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I testimoni di Geova e l'obiezione di coscienza

Julio Santoyo Guerrero

Lunedì 14 Novembre 2005


Il 14 maggio 2003, la Commissione Nazionale dei Diritti Umani, a firma del suo presidente José Luis Soberanes Fernández, ha emesso la raccomandazione numero 5/2003 per i governatori degli enti federali e per il segretario dell’Educazione Pubblica. Nel documento si raccomanda che "circolino le sue istruzioni affinché le autorità educative si astengano dal sanzionare gli alunni che, a motivo delle proprie credenze religiose, si rifiutano di rendere onore alla bandiera e di cantare l'Inno Nazionale nelle cerimonie civiche".

La contraddizione tra le disposizioni legali applicabili, la scarsa discussione pubblica sul tema, e la mancanza di informazione delle ragioni che garantiscono il diritto dei Testimoni di Geova, è la causa di questa controversia. Perciò, il problema continua essere motivo di polemica tra docenti e genitori in tutte le scuole in cui sono presenti studenti che professano la religione dei Testimoni di Geova.

Per molti non è comprensibile che diverse norme giuridiche stabiliscano l'obbligatorietà di rendere omaggio ai simboli patriottici includendo inoltre, come contenuti educativi per la formazione civica, la venerazione di detti simboli; mentre nel caso di cui ci occupiamo, debbano applicarsi delle eccezioni. In altre parole, come capire che il principio di applicazione universale della legge venga meno e non si applichi verso gli appartenenti a questa minoranza religiosa.

In fondo a questa problematica c’è una questione profondamente polemica che alcuni nazioni hanno già risolto e legiferato, ma che in altre, come è il nostro caso (Messico), neanche si è elencata nell'agenda del dibattito nazionale. Le ragioni sembrano ovvie. Si tratta di un tema che rompe con alcuni dei paradigmi sui quali il nostro sistema di leggi e la nostra governabilità sono fissati.

Il tema in questione è l'obiezione di coscienza che secondo i termini dell'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, si esprime nella seguente maniera; "ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto include la libertà di cambiare la religione o credenza, come la libertà di manifestare la sua religione o la sua credenza, individuale e collettivamente, tanto in pubblico come in privato, per l'insegnamento, la pratica il culto e l'osservanza."

Questo è un diritto indiscutibile sul quale il nostro Congresso Permanente non ha legiferato e non ha fatto le riforme dovute alle leggi che devono disciplinare questo fenomeno sociale. Per esempio, la Legge Generale sull’Educazione stabilisce nell’articolo 7 che l'educazione impartita dallo Stato, deve, oltre ai fine stabiliti dall'articolo 3°: "III. Rafforzare la coscienza della nazionalità e della sovranità, la stima per la storia, i simboli patriottici e le istituzioni nazionali...". Ma nell'articolo 8°, affinché non vi siano dubbi, si afferma che "il criterio che orienterà l'educazione che lo Stato ed i suoi organismi decentrati impartiscano, si baserà sui risultati del progresso scientifico, lotterà contro l'ignoranza ed i suoi effetti, la schiavitù, il fanatismo ed i pregiudizi ..."
E nella Legge sullo Scudo, la Bandiera e l'Inno Nazionali, nella quale si stabiliscono le norme per rendere onori ai simboli patriottici, nell’Articolo 55, si legge, "Compete alla Segreteria di Governo vigilare sull’adempimento di questa Legge; in questa funzione si sostituiranno tutte le autorità del paese. Rimane a carico delle autorità educative vigilare nel suo compimento nei luoghi educativi. Quanto sopra si porterà a termine in conformità con i regolamenti corrispondenti".

Come se non bastasse, la Legge dell’Associazioni Religiose e Culto Pubblico, nel suo articolo 29, stabilisce categoricamente che, "costituiscono infrazioni alla presente legge, da parte dei soggetti che si riferisce la stessa: "II. Offendere i simboli patriottici o in ogni altro modo indurre al suo rifiuto", e "X. Opporsi alle leggi del paese o alle sue istituzioni in riunioni pubbliche.”

Come è evidente esiste molta confusione. La raccomandazione va nella direzione di proteggere il diritto all'obiezione di coscienza dei Testimone di Geova, ma le leggi applicabili indicano esplicitamente un'orientazione diversa. Questa confusione e doppia interpretazione non può essere attribuibile all'autorità educativa ed i dirigenti e docenti, come si è sostenuto perfino in maniera stridente nelle ultime settimane, affermando che la scuola pubblica perseguita studenti per ragioni religiose.

La responsabilità è di chi ha la facoltà diretta per fare e correggere le leggi. In chi deve prendere il toro per le corna e mettere all’ordine del giorno, una volta per tutte, l'elaborazione di un disegno di legge che esplicitamente riconosca l'obiezione di coscienza e lo regolamenti.

L'obiezione di coscienza, per motivi religiosi, non si esprime solamente nell'ambito educativo, quando questi bambini si rifiutano di rendere onore alla bandiera e cantare l'Inno Nazionale. L'obiezione di coscienza si esprime anche nell'ambito medico, quando il credente di questa religione si rifiutano di ricevere o donare sangue. O nell'ambito civile, nel giuramento alla bandiera il 5 maggio, che è parte della cerimonia per ricevere il libretto militare.

I Testimoni di Geova basano le ragioni della loro obiezione di coscienza dal fatto che la loro religione interpreta dalla Bibbia che il rendere culto a qualunque altro simbolo che non sia a Dio è un atto di idolatria, come indicato in Matteo capitolo 4 versetto 10: "Allora Gesù gli disse: Va via, Satana, poiché è scritto; ‘Devi adorare Geova il tuo Dio e a lui solo devi rendere sacro servizio’”. E ancora, in Atti degli apostoli capitolo 5 versetto 29 “Rispondendo Pietro e gli altri apostoli dissero: “Dobbiamo ubbidire a Dio anziché agli uomini”.

C'è urgente necessità di legiferare intorno a questa questione, ma è uno di quei problemi che contengono un elevato livello di complessità che indubbiamente avrà costi sociali e politici considerabili. Forse questa è la ragione per le quali non si è fatto ancora niente e si preferisce cercare capri espiatori, come i docenti, che la legge autorizza affinché si attuino le norme che la stessa sancisce.

In quali casi debba convalidarsi l'obiezione di coscienza è un tema che deve chiarirsi nella legge che si genererà.

È certo, l'obiezione di coscienza senza limitazioni paralizzerebbe attività vitali che lo Stato promuove per tutta la società. Le libertà di pensiero, di coscienza e di religione possono essere fonte infinita per atti di obiezione davanti a qualunque norma giuridica o atti di governi. Per esempio, potrebbe ammettersi che se per un cittadino una determinata legge è ingiusta, non debba compierla - e permetterla-sotto l'esercizio del diritto all’obiezione di coscienza? Sembra radicale questa riflessione, ma non si dimentichi che in altri paesi esistono già movimenti che promuovono il rifiuto a norme fiscali ed il pagamento di imposte esercitando questo diritto.

Il diritto all'obiezione di coscienza che esercitano i Testimone di Geova è solamente la punta dell'iceberg di un problema che riguarderà i messicani e che corrisponde, nell'agenda pubblica nazionale, alla riforma dello Stato messicano nell'ambito della riforma costituzionale e delle sue leggi particolari. È un tema, inoltre, sul quale la nostra cultura democratica e giuridica praticamente non hanno esperienza, e quello preoccupa perché la sua urgenza può generare una condizione di intolleranza sociale nei confronti di questa minoranza che esercita questo diritto.

Nuovamente, saranno gli agenti educativi, principalmente i docenti, quelli convocati per promuovere valori giuridici moderni tra gli alunni ed atteggiamenti specifici di tolleranza verso le minoranze, ma per questo i legislatori devono fare la loro parte. Queste devono essere anche, oltre che indirizzate con accortezza in questo caso, le raccomandazioni che la commissione dei diritti umani deve rivolgere a chi ha la responsabilità di fare e riformare le leggi. E’ cosa deve essere chiara; la confusione e la contraddizione legale non è colpa dei docenti.



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