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Uno stadio pieno di fedelissimi: sono i testimoni di Geova

In 30 mila per l'assemblea internazionale


Sotto la torre di Maratona
una folla di fedeli



Impossibile non notare il tipico dress code di un fedele di Geova. Gli uomini (anche giovanissimi) indossano cappello panama, pantalone aderente e ben stirato, camicia e cravatta, con diverse tonalità: chi sta su un classico bianco e nero e chi osa con una cravatta arancione flash su camicia marrone. Le donne se la cavano con un cappello di paglia e un vestito lungo o, in alternativa, una semplice gonna. E migliaia di ombrelli di tutte le grandezze e di mille colori per ripararsi dal sole e altrettanti ventagli in movimento.

Appariva così ieri il Dall’Ara, con i gradoni cocenti e colmi di 30 mila Testimoni di Geova, arrivati a Bologna per partecipare all’Assemblea internazionale: insomma dove solitamente stanno i tifosi rossoblù, ieri svettavano bibbie aperte, capi chini e un’attenzione religiosa alle letture dei passi evangelici. Tra un intervento e l’altro, pochi e compostissimi applausi e molti quaderni aperti, per prendere appunti e non perdere nemmeno una parola: migliaia di fedeli provenienti da Emilia-Romagna e dal centro Italia, a cui si sono aggiunti gli spagnoli residenti in Italia e 2.500 delegati giunti in pullman dalla Spagna.

Fin dal primo mattino, davanti ai cancelli dello stadio c’è stato un gran via vai di autobus (in tutto ne sono arrivati 250) e persone, guidate da capigruppo con tanto di bandierina con numero. Poi tutti dentro, con le accortezze tipiche dei raduni di massa: «Segnati bene il nostro numero — diceva Maria Criachi di Lucca rivolta al marito — sai mai che con questo delirio di gente ci si perda». Ma Elio, il marito, la rassicurava: «Non ti agitare, abbiamo l’indirizzo dell’albergo, male che vada si prende un taxi».


L'ORGANIZZAZIONE - Niente paura, il servizio d’assistenza era davvero imponente: con gli uscieri ad accogliere i fedeli, scortandoli sin dentro lo stadio. Che per l’occasione era stato diviso in due: la parte riservata ai fedeli italiani, con un palco e un maxischermo e quella per gli spagnoli, con palco ed oratori che parlavano in castigliano. Gli ospiti iberici sono stati sistemati all’ombra della tribuna, «per educazione — spiegava il volontario Francesco Lorusso — arrivano da lontano».

Per organizzare l’Assemblea, che ha preso il via ieri e chiuderà i battenti domenica, ci è voluto più di un anno. Il tempo per mobilitare le congregazioni, chiedere l’autorizzazione per il Dall’Ara e pulirlo tutto, da cima a fondo. E allestire due piscine artificiali sul prato dello stadio: serviranno per 170 nuovi fedeli (80 italiani e 90 spagnoli) che domani, muniti di costume, saranno immersi nell’acqua e battezzati.


«I volontari hanno tinteggiato i muri, per togliere scritte oscene — sottolineava Carmelo Dipietro, uno degli organizzatori — hanno sostituito i seggiolini rotti e allestito tutto, comprese le fontane per bere e le toilette chimiche». Per sconfiggere l’afa c’era chi s’era portato un ventilatore a pile e chi sfoggiava l’ultimo ritrovato del condizionamento ecologico: un cappellino con la visiera con sopra un piccolo pannello solare, che fa muovere un ventilatore davanti alla faccia.

Per mamme e bimbi (numerosissimi) c’era lo spazio infanzia: un’area riservata con scalda-biberon e fasciatoio, e un enorme parcheggio all’ombra (9 file di 6 metri l’una) riservato ai passeggini, insomma un asilo dentro al Dall’Ara. E ancora, lo spazio anziani e disabili. Gruppi di volontari distribuivano acqua gratuitamente, mentre altri passavano con scopa e paletta per pulire tutto.

«Quando andremo via lo stadio sarà meglio di prima» diceva orgoglioso Dipietro. E se i 1.143 fedeli bolognesi presenti al termine della prima giornata di Assemblea sono tornati a casa, gli altri si sono trovati albergo prenotato e pagato in anticipo dagli organizzatori. E con il tempo di assaggiare le specialità gastronomiche locali. «Ci hanno suggerito un paio di ristoranti tipici — diceva Luca Baconi, toscano — così assaggerò i veri tortellini».



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fonte

Questo articolo è stato pubblicato in data 6 agosto 2009 sul giornale Il Corriere di Bologna, sezione Cronaca, dal giornalista Alice Loreti (http://corrieredibologna.corriere.it)