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Testimoni di Geova russi rispondono al bando imposto a Mosca (Dichiarazione)

DICHIARAZIONE

A nome degli oltre 133.000 Testimoni di Geova della Russia, compresi gli 11.000 della sola città di Mosca, Vi esprimiamo il nostro profondo disappunto a motivo del decreto di oggi emanato dalla Corte della Città di Mosca che conferma una sentenza di una corte inferiore con il preciso scopo di sciogliere la comunità di Mosca dei Testimoni di Geova e vietare la loro attività. Questa sentenza è limitata alla città di Mosca e non ha validità legale fuori della capitale, né interessa lo statuto giuridico del Centro Amministrativo dei Testimoni di Geova, firmato dal Ministro della Giustizia russo e nemmeno le circa 400 comunità locali dei Testimoni di Geova registrate di tutta la Russia. Inoltre non nega i diritti costituzionali dei Testimoni di Geova della libertà di parola, di religione e di radunarsi a Mosca e altrove. Ogni tentativo di limitare tali libertà costituirebbe un mistificazione del decreto di oggi e violerebbe la Costituzione.

Noi consideriamo il decreto di oggi essere una evidente violazione alla responsabilità della Corte della Città di Mosca di proteggere i diritti dei cittadini garantiti dalla costituzione. Sotto l'apparenza di voler rispettare la legge 1997 sulla "Libertà di Coscienza", la Corte in effetti ha limitato tale libertà per ben 11.000 cittadini della Russia e potenzialmente ha aperto la strada affinchè questi cittadini ed i loro figli possano subire ogni tipo di molestia ed opposizione sotto ogni aspetto della vita sociale. Una sentenza così evidentemente ingiusta è indegna da parte della più alta corte che dovrebbe invece mostrarsi indipendente, obiettiva ed imparziale. Inoltre la sentenza costituisce un precedente pericoloso che minaccia le libertà fondamentali di ogni cittadino del nostro paese.

Poiché la Corte della Città di Mosca era l'ultima corte in appello della Russia, questo caso è ora passato alla giurisdizione della Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. Questa Corte è già in possesso della nostra istanza presentata alle autorità di Mosca inerente il trattamento riservato ai Testimoni di Geova. In dieci casi precedenti che hanno riguardato l'Austria, la Francia e la Grecia, la Corte Europea si è espressa a favore dei Testimoni di Geova, dichiarando che sono una “religione conosciuta" che gode dei benefici della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo. Il nostro appello a questa alta corte è in completa armonia con l'esempio dei cristiani del primo secolo, i quali hanno usato ogni mezzo legale a loro disposizione per difendere il diritto naturale di adorazione dell'Onnipotente Dio Geova in ubbidienza a Suo Figlio, Gesù Cristo. (Atti degli Apostoli 25:8-12)

L'attività dei Testimoni di Geova è legalmente riconosciuta in ogni paese dell'Europa, compresi i 25 Stati membri dell'Unione Europea così come nelle precedenti repubbliche appartenenti all'Unione Sovietica geograficamente situate in Europa. Invece di essere una conferma che la Russia merita un posto importante nell'Unione Europea, la sentenza della Corte della Città di Mosca risulta solo essere un passo indietro all'era sovietica, quando i Testimoni di Geova erano sottoposti a persecuzione crudele. Le accuse mosse dal Procuratore ed oggi confermate dalla Corte di Appello sono quasi identiche alle accuse che asserivano le autorità sovietiche nelle azioni repressive degli anni ‘50. La questione ora sarà vedere se le autorità competenti cercheranno di modificare certe misure onde evitare una ripetizione possibile di questa forma di persecuzione nei confronti dei cittadini ora che siamo giunti al ventunesimo secolo.



In fede,

Vasily Mikhaylovich Kalin, Presidente,

Centro Amministrativo dei Testimoni di Geova in Russia



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