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La verità storica nel giorno della memoria



Se crediamo nella memoria come strumento di pace e di civiltà, ricordiamoli tutti.

Nel giorno della memoria si riaprono piaghe profonde, molte coscienze piangono, altre cercano di sfuggire alla morsa dolorosa della pietà dinanzi al genocidio di milioni e milioni di innocenti. Il ricordo è, comunque, un dovere verso le vittime, tutte, nessuna esclusa. È un dovere anche verso i giovani affinché imparino che la pace, libera da pregiudizi e compagna della tolleranza e del rispetto di ogni vita umana, è l'unica speranza di sopravvivenza per il genere umano. Un insegnamento questo che dovrebbe coinvolgerci nella quotidianità.

Nel 1985 il termine Olocausto (sacrificio), è stato sostituito con quello di Shoah (desolazione, catastrofe, disastro), non solo perché ritenuto più idoneo a descrivere il genocidio che non ha nulla di sacro, ma anche perché è più strettamente collegato al sacrificio degli Ebrei, mentre il secondo termine ingloba anche le persecuzioni e l'uccisione di milioni di altri persone ed etnie ritenute "indesiderabili": gli omosessuali, gli oppositori politici, gli zingari, i Testimoni di Geova, i Pentecostali, i soggetti con handicap fisici e mentali, gli Slavi, i massoni.

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I Testimoni di Geova furono tra i primi ad essere presi di mira dallo stato nazionalsocialista con la deportazione nei campi di concentramento. Essi rifiutavano il coinvolgimento nella vita politica, non volevano dire "Heil Hitler" né servire nell'esercito tedesco. Morirono poiché non vollero abiurare alla loro fede. Infatti solo per i Testimoni di Geova era prevista l'opzione della liberazione dal campo di concentramento attraverso una semplice firma di abiura. Pochissimi la firmarono. La maggioranza non scese a compromessi con il regime nazista, anche a costo della vita.

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fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Il Quotidiano, in data 28 gennaio 2010, da parte del giornalista e sociologa Giuditta Castelli, sezione Prima Pagina (www.ilquotidiano.it)