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Il rapporto d’inchiesta sulle sette, 10 anni dopo

Francia: Comunicato del Concistoro Nazionale

6 gennaio 2006


Il 10 gennaio 2006 segna i 10 anni dalla pubblicazione del rapporto parlamentare Gest-Guyard n° 2468 "eseguito a nome della Commissione d’inchiesta sulle sette".

Questo documento, composto da un centinaio di pagine, è divenuto il punto di riferimento delle associazioni contro le sette. All’epoca, i lavori della Commissione furono messi sotto il “regime della segretezza”. Il rapporto conteneva testimonianze anonime e non conteneva alcun resoconto di udienza.

Di fronte alla difficoltà di racchiudere "una realtà crescente e complessa", la Commissione decise di "fare propri i criteri adottati dalla Direzione centrale delle Informazioni generali". Essa affermava, inoltre, di basarsi sull’"analisi molto completa ed assai accurata sulla quale hanno proceduto" le Informazioni generali e sul loro "lavoro di grandissimo interesse".

Ecco nascere finalmente un elenco di 173 movimenti elaborato sulla base dei suddetti criteri. I soli a riunire più di 100 000 persone, i testimoni di Geova occupavano il 173esimo posto.

Questa classificazione sulla “lista nera” ha dato inizio ad una lunga serie di trattamenti ingiusti e discriminatori nei confronti della nostra confessione cristiana la cui prima associazione, legalmente registrata nel 1906, esiste ad oggi.

Il 2006 è dunque l’anno di un doppio anniversario: 100 anni per la prima associazione locale dei testimoni di Geova della Francia e 10 anni per questo elenco infamante il quale ha introdotto una classificazione dei movimenti in base alla loro "pericolosità supposta".

La Commissione d'inchiesta sulle sette è ricorsa a metodi criticabili, contrari ai principi di un processo equo. Questi finiranno per essere svelati.

A questo riguardo, con una sentenza del 1° dicembre 2005, la Corte amministrativa d’appello di Parigi porta con sé un nuovo spiraglio di luce in merito ai fondamenti del lavoro realizzato dalla Commissione Gest-Guyard. Essendosi visti rifiutare l’accesso ai documenti elaborati per le Informazioni generali ai quali fa riferimento il rapporto parlamentare, i testimoni di Geova hanno impugnato la giurisdizione amministrativa. Al termine di una lunga procedura, questi documenti sono stati finalmente trasmessi. La Corte ha osservato che le informazioni contenenti sono costituite "di valutazioni qualitative molto laconiche sugli effetti dell’attività" dei testimoni di Geova e presentano "un carattere succinto ed inoffensivo".

Così, 10 anni dopo il lavoro segreto della Commissione d’inchiesta Gest-Guyard, risulta che i testimoni di Geova non avrebbero dovuto mai apparire nella lista delle sette. I relatori della Commissione hanno effettivamente estrapolato, senza un confronto obiettivo, le informazioni messe a loro disposizione dalla Direzione centrale delle Informazioni generali.

I testimoni di Geova hanno sofferto a motivo della maniera in cui sono stati considerati e trattati durante questi anni. La storia indubbiamente prenderà in considerazione un giorno la natura e la gravità delle ingiustizie di cui sono stati vittime a partire dal 1996 con danni alle persone ed ai beni. Persone oneste hanno subito ogni sorte di trattamenti cattivi: perdite dei posti di lavoro, assistenti materne licenziate, aggressioni verbali e fisiche, bambini discriminati in ambiente scolastico, genitori privati dei loro diritti a motivo della loro appartenenza religiosa. Gli edifici di culto sono stati oggetto di atti vandalici, alcuni sono stati saccheggiati, molti altri sono stati incendiati. A ciò si aggiungono, a livello nazionale, la tassazione retroattiva e discriminatoria delle contribuzioni del culto dei testimoni di Geova pari al 60%.

Non è concepibile che i testimoni di Geova continuino ad essere l’obiettivo del lobby contro le sette il quale ha creduto di poter fondare tutta la propria legittimità sulla base dell’esistenza del rapporto Gest-Guyard del 1996.

Una pagina deve essere girata per evitare di accendere ulteriormente il dibattito e per fissare nuovi orientamenti che concilino vigilanza e rispetto delle libertà pubbliche, come lo ha recentemente ricordato il Primo Ministro nella sua circolare del 27 maggio 2005, indicando che l’elenco dei movimenti allegato al rapporto parlamentare è sempre meno pertinente.

Nel mezzo di una prospettiva internazionale, è impensabile che la Francia, terra di libertà e patria dei diritti dell’uomo, accetti che i testimoni di Geova continuino a subire i maltrattamenti di cui sono oggetto da 10 anni.

I testimoni di Geova rimangono convinti che la verità trionferà e che prima o poi il buon senso e la ragione finiranno per prevalere.



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