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Si devono rispettare i testimoni di Geova quando non vogliono ricevere sangue?

Come deve agire un medico se un paziente rifiuta una trasfusione di sangue, anche se mette in pericolo la propria vita? Un rapporto di un gruppo di esperti di etica dell’Università di Barcellona danno la risposta.


Lucía Gallardo - 16/12/2005


Un comitato di esperti dell’Università di Barcellona raccomanda ai medici di rispettare la decisione dei testimoni di Geova quando rifiutano la trasfusione di sangue, anche se la conseguenza finale è la perdita della vita, salvo quando si tratta di bambini. Questo Gruppo di Opinione dell’Osservatorio di Bioetica e Diritto ha elaborato un documento per spiegare ai cittadini e al personale sanitario come agire di fronte al rifiuto di questo gruppo religioso di ricevere sangue.
Secondo il parere di questi esperti, anche se dal punto di vista dell’etica medica tradizionale, il modo di agire corretto sarebbe quello di lasciare al medico di determinare cosa sia meglio per il beneficio del paziente, la tendenza attuale è di lasciare a quest’ultimi l’autonomia nelle decisioni mediche, e questa situazione genera controversie tra i professionisti sanitari che possono arrivare a anteporre le proprie decisioni a quelle dei pazienti.
A parte quello di raccomandare alle autorità sanitarie di stabilire principi comuni che rispettino la volontà dei testimoni di Geova, il rapporto elaborato da questi esperti segnala che è necessario creare un ambito di sicurezza per i medici nello svolgimento della loro attività. Suggerisce anche un protocollo nei centri di salute che preveda alternative al trattamento e ai procedimenti terapeutici che prenda in considerazione gli aspetti etici e giuridici del caso.
Inoltre, il rifiuto alla trasfusione deve essere messo per iscritto, e il paziente deve firmare un consenso informato che garantisca che comprende i rischi della sua decisione. Ciò nonostante, il documento raccomanda di non accettare il consenso dei genitori o tutori nel caso di minori di età la cui vita è il pericolo.
D’altra parte, il rapporto dice che le autorità sanitarie devono ponderare i principi di giustizia, solidarietà e uguaglianza quando sviluppano politiche pubbliche destinate a offrire trattamenti alternativi, dal momento che questi interventi straordinari possono generare un aumento delle spese pubbliche.

La legge difende la decisione del paziente

Diverse normative riconoscono il diritto delle persone di avere libertà di religione, raccolte nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, così come il principio di autonomia, espresso nelle leggi autonomistica e statale, con il riconoscimento della libertà di scelta del paziente di fronte all’opposizione ai trattamenti disponibili.
In questo senso, l’Accordo dei Diritti Umani e Biomedicina del Consiglio d’Europa spiega che un intervento in ambito sanitario si può effettuare solo dopo che il paziente abbia acconsentito.
D’altra parte, la Costituzione spagnola riconosce che il diritto di una persona alla vita non può considerarsi gerarchicamente superiore al diritto di difendere le proprie convinzioni; inoltre, in questi casi l’intervento dello Stato si giustifica solo se ci sono rischi per la salute di terzi.



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