Benvenuto Ospite
 username
 password
Vuoi essere sempre aggiornato?

Sottoscrivi la nostra Newsletter!
Prima Pagina
Scopo del sito
Notizie dal Mondo
L'Editoriale
Aneddoti ed aforismi
Letture e filmati consigliati
Gallerie fotografiche
Privacy
Per avere risposta alle domande poste con maggiore frequenza leggi le nostre FAQ e lo scopo del sito.
Se non trovi la risposta alla domanda che cercavi proponila alla redazione.

Site purpose in
English.
Elenco di siti partner e di siti consigliati dalla redazione di Cristiani Testimoni di Geova.net.

Vai alla pagina dei Links.
Pagine Viste
Pigine Viste
 
 


Armenia: Quasi 50 Testimoni di Geova e molokan prigionieri per motivi di coscienza

Da Felix Corley

Il numero di credenti imprigionati per motivi di coscienza nelle carceri armene continua ad aumentare nonostante la promessa fatta al Consiglio d’Europa nel gennaio 2004 di liberare tutti gli obiettori di coscienza e di introdurre un vero e proprio servizio civile alternativo. Forum 18 News Service ha scoperto che attualmente ci sono 48 prigionieri tra testimoni di Geova e molokan. I molokan sono un gruppo cristiano russo con tendenze pacifiste. A questi prigionieri si aggiungono quattro testimoni di Geova in attesa di processo per aver abbandonato il servizio “civile” gestito dal Centro Generale dell’Esercito Armeno che impone i suoi regolamenti militari ai partecipanti. Un avvocato difensore ha riferito a Forum 18 che le autorità protraggono volutamente questi processi. Il vice procuratore generale dell’Armenia, Kevork Danielyan, ha dichiarato a Forum che “i testimoni di Geova stanno sfruttando le lacune presenti nella legge”. Ma non è stato in grado di spiegare perché i testimoni di Geova starebbero organizzando la loro reclusione e perché starebbero sfruttando la legge a tal fine.. I funzionari hanno dichiarato a Forum 18 che sono in preparazione ulteriori riforme legali.


Riferendosi ai 48 obiettori di coscienza testimoni di Geova e molokan imprigionati, un avvocato testimone di Geova ha dichiarato a Forum 18 che le autorità armene protraggono volutamente i processi perché la sentenza finale creerebbe loro imbarazzo.

L’avvocato, che preferisce non essere menzionato, considera esemplare la decisione dei quattro testimoni di Geova di abbandonare il servizio “alternativo” presso l’ospedale psichiatrico Sevan situato a nord del lago Sevan. I quattro hanno abbandonato il servizio alternativo non appena è risultato loro evidente che questo era sotto il controllo dei militari. I quattro, infatti, erano controllati dalla polizia militare, alloggiavano nelle caserme militari, ricevevano il cibo dai militari, dovevano indossare le uniformi militari e avevano ricevuto l’ordine di farsi tagliare i capelli come i militari. Il procuratore militare ha avviato i processi contro di loro per aver abbandonato il servizio.

”Il loro appello era previsto per il 17 febbraio ma, dopo aver atteso per un’ora il procuratore, si è scoperto che i quattro prigionieri non erano stati convocati”, ha riferito l’avvocato a Forum 18 il 21 febbraio. “Il giudice avrebbe potuto telefonare e farli arrivare visto che erano a soli 15 minuti di distanza. Ma non lo ha fatto.” L’appello è stato rimandato al 27 febbraio ma l’avvocato non crede che ci saranno ulteriori sviluppi.

L’avvocato ha notato il “grande entusiasmo” con cui l’anno scorso le autorità hanno fatto causa a tutti e ventidue i testimoni di Geova per aver abbandonato il servizio alternativo e ha asserito che questo è stato fonte di imbarazzo per loro visto che gli avvocati degli accusati potevano contestare in tribunale le basi del processo stesso. L’avvocato ha rilasciato la seguente dichiarazione a Forum 18: “poiché abbiamo presentato validi argomenti legali contro il loro processo, le autorità hanno prolungato questi casi.”

Dei “sette di Sevan”, Vagarshak Margaryan e Boris Melkumyan sono stati arrestati il 17 agosto 2005 mentre Artur Chilingarov e Gagik Davtyan sono stati arrestati il giorno seguente. Il 3 novembre il giudice Asatryan del Tribunale del Primo Distretto di Geghargunik a Sevan, ha condannato tutti e quattro a tre anni ciascuno con l’accusa di “diserzione”. In seguito Asatryan ha ridotto l’imputazione perché il primo accordo è risultato nullo senza l’autorizzazione dell’art. 361 (5) del Codice Penale (vedi F18News 7 novembre 2005).

Il 21 febbraio il Ministro della Giustizia David Harutyunyan ha ammesso dinanzi a Forum 18 che l’indagine avviata dal procuratore militare nei confronti dei quattro di Sevan “non rispettava la procedura corretta”, cosa peraltro evidenziata dai testimoni di Geova, ma nega che questo fatto possa invalidare le loro sentenze.

L’avvocato dei testimoni di Geova è convinto che le autorità abbiano preso di mira uno dei quattro, Margaryan, perché suo padre Lyova, durante un’ importante causa tenutasi nel 2001, ha evitato il processo grazie alla sua posizione di responsabile all’interno della comunità dei testimoni di Geova nella città di Medzamor, vicino al confine con la Turchia. Un testimone di Geova ha detto a Forum 18 che ,“durante il processo, la polizia segreta del Ministero per la Sicurezza Nazionale si è servita di false testimonianze e questo fatto è stato denunciato in tribunale”. “Per questo motivo il Ministero non ha mai dimenticato Lyova, anzi, ha costretto suo figlio a subire trattamenti particolarmente duri.”

L’anno scorso, l’unico prigioniero molokan, Pavel Karavanov, ha prestato servizio alternativo presso l’ospedale psichiatrico a Vanadzor, nel nord dell’Armenia, insieme ai tre testimoni di Geova, Tigran Abrahamyan, Vahe Grigoryan e Karlen Simonyan. Tutti e quattro hanno abbandonato il servizio presso l’ospedale e lo scorso autunno sono stati condannati a due anni e sei mesi di prigione ciascuno.

Negli ultimi quindici anni, il numero dei molokan dell’Armenia, discendenti degli emigranti che dalla Russia si trasferirono nel Caucaso del sud per sfuggire alla persecuzione religiosa sotto lo zar, è sceso da 50.000 a circa 5.000. Vivono principalmente nell’Armenia del nord. Sono un gruppo cristiano di origine russa risalente al XVII secolo che assomiglia molto ai protestanti e hanno tendenze pacifiste.

Il vice procuratore dell’Armenia, il Generale Kevork Danielyan, respinge il rifiuto dei testimoni di Geova di fare il servizio alternativo gestito dai militari e respinge anche le loro preoccupazioni per i prigionieri. “Avete informazioni errate”, ha detto a Forum 18 il 21 febbraio da Yerevan. “E’ tutto falso. I testimoni di Geova stanno sfruttando le lacune della legge.” Comunque, non è stato in grado di spiegare perché i testimoni di Geova starebbero organizzando la loro reclusione e perché starebbero sfruttando la legge a tal fine.

I testimoni di Geova respingono queste dichiarazioni ufficiali. “La principale causa di lamentela non è il maltrattamento a cui sono stati sottoposti i giovani durante il loro servizio alternativo, ma è il fatto che questo sia interamente sotto il controllo militare”, ha detto l’avvocato testimone di Geova a Forum 18. “Questo è un elemento comune a tutti i processi.” Ha aggiunto che ogni giovane, a seconda della propria coscienza, valuta se prestare servizio nell’esercito.

Un importante documento che rivela fino a che punto si estende il controllo militare sul servizio alternativo che in teoria dovrebbe essere civile, è rappresentato dall’Ordine n. 142 emesso il 20 dicembre 2004 dal Vice Ministro alla Difesa, Mikael Harutyunyan. Il ministro diede ordine al commissario militare e alla polizia militare di sorvegliare ogni settimana tutti coloro che facevano il servizio alternativo e di inviare in forma scritta dei rapporti mensili al Capo dello Stato Maggiore Generale e di condurre indagini militari su chiunque si sottraesse a tale servizio. L’ordine richiedeva al Capo della Mobilitazione Amministrativa dello Stato Maggiore Generale di controllare che l’ordine fosse eseguito.

In seguito, tutti i ventidue testimoni di Geova, che inizialmente avevano scelto il servizio alternativo, lo hanno abbandonato tra la primavera e l’estate del 2005 mentre altri giovani testimoni di Geova hanno rifiutato di prestare servizio militare o il servizio alternativo gestito dall’esercito. Da aprile 2005 diciassette giovani sono stati condannati a un periodo di uno o due anni di prigione. Altri sette sono stati arrestati ed accusati tra dicembre e gennaio e altri due sono stati accusati ma sono ancora a casa in attesa dell’arresto.

Nel settembre 2005 un rappresentante della Missione di Yerevan per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) ha espresso la sua preoccupazione a Forum 18 per il “numero crescente” di prigionieri testimoni di Geova. “Pensiamo che la legge relativa al servizio alternativo (in vigore dal 1 luglio 2004) sia stata redatta ed attuata in buona fede. LA OSCE era stata chiamata a partecipare alla stesura della legge ma le autorità armene non ha preso in considerazione le nostre opinioni.” Il rappresentante ha affermato che la legge deve garantire un vero e proprio servizio alternativo al servizio militare e non deve essere punitiva. (vedi F18News del 23 settembre 2005)

Il Consiglio d’Europa ha riscontrato che l’Armenia non ha rispettato l’impegno che si era assunta di liberare tutti gli obiettori di coscienza imprigionati e di introdurre un vero e proprio servizio alternativo a partire da gennaio 2004 (vedi F18News 19 ottobre 2004). Il 20 settembre 2005, Krzysztof Zyman, membro della Direzione Generale dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa, ha riferito a Forum 18 di essere concorde con la OSCE. “Stiamo sollecitando le autorità armene a cooperare con il Consiglio d’Europa affinché la legge relativa al servizio alternativo sia conforme alle norme europee”, ha aggiunto e ha espresso il suo disappunto per il fatto che il governo armeno e la sua rappresentanza al Consiglio d’Europa abbiano ignorato le numerose richieste di rettifica della legge relativa al servizio alternativo (vedi Forum18News del 23 settembre 2005).

I rappresentanti del governo armeno hanno respinto la dichiarazione del Consiglio d’Europa e hanno dichiarato ancora un a volta a Forum 18 che stanno preparando ulteriori modifiche alla legge relativa al servizio alternativo e al codice penale (vedi il prossimo articolo di F18News). Non è chiaro se tali modifiche annunciate saranno conformi agli impegni che l’Armenia si è assunta.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato da FNews il 22 febbraio 2006