Benvenuto Ospite
 username
 password
Vuoi essere sempre aggiornato?

Sottoscrivi la nostra Newsletter!
Prima Pagina
Scopo del sito
Notizie dal Mondo
L'Editoriale
Aneddoti ed aforismi
Letture e filmati consigliati
Gallerie fotografiche
Privacy
Per avere risposta alle domande poste con maggiore frequenza leggi le nostre FAQ e lo scopo del sito.
Se non trovi la risposta alla domanda che cercavi proponila alla redazione.

Site purpose in
English.
Elenco di siti partner e di siti consigliati dalla redazione di Cristiani Testimoni di Geova.net.

Vai alla pagina dei Links.
Pagine Viste
Pigine Viste
 
 


COMMENTO: La Corte Europea dei Diritti Umani – In disaccordo con l'obiezione di coscienza






La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo (CEDU) ha recentemente emesso una sentenza molto pericolosa per la libertà di religione o di credo nel caso Bayatyan contro l’Armenia, che la pone in contrasto con gli standard internazionali in materia di obiezione di coscienza al servizio militare e con il programma del Consiglio d'Europa riguardante i Diritti Umani, come fa notare Derek Brett del Diritto Internazionale alla Coscienza ed alla Pace www.cpti.ws in un commento rilasciato a Forum 18 Servizio News www.forum18.org. La Corte, evidentemente ignara della recente parallela giurisprudenza della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, non ha riscontrato violazione della libertà di pensiero, di coscienza e di religione nella detenzione di un Testimone di Geova per il suo rifiuto per motivi di obiezione di coscienza, a svolgere il servizio militare, così come neppure per il conseguente aumento della pena, che era stata in parte giustificata dalle sue motivazioni. Brett sostiene che è indispensabile che la Camera Grande della CEDU accetti di udire l'appello nel caso Bayatyan, dato che solo essa può rovesciare il precedente che altrimenti verà stabilito per i futuri casi della CEDU.


[…]

Nel verdetto Bayatyan, la CEDU ha affermato che la detenzione di un Testimone di Geova che rifiuta di prestare servizio militare per motivi di coscienza, non ha costituito una interferenza illecita con il suo diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. In ciò essa "prende le distanze" non solo dal consenso europeo, ma anche dalle norme globali internazionali su questo tema e, a meno che il verdetto non venga rapidamente rovesciato dalla Camera Grande, esso stabilisce un precedente molto infelice.

Nel pervenire alla sua conclusione sul caso Bayatyan, la Camera ha scelto di farsi guidare, non dall'Articolo 9 della Convenzione Europea sui Diritti Umani e sulle Libertà Fondamentali ("libertà di pensiero, di coscienza e di religione"), ma bensì dalla formulazione di un comma dell'Articolo 4, che ha a che fare con il lavoro forzato. Trascurando la chiara evidenza che la corte d’appello Armena aveva aumentato la condanna di Bayatyan a causa della sua obiezione di coscienza e delle sue convinzioni religiose, la Camera interpreta questa frase fuori dal contesto, al fine di indirizzare la questione sul fatto se uno Stato potrebbe decidere di non riconoscere il diritto all'obiezione di coscienza verso il servizio militare - anche se il caso è stato sollevato solo dopo che l'Armenia ha approvato tale riconoscimento tra suoi impegni di adesione al Consiglio d'Europa. Nella sua decisione, la Camera si sentiva vincolata dalle recenti decisioni di ammissibilità della precedente Commissione, nonostante una chiara direttiva della Grande Camera della Corte che le ha ritenute meritevoli di riesame. La cosa peggiore è che ha deliberato apparentemente ignorando il fatto che ogni possibile implicazione delle disposizioni sul lavoro forzato era stata ormai definitivamente sepolta dal resto della giurisprudenza della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici (CIDCP).

L’ Articolo 4.3 della Convenzione Europea statuisce “Ai sensi di questo articolo, il termine ‘lavoro forzato o obbligatorio’ non include (..) b) alcun servizio di carattere militare così come, in caso di obiettori di coscienza negli stati dove essi sono riconosciuti, il servizio richiesto al posto del servizio militare obbligatorio […].” Lo scopo di questa condizione legale è chiaro: garantire che i motivi di esenzione degli obiettori di coscienza dal servizio militare obbligatorio a condizione che essi svolgano un servizio alternativo non-militare, non siano fuori legge come quelli che implicano il lavoro forzato. Nel 1950, quando la Convenzione Europea è stata elaborata, il concetto di obiezione di coscienza non era così largamente conosciuto come lo è oggi, di qui le parole "nei paesi in cui sono riconosciuti".

L'argomento spurio che il quasi identico Articolo 8.3 © (ii) dell' CIDCP - letto separatamente perfino dal resto della frase - era principalmente destinato a rendere la libertà di coscienza contingente sulla legislazione nazionale in materia di reclutamento militare, è stato respinto dalla Commissione dei Diritti Umani in una decisione ai sensi della CIDCP sui casi correlati del Sig. Yeo-Bum Yoon e del Sig. Choi Myung-Jin contro la Repubblica di Corea (CCPR/C/88/D/1321-1322/2004 del 23 Gennaio 2007). Nella sua "Visione" di questi casi, la Commissione ha affermato categoricamente che: "l'Articolo 8 della Convenzione [della CIDCP] non riconosce né esclude il diritto all’obiezione di coscienza. Pertanto l’istanza attuale deve essere valutata unicamente alla luce dell'Articolo 18 della Copnvenzione". L'articolo 18 della CIDCP è, si deve rilevare, quasi identico nella formulazione dell'Articolo 9 della Convenzione Europea.

La Commissione ha concluso che l'obiezione di coscienza al servizio militare è "una forma protetta di manifestazione del credo religioso di cui all'articolo 18, paragrafo 1." Questo significa che "la condanna e la sentenza [di obiettori di coscienza] costituisce una restrizione alla loro facoltà di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni personali". Ed inoltre che, anche se "in base alla legislazione dello Stato contraente non esiste una procedura per il riconoscimento delle obiezioni di coscienza verso il servizio militare", non solo lo Stato deve dimostrare che "nel [singolo] caso, la restrizione in questione è necessaria, ai sensi dell'articolo 18, paragrafo 3, della Convenzione, "ma" una tale restrizione non deve compromettere l'essenza stessa del diritto in questione".

Tuttavia la Camera non annovera questa fonte tra i "documenti internazionali pertinenti" che ha considerato nel pervenire la decisione Bayatyan. Questi furono soltanto:

1. un parere del 2000 dell’ Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) sulla richiesta di adesione da parte dell’Armenia;
2. una risoluzione PACE del 2001 sull'obiezione di coscienza; e
3. L'Articolo 10 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (UE)

Il terzo di questi è del tutto irrilevante per l'Armenia, che non è né un membro dell'UE, né uno stato candidato. Tuttavia l'Armenia è un membro delle Nazioni Unite, ha ratificato la CIDCP, ed è uno Stato partecipante, in seno all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). L'elenco, come minimo, avrebbe dovuto includere (così come la Raccomandazione R (87) 8, della Commissione dei Ministri del Consiglio d'Europa, che ha incoraggiato tutti i membri a riconoscere il diritto all'obiezione di coscienza verso il servizio militare): il Commento Generale 22, della Commissione ONU per i Diritti Umani, all’ Articolo 18 del CIDCP, che riguarda la libertà di pensiero, di coscienza o di religione, e la loro sopra-menzionata "Visione" nei casi Coreani; la Risoluzione 1998/77 della Commissione ONU per i Diritti Umani; gli impegni politicamente vincolanti sulla dimensione umana dell'OSCE, e i vari Pareri del Gruppo di Lavoro ONU sulla Detenzione Arbitraria - soprattutto i Pareri 8/2008 e 16/2008, riguardanti gli obiettori di coscienza della Colombia e della Turchia. Questi pareri, sulla base della sentenza del caso Coreano, giudicano che nessuna detenzione di un obiettore di coscienza potrebbe costituire detenzione arbitraria, perché è il risultato dell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

Il caso Bayatyan è il primo in cui la diretta applicazione dell'Articolo 9 per l'obiezione di coscienza è stata considerata dalla CEDU stessa. Nel caso del 2000 di Thlimmenos contro la Grecia (Istanza n. 34369/97), la Grande Camera della CEDU rilevò una violazione dell'Articolo 14 (discriminazione) insieme all'Articolo 9, in quanto un obiettore di coscienza condannato non era stato distinto da un comune criminale. Essa tuttavia osservava che la questione sollevava il "se, nonostante la formulazione dell'Articolo 4.3 (b), l'imposizione di (..)sanzioni per gli obiettori di coscienza verso il servizio militare obbligatorio può di per sé costituire una violazione del diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione garantiti dall'Articolo 9.1". Questo implicava che la giurisprudenza della Commissione, che è molto antecedente, meritava di essere rivista. Tuttavia, il Collegio giudicante sul caso Bayatyan sembrava ritenere che la sentenza Thlimmenos e la sentenza del 2006 di Ülke contro la Turchia (Istanza n. 39437/98), dove la ripetuta pressione esercitata su un obiettore di coscienza per indurlo a prestare servizio militare era stata ritenuta un trattamento inumano e degradante, in qualche modo confermasse la precedente giurisprudenza. Questo non è stato così, in nessun caso la questione della libertà di coscienza ha necessitato di essere indirizzata in modo da trovare una violazione della Convenzione Europea.

Significativamente, entrambi i casi sono stati decisi prima che la questione venisse affrontata direttamente dalla CIDCP nel caso della Corea. Pure in modo significativo, il Giudice Elisabet Fura (che aveva anche preso parte al Collegio che ha deciso il caso Ülke), indicò in una meno entusiastica opinione concorrente, che avrebbe preferito, nel caso Bayatyan "rinunciare e lasciare alla Grande Camera di riesaminare la questione/rivedere la legge-del-caso e magari di fare un passo ulteriore e di affermare che condannare qualcuno che si rifiuta di fare il servizio militare per motivi di coscienza sarebbe in violazione dell'Articolo 9. "

Una caratteristica molto inquietante del caso, è che la pena di Bayatyan era stata aumentata dalla Corte di Appello Militare e Criminale Armena, in base ad un ricorso da parte del Procuratore. Egli ha basato questo ricorso sulla motivazione che Bayatyan "non ha ammesso la sua colpa, spiegando che ha rifiutato il servizio [militare] dopo aver studiato la Bibbia, e che in qualità di Testimone di Geova, la sua fede non gli permette di servire nelle forze armate". La Corte d'Appello Armena ha concordato che egli non solo non "accetta la sua colpa, né si è pentito di aver commesso il reato (e che) tenendo conto della natura, delle motivazioni e del grado di pericolosità sociale del reato, (..) gli deve venire inferta una punizione più dura ed adeguata”.

In una decisione di ammissibilità del Dicembre 2006, che è stata ancora più sconvolgente del risultato finale, la Corte Europea aveva rilevato che era stata fatta a Bayatyan un’offerta nel corso di questo processo di appello, consistente nel fatto che tutte le spese sarebbero state omesse se egli avesse abbandonato la sua obiezione di coscienza ed avesse accettato di prestare servizio militare, ma poi comprese il suo reclamo che si trattava di un tentativo di costringerlo a cambiare le sue convinzioni per farle risultare "palesemente infondate" cmiskp.echr.coe.int. L'effetto della transazione offerta è analoga a quelle di ripetuti processi di obiettori di coscienza in Turchia e in Israele. Il Gruppo di Lavoro ONU sulla Detenzione Arbitraria ha rilevato che secondo i Pareri 36/1999 e 24/2003 ciò "equivarrebbe a costringere qualcuno a cambiare la sua mentalità per paura di essere privati della libertà".

Il fatto che l'accusa si sia focalizzata sulla motivazione di Bayatyan, sembrerebbe essere in conflitto diretto con la libertà di pensiero e di coscienza e di religione. Il Commento Generale 22 afferma che questo "è molto ampio e profondo; comprende la libertà di pensiero in tutte le questioni, la convinzione personale e la dedizione alla religione o verso convinzioni personali" e "protegge le credenze teistiche, non teistiche e ateistiche, così come il diritto di non professare alcuna religione o alcuna convinzione personale".

A partire da una raccomandazione del 1987 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, il riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare è stata la politica del Consiglio d'Europa, attuata da tutti i mebri fondatori, con l'evidente eccezione della Turchia. Dopo il 1989, tale impegno è diventato una parte di routine dei criteri di adesione per i nuovi membri, anche se l'Armenia e il suo vicino Azerbaijan si sono distinti notevolmente per la loro lentezza nell'adempimento di questo impegno.

L’Armenia si è impegnata ad introdurre la normativa dal Gennaio 2004. Il Consiglio d'Europa, tuttavia, non è ancora convinto che la Legge sul Servizio Alternativo che ne risulta, offra una alternativa realmente civile al servizio militare. Gli obiettori di coscienza sono controllati dalla Polizia Militare ai sensi dei regolamenti previsti dal Ministero della Difesa, sono obbligati ad indossare uniformi fornite dall’arma, e sono nutriti dalle forze armate. Tutte le violazioni degli ordini o dei regolamenti vengono trattate dall’ Ufficio della Procura Militare. Nel frattempo il numero dei Testimoni di Geova detenuti in carcere (con condanne che vanno dai 24 ai 36 mesi) per la loro obiezione di coscienza, è in costante aumento - 71 dall'ultimo conteggio. Questo è di gran lunga il maggior numero di obiettori di coscienza verso il servizio militare che si trovano in carcere, rispetto ad ogni paese che ne riconosce nominalmente il diritto, ed anche le pene qui sono tra le più lunghe inferte agli obiettori di coscienza rispetto a qualsiasi altro paese (si veda anche F18News dell’11 Dicembre 2008).

L'Azerbaigian ha ripetutamente assicurato il Consiglio d'Europa che sta elaborando una normativa per rendere effettivo il servizio civile alternativo al servizio militare specificato nelle stessa costituzione, ma questo non è ancora comparso; mentre nel frattempo lo stato imprigiona ad intermittenza gli obiettori di coscienza. Samir Huseynov, un Testimone di Geova, è stato liberato a Maggio 2008 dopo aver scontato sette mesi di una condanna a dieci mesi (vedi F18News del 14 maggio 2008. Più di recente, Mushfiq Mammedov , anche lui Testimone di Geova, è stato multato nel mese di Ottobre 2009, dopo essersi rifiutato di svolgere il servizio militare.

Il riconoscimento del diritto all'obiezione di coscienza verso il servizio militare è ormai la norma a livello mondiale. Ci sono paesi con il servizio militare obbligatorio in cui gli obiettori di coscienza non si sono fatti ancora avanti. Ma in pochissimi paesi ci sono obiettori di coscienza soggetti a pena detentiva perché non esiste una normativa per consentire loro di essere riconosciuti. Questi sono: l’Azerbaigian, come osservato in precedenza, la Bielorussia (vedi eg. F18News dell’11 Novembre 2009), la Colombia (prima della decisione della Corte Costituzionale di Ottobre 2009), l’Eritrea , Israele, la Corea del Sud, Singapore, la Turchia (vedi eg. F18News del 10 Luglio 2007) e il Turkmenistan (vedi eg. F18News dell’1 Luglio 2008). Vi è anche l'entità separatista del Nagorno-Karabakh (vedi eg. F18News del 5 gennaio 2009).

L'Europa, un tempo ha perto la strada al riconoscimento internazionale del diritto all'obiezione di coscienza verso il servizio militare, ma ora pericolosamente la sua stessa giurisprudenza regionale non sta al passo con l'attuale interpretazione della CIDCP (dove tutti i membri del Consiglio d'Europa sono firmatari), così come con gli intenti dello stesso Consiglio d'Europa a livello politico per diffondere il rispetto per la libertà di religione e di credo tra i suoi nuovi membri. E’ quindi indispensabile che la Grande Camera della CEDU accetti di udire l'appello che i legali rappresentanti di Bayatyan hanno annunciato che depositeranno, essa è la sola che può ribaltare quello che altrimenti costituirà un precedente spiacevole per i futuri casi CEDU. (FINE)


- Derek Brett, Diritto Internazionale alla Coscienza ed alla Pace www.cpti.ws Rappresentante presso le Nazioni Unite a Ginevra, ha contribuito a questo commento di Forum 18 Servizio News. I commenti sono opinioni personali e non necessariamente rappresentano le opinioni di F18News o di Forum 18.

Versioni in PDF e stampabili di questo articolo possono essere trovate alla seguente pagina. Esso può essere liberamente riprodotto, ridistribuito o citato, con il dovuto riconoscimento a Forum 18 Forum 18.

Una raccolta degli impegni dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) sulla libertà di religione o di credo può essere trovata alla seguente pagina.

Derek Brett, di Diritto Internazionale alla Coscienza ed alla Pace www.cpti.ws, ha contribuito a questo commento di Forum 18 News Service. I commenti sono opinioni personali e non necessariamente rappresentano le opinioni di F18News o di Forum 18.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito del "Forum18", in data 19 novembre 2009, da parte del giornalista Derek Brett, Servizio "Diritto Internazionale alla Coscienza ed alla Pace" (www.forum18.org)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net