in Columbia- Britannica, in Alberta e Terra-nuova, dove i giovani con meno di 19, 18 e 16 anni sono curati qualunque cosa pensano, e nel Quèbec, dove il Codice civile stabilisce l'età per il consenso medicale a 18 anni (e non 14 anni come alcuni credono). Il codice precisa che "l'autorizzazione del tribunale è necessaria in casi di impedimento o rifiuto ingiustificato".

Per Pascale Fournier, professore di diritto all'università d'Ottawa, servirebbe un'altra controversia nel Quèbec per sapere se il codice civile è da invalidare o meno. "E una giusta decisione. Sono per il caso per caso. E molto pericoloso adottare dei grandi principi che non possono applicarsi a tutti i giovani nella stessa maniere".



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Le Devoir, in data 28 giugno 2009, da parte del giornalista Hélène Buzzetti, rubrica Société, sezione Éthique et religion (www.ledevoir.com)