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Niente dolore e sangue per i trapianti di anca



San Bonifacio. Nel dipartimento di ortopedia e traumatologia dell'ospedale Fracastoro da un anno viene adottata una innovativa metodica per applicare le protesi.

Giulini: «Con questa tecnica mini invasiva si evitano le trasfusioni» Oggi due chirurghi russi saranno in sala operatoria a fianco del primario.



Sanità: non è vero che siamo sempre noi italiani a dover imparare dagli altri. Non è vero che all'estero sono «più avanti» nella ricerca e nelle tecniche di cura. Stavolta - e non è un caso unico - i «maestri» li abbiamo in casa e sono gli specialisti di altri paesi a dover venire in Italia a prendere lezione. Due chirurghi ortopedici russi oggi, all'ospedale di San Bonifacio, affiancheranno in sala operatoria il primario dell'ortopedia Gian Maria Giulini per imparare «de visu» da lui e dalla sua equipe a impiantare protesi d'anca e di ginocchio con una tecnica innovativa che lo specialista applica da un anno con ottimi risultati.

Direttamente dall'ospedale di Vladivostok, il capo del dipartimento di ortopedia Igor Kuzmin e un suo assistente sono arrivati al Fracastoro per studiare la «procedura Giulini» che permette un minor sanguinamento sia nella fase chirurgica che in quella post operatoria. «Si tratta in effetti di una metodica innovativa», spiega il primario, «che prevede una riduzione del taglio chirurgico, un minore dolore postoperatorio, una più precoce riabilitazione e più in generale una rapida ripresa della normale vita di relazione».

È da un anno che Giulini opera con questo particolare sistema e chi, in giro per l'Italia e anche fuori, ha problemi ortopedici ha imparato a conoscere il suo nome e quello dell'ospedale di San Bonifacio: c'è stato un «boom» di pazienti, ad esempio, dal mantovano ma anche da altre città del Nord, per non dire della grande nomea che l'equipe si è fatta tra i Testimoni di Geova pronti a partire da ogni parte d'Italia per farsi operare al Fracastoro (vedi box a fianco). Ma non sono solo i «candidati» alle protesi ad essere entusiasti dell'equipe di Giulini ma anche i colleghi che lavorano in altri ospedali guardano con curiosità a ciò che succede a San Bonifacio: alla trasferta dei medici russi per imparare a mettere protesi senza dover letteralmente «aprire» il paziente, con minime perdite ematiche e un recupero post operatorio molto veloce, seguiranno, già si sa, quelle di altri specialisti da ogni parte d'Italia e d'Europa. Perchè stavolta, si diceva, i maestri li abbiamo in casa e stavolta è un ospedale veronese ad applicare regolarmente una tecnica «rivoluzionaria» che in molti vogliono imparare. I numeri aiutano a farsi un'idea: nei primi sei mesi del 2009 al Fracastoro c'è stato un incremento degli interventi del 40% rispetto al primo semestre del 2008. Giulini è primario a San Bonifacio dal 15 settembre del 2008.

«L'aspetto più importante della procedura che utilizziamo», spiega l'ortopedico, «è che c'è un enorme risparmio di sangue, direi fino al 50% e questo, sia per il chirurgo che per l'operato, significa molto. Significa molto anche per il sistema sanitario in generale: nella chirurgia ortopedica le trasfusioni di sangue sono necessarie perchè è una branca della medicina in cui il sanguinamento è importante; il sangue costa e se in sala operatoria si riesce a risparmiare qualche sacca è una guadagno per tutti. Detto questo», prosegue Giulini, «sono diverse le voci da considerare che permettono la riduzione del sanguinamento durante l'intervento: c'è una particolare posizione del paziente sul lettino operatorio, che deve essere supino con la gamba sollevata invece che sul fianco; c'è la scelta dell'anestesia perchè va preferita quella che garantisce l'ipotensione; c'è da mantenere la normotermia del paziente; c'è poi la tecnica operatoria vera e propria», spiega Giulini, «con quella nostra, mini-invasiva, l'incisione è di 10 centimetri contro i 20 della tecnica standard; utilizziamo poi uno strumentario che permette una divaricazione dei tessuti con minor scollamento muscolare. Tutto questo», conlude il primario, «permette una forte riduzione del sanguinamento in sala operatoria e quindi una degenza più breve: a questo va aggiunto il minor dolore post-operatorio, la mancanza di un drenaggio e la più precoce riabilitazione».

Immagini collegate
Clicca per ingrandireGian Maria Giulini, primario a San Bonifacio da un anno



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito l'Arena, in data 7 Ottobre 2009, da parte del giornalista Camilla Ferro, rubrica Provincia (www.larena.it)