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TdG in Russia, nuove persecuzioni

Una denuncia di Asianews. Testimoni di Geova ancora nel mirino delle forze di polizia e della magistratura russa. Lo scorso 17 marzo un gruppo di agenti ha fatto irruzione al mattino nelle case di alcune famiglie residenti nella città di Tambov (nell'ovest del Paese).

MARCO TOSATTI

Testimoni di Geova ancora nel mirino delle forze di polizia e della magistratura russa. Lo scorso 17 marzo un gruppo di agenti ha fatto irruzione al mattino nelle case di alcune famiglie residenti nella città di Tambov (nell’ovest del Paese). Ordinanza del tribunale alla mano, i poliziotti hanno perquisito le abitazioni e sequestrato un centinaio di libri, tra cui copie del Nuovo Testamento, computer e altro materiale elettronico e cartaceo che documenterebbe l’attività dell’organizzazione religiosa. Secondo la polizia, il materiale conteneva “incitamento all’odio religioso” e molti libri rientrerebbero nell’elenco federale dei testi estremisti, ampliato di recente dal governo con l’inserimento di nuove pubblicazione dei testimoni di Geova. L’ordinanza del tribunale per la perquisizione è basata su un recente caso avviato a norma dell'articolo 282 del Codice Penale della Federazione russa: “Incitamento all’odio o all’ostilità”. Continuano anche le aggressioni fisiche contro i fedeli della comunità. La notte del 20 marzo un incendio è esploso in una “Sala del regno” (come si chiamano i luoghi di culto dei testimoni di Geova) nella città di Budennovsk, nella regione di Stavropol. Sospetti fondati, all’interno della comunità, parlano di incendio doloso. Accusati da tempo di promuovere uno stile di vita settario e ostile alla Federazione russa, la situazione dei testimoni di Geova è andata peggiorando dopo la sentenza di settembre scorso, quando la Corte provinciale di Rostov ha stabilito lo scioglimento dell’organizzazione, la confisca dei beni e il divieto di ogni attività a Taganrog, Neklinov e Matveevo-Kurgan per attività estremiste. Arresti, interrogatori e denunce penali ai danni dei Testimoni di Geova, tacciati come “setta” dalle “attitudini non amichevoli verso le altre Chiese”, sono diventate sistematiche in molte regioni russe. Le autorità non gradirebbero alcune pratiche dei fedeli come l’obiezione di coscienza verso il servizio militare, il rifiuto all’uso delle armi, la rinuncia alle trasfusioni di sangue e la richiesta di dedizione totale degli adepti alla vita della comunità.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito La Stampa, in data 27 Marzo 2010, da parte del giornalista Marco Tosatti, rubrica San Pietro e dintorni (www.lastampa.it)