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Armenia: Prigionieri di coscienza



I giovani che rifiutano di prestare servizio nelle forze armate per motivi religiosi sono ancora perseguitati in Armenia, malgrado l’introduzione appena due anni fa di un’alternativa legale al servizio militare obbligatorio. Gli obiettori di coscienza, soprattutto testimoni di Geova, stanno rifiutando di arruolarsi al servizio civile alternativo sulla base che esso è controllato dalle forze militari armene. Circa 50 di loro al corrente sono in prigione o sono in attesa di processo.

Le organizzazioni per i diritti umani locali ed internazionali hanno lungamente criticato le autorità di Yerevan per l’imprigionamento degli obiettori di coscienza. Nel 2001, il Consiglio d’Europa ha stabilito la rimozione di questa applicazione una condizione chiave per l’ammissione dell’Armenia come uno stato-membro. Tuttavia, una legge armena sul servizio alternativo, entrata in vigore nel luglio 2004, è ben lontana dal risolvere nella via giusta il problema. I funzionari del Consiglio d’Europa spiegano che essa non viene pienamente incontro agli standard europei e dovrebbe essere modificata.

La legge garantiva ai cittadini maschi che rifiutano il servizio militare obbligatorio due opzioni: assolvere i propri doveri senza l’uso di armi all’interno delle basi militari o spendere tre anni e mezzo in istituti civili. Dopo che la legge è entrata in vigore, 22 testimoni di Geova scelsero per la seconda opzione e furono assegnati a speciali ospedali civili, includendo la clinica psichiatrica più grande dell’Armenia. Ma essi hanno subito scoperto che queste strutture sono essenzialmente sotto il controllo militare, i lavoratori erano regolarmente supervisionati dagli ufficiali della polizia militare, confinati nelle istituzioni sanitarie per 24 ore al giorno, e persino cibati dai militari.

‘Non un opzione’

"Per i giovani testimoni di Geova, essere coinvolti con i militari in qualsiasi forma è impossibile perchè ciò significa cooperazione con il servizio militare", ha detto Andre Carbonneau, un avvocato canadese rappresentante dei testimoni di Geova in Armenia. Questo, egli ha aggiunto, sarebbe correre contro uno dei più importanti principi su cui si basa questo gruppo di cristiani.

Ciò inoltre spiega perché tutti i 22 uomini hanno abbandonato i loro luoghi di servizio prima di essere arrestati in agosto. Tredici degli obiettori sono stati processati ed in modo controverso condannati a periodi compresi tra i due ed i tre anni di prigione sotto gli articoli del Codice Penale Armeno che prende in esame la diserzione dalle unità militari. Le sentenze della corte sono state emesse prima che le autorità abbiano promulgato una legge in gennaio che stabilisce l’abbandono dal servizio civile un crimine punibile con l’imprigionamento.

Secondo Carbonneau, questo costituisce una forzatura retroattiva della legge, illegale sotto la costituzione armena. Agendo sulla base del reclamo del legale, una corte d’appello armena ha recentemente rigirato virtualmente tutte le convinzioni dei testimoni di Geova alle corti inferiori. Comunque, essa non ha concesso l’ordine di rilascio degli obiettori di coscienza, solo rimandando i loro casi indietro ai pubblici ministeri. Questi ultimi hanno rifiutato di concedere la libertà agli uomini, in attesa di un altro processo.

I testimoni di Geova hanno risposto depositando un appello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale essi sperano che ordinerà il rilascio degli uomini, gli unici armeni attualmente a svolgere il servizio alternativo. Ma Carbonneau ha ammesso che c’è poco che essi possano fare per i circa 30 altri testimoni di Geova che hanno rifiutato completamente di svolgere il dovere civile controllato dai militari dopo che la legge sul servizio alternativo è entrata in vigore. Essi sono ora tenuti in detenzione in attesa del processo. "La legge sul servizio alternativo non è un opzione per qualunque obiettore di coscienza", egli ha detto.

Le commissioni del Consiglio d’Europa che stanno monitorando l’adesione dell’Armenia agli obblighi delle nazioni che sono stati-membri sembrano condividere questa veduta. "Il Consiglio d’Europa ed i suoi meccanismi di monitoraggio considerano che gli impegni sotto questo aspetto non siano completamente stati integrati nella presente legislazione", ha spiegato ad EurasiaNet il capo dell’ufficio di Yerevan dell’organizzazione con base a Strasburgo, Bojana Urumova. La Urumova ha detto che dovrebbe essere emendata "in un modo che vada incontro agli standard europei e che risolva la questione definitivamente". Le autorità armene devono provvedere con un "genuino servizio civile alternativo a quello militare", ha aggiunto.

Oggetti del sospetto

Il governo armeno, nel frattempo, ha abbozzato degli emendamenti alla legge sul servizio alternativo che saranno discussi in parlamento più avanti quest’anno. Con i funzionari di governo che rifiutano di rivelare il contenuto degli emendamenti per il momento, non è chiaro se essi accontenteranno i testimoni di Geova. I militari armeni hanno sempre temuto che il servizio civile potrebbe risultare come un espediente legale per un’evasione sistematica di massa; per questo il loro desiderio è regolare strettamente il processo. In una direttiva del dicembre 2004, il comandante dello staff dell’esercito armeno, il colonnello e generale Mikael Harutiunian, ha ordinato che gli ufficiali militari regolarmente riportino a lui in merito all’assolvimento dei doveri civili con regolamenti che, tra le altre cose, richiedono loro di rimanere nei loro luoghi di servizio 24 ore al giorno e di poter lasciare per assenza solo con permesso ufficiale.

I testimoni di Geova sono stati visti a lungo con sospetto dalle autorità e da grande parte della popolazione armena, primariamente per la loro forte opposizione al servizio militare. Molti politici armeni e gente comune similmente considerano le loro dottrine pacifiche una seria minaccia alla sicurezza nazionale di uno stato a stretto contatto con un conflitto territoriale contro uno dei suoi vicini, l’Azerbaijan. A questo gruppo è stata per anni negata la registrazione ufficiale per questa ragione.

Il governo li ha formalmente legalizzati solo nell’ottobre 2004, in una occasione che è stata condannata dalla Chiesa Apostolica Armena. "Le attività delle organizzazioni religiose totalitarie, inclusi i testimoni di Geova, vanno contro i nostri interessi e le nostre aspirazioni nazionali e di stato", ha asserito la chiesa, alla quale oltre il 90 per cento degli armeni di tutto il mondo nominalmente credono, in una dichiarazione rilasciata in quell’occasione.

Nelle parole di Tigran Harutiunian, un portavoce dei testimoni di Geova in Armenia, a parte le rinomate persecuzioni dei giovani credenti, il gruppo religioso non sta affrontando restrizioni governative da allora ed attualmente vanta più di 20.000 aderenti armeni. "Noi siamo felici di esser in grado di parlare liberalmente in merito alla nostra fede", egli ha detto.




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