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Stop alle trasfusioni in sala operatoria: un farmaco 'risparmia' il sangue





Meno emorragie, meno trasfusioni, meno rischi di trasmissione virale, minori complicanze per i pazienti, ripresa post-intervento più rapida: tutto questo grazie a una colla a base di fibrina che “chiude” le ferite già nel corso degli interventi chirurgici, evitando o riducendo la necessità di infondere nuovo sangue nel paziente. La notizia arriva da Montesilvano, dove è in corso il 41° Congresso degli Ortopedici Traumatologi Ospedalieri Di Italia (O.T.O.D.I.) durante il quale sono state presentate nuove evidenze sulle strategie da adottare per far fronte a un problema frequente in chirurgia ortopedica: le forti emorragie che si registrano nel corso di interventi come la protesizzazione dell’anca o del ginocchio.

Fino ad un litro: è questa la quantità di sangue che si può perdere nei giorni successivi ad un intervento di chirurgia ortopedica. Mentre in sala operatoria il sanguinamento non è significativo, nelle prime sei ore e fino a due giorni dopo l’intervento si può arrivare ad un litro, un quarto del sangue in circolo.

“Il sanguinamento, nei primi due-tre giorni dopo l’intervento” – afferma Francesco Saverio Santori, Presidente Società Italiana dell’Anca – “può determinare anemia, che rende necessaria la trasfusione, o la comparsa di un ematoma che, se non si riassorbe, deve essere nuovamente operato per scongiurare un’infezione, un problema molto importante, che allunga i tempi di recupero del paziente”.

Sebbene vitali, le trasfusioni di sangue sono comunque una fonte di rischio. Infezioni virali e batteriche, shock anafilattico, episodi di febbre alta, rappresentano alcuni dei possibili rischi, nonostante siano rispettate tutte le norme sulla sicurezza del sangue donato.

Numerose strategie sono state messe a punto per contenere i sanguinamenti negli interventi di chirurgia ortopedica e limitare così la necessità di ricorrere a trasfusioni di sangue. “Strategie anestesiologiche, farmacologiche, e chirurgiche” – dichiara Filippo Randelli, U.O. Ortopedia II, Policlinico San Donato IRCCS, San Donato Milanese (MI) – “come un’attenta emostasi, e l’utilizzo di medical devices particolari, tra cui la colla di fibrina”.

Utilizzata direttamente in sede operatoria, la colla di fibrina è un emostatico sigillante che permette di controllare il sanguinamento, limitando così il rischio di ematomi e, conseguentemente, di infiammazioni e tumefazioni. Spruzzato come uno spray alla fine dell’intervento su tutto il “campo” chirurgico esposto, la colla di fibrina forma un film adesivo che favorisce la coagulazione.

Grazie al ridotto sanguinamento, anche la necessità di trasfusioni è notevolmente ridotta. Negli interventi di protesi d’anca vengono di solito predisposte due trasfusioni da 300 cc ciascuna: secondo i risultati di uno studio condotto dal professor Santori, presso l’Ospedale San Pietro di Roma su un gruppo di 220 pazienti, solo il 23% dei 110 pazienti trattati con colla di fibrina ha avuto bisogno della trasfusione, contro il 58% di quelli non trattati. Inoltre, tra quelli trattati con colla di fibrina, solo nello 0,9% dei casi c‘è stato bisogno della seconda trasfusione; diversamente, in quelli trasfusi sono stati necessari due o più flaconi di sangue in oltre il 10% dei casi.

“Quando utilizziamo la colla di fibrina” – osserva Santori – “è sufficiente programmare un solo flacone di sangue invece che due, con un netto miglioramento dello stato di benessere del paziente e la riduzione del rischio di complicazioni”.

Risultati confermati anche da uno studio condotto presso la Chirurgia Ortopedica del Policlinico San Donato, dove fino a quattro anni fa la percentuale di pazienti trasfusi con sangue omologo era circa del 30-40%, percentuale oggi quasi azzerata.

Lo studio ha dimostrato che nel gruppo di pazienti in cui vengono utilizzate tutte le metodiche per limitare il sanguinamento (eccetto la colla di fibrina), la percentuale di pazienti trasfusi si è ridotta dal 40% al 17%; ma nei pazienti trattati anche con farmaci a base di colla di fibrina questa percentuale è scesa fino al 3%, cioè solo in tre pazienti su cento si è fatto ricorso alla trasfusione omologa.

“L’impiego dei farmaci a base di colla di fibrina consente un notevole risparmio in termini di sacche di sangue utilizzate” commenta Randelli.

Riduzione delle emorragie, minori rischi per i pazienti e riduzione dei costi sanitari non sono gli unici vantaggi della colla di fibrina, che può inoltre rappresentare un farmaco salvavita nel caso di pazienti che per motivi etici e religiosi non intendono sottoporsi a interventi chirurgici che comportano trasfusioni di sangue.

La colla di fibrina
Per limitare le perdite ematiche perioperatorie e, di conseguenza, ridurre la morbidità indotta dall’accumulo di sangue o altri fluidi nei tessuti limitrofi alla ferita chirurgica (ritardata guarigione, infezioni, etc.) e la necessità di supporto trasfusionale, è fondamentale accelerare i processi emostatici a livello dei tessuti lesi nel corso dell’intervento chirurgico. Per raggiungere questo obiettivo sono stati realizzati nel tempo sia elettrocoagulatori che moderni bisturi laser. Nel corso degli anni, inoltre, sono stati sviluppati numerosi agenti emostatici naturali o sintetici quali i prodotti a base di collagene, le spugne di gelatine riassorbibili, i composti di cellulosa ossidata e le colle a base di cianacrilato sintetico. Tra questi tipi di prodotti la “colla di fibrina” è stata considerata da molti chirurghi come il prodotto che più si avvicina al “collante” ideale. La “colla di fibrina” è un adesivo composto da un concentrato di fibrinogeno e da soluzioni di trombina. Al momento dell’utilizzo i due componenti vengono miscelati in presenza di ioni calcio, riproducendo così le fasi finali del processo della coagulazione. La colla di fibrina è utilizzata come trattamento di sostegno per facilitare l’emostasi e ridurre le emorragie intra- e post-operatorie negli interventi di chirurgia ortopedica, quali sostituzioni totali dell’anca o sostituzioni totali di ginocchio e negli interventi di chirurgia epatica, quali resezioni epatiche e trapianti parziali di fegato. La preparazioni di colla di fibrina hanno trovato un largo impiego in vari campi della pratica chirurgica dove sono state utilizzate per facilitare l’adesione tessutale, coadiuvare le suture chirurgiche e favorire l’emostasi. La colla di fibrina è priva di tossicità per i tessuti su cui viene applicata, promuove la formazione in pochi secondi di un coagulo ben adeso ai tessuti, è completamente riassorbita in qualche giorno e sembra in grado di stimolare i processi riparativi e la crescita dei tessuti lesi su cui è applicata.

Fonte:
Ufficio Stampa Pro Format Comunicazione
Melany Word - pubblicato il: 28/05/2010 15:24



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul Portale Italia-News.it, in data 28 maggio 2010, rubrica Salute (www.italia-news.it)