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Questione croce o palo: Lettera aperta al GRIS



Anzitutto precisiamo che come Testimoni di Geova, riteniamo del tutto secondario discutere sull’esatta forma dello strumento mediante cui è stato messo a morte nostro Signore Gesù Cristo. In ultima analisi, ciò che più conta è il supremo atto di amore compiuto di versare il sangue e cedere il corpo come sacrificio di riscatto. Anche se si scoprisse, mediante prove archeologiche, che Cristo fosse morto su una croce a 2 bracci, non cambierebbe nulla per la teologia dei Testimoni di Geova.

Per amore dell’argomento, però, riteniamo opportuno, di rispondere, in qualità di Testimoni di Geova, alle osservazioni scritte da un esponente del GRIS spiegando perché, allo stato attuale, riteniamo più probabile che lo strumento usato per mettere a morte il figlio di Dio sia stato una crux simplex, ossia un palo verticale. Per entrare nel merito, esporremo alcune riflessioni personali traendo spunto dall’articolo "Croce o palo?" pubblicato nell'inserto n. 33 del settimanale cattolico La nostra domenica del 17 marzo 2002, evidenziando la presenza di inesattezze sotto il profilo storico, filologico nonché esegetico.

Nel sottotitolo in cui tratta il punto di vista cattolico afferma al punto 1: "Non ci sono dubbi che, nel contesto dei Vangeli, lo stauròs indica la croce come veniva usata dai romani per crocifiggere gli schiavi e i ribelli politici" Anche al punto 2 afferma: "D'altronde è così che i Romani crocefiggevano" (Il corsivo è nostro).

Queste sue affermazioni dogmatiche vengono smentite dal libro cattolico Guida alla Bibbia, (Edizioni Paoline, 1988, che a pag. 591) riporta la seguente immagine con relativa didascalia:



La didascalia nel libro afferma:
"La croce era uno scandalo per gli ebrei, un assurdo per i gentili. Questa statua trovata ad Alicarnasso mostra una crocifissione romana".
La statua è attualmente custodita presso il museo archeologico di Izmir .
E’ piuttosto eloquente questa immagine. Se fossimo in lei qualche dubbio cominceremmo ad averlo sul fatto che i romani usassero solo una croce a due braccia!

Sempre al punto 1, afferma: “Il termine stauròs che troviamo nei Vangeli, è tradotto "croce" da tutte le versioni bibliche in circolazione, cattoliche, protestanti, ortodosse. Solo la Bibbia dei Testimoni di Geova dice "palo di tortura"” (Il corsivo è nostro). Anche questa sua affermazione non è fondata. Ecco alcune traduzioni che la smentiscono, traducendo con il sostantivo palo anziché croce:
· Il Buon Messaggio seguendo Matteo (1989) E. Mandruzzato
· Nuovo Testamento Interlineare, del pastore evangelico A. Vianello, Roma (1995)
· Jewish New Testament (1989) David H. Stern
· Christian Bible, New Contract Writings. "Bible quotes taken from the Christian Bible. Copyright © 1995 by Christian Bible Translators, Inc.
· 21 st. Century New Testament; Vivian Capel; Insight Press, Bristol (2000)
A queste versioni si devono aggiungere le numerose traduzioni bibliche cattoliche e protestanti che traducono il greco xy’lon con legno, anziché con il sostantivo croce. Segue un parziale elenco:
· La Bibbia Concordata, Società Biblica Italiana, ed Mondatori, (1968).
· La Sacra Bibbia, ed. Paoline, (1966)
· La Bibbia, F. Nardoni, Libreria Editrice Fiorentina (1960)
· La Sacra Bibbia del Pontificio Istituo Biblico.

Potremmo citarne molte altre, ma questo breve elenco è più che sufficiente per inficiare la sua tesi. Un aspetto che invece ci preme farle notare è che anche in Galati 3:13 il greco xy’lon è tradotto in molte traduzioni con legno. Significativo che in questo versetto l’apostolo Paolo citi Deuteronomio 21:23, dove anche nella Bibbia cattolica della C.E.I. ricorre il sostantivo palo! Rilevante al riguardo è anche la nota in calce di Atti 5:30 nella Bibbia di Gerusalemme che dice: “alla croce: alla lettera «al legno», espressione ripetuta in At 10,39 (cf. At 13,29), che richiama Dt 21,23, citato in Gal 3,13; cf. 1Pt 2,24.”, e la nota di Atti 10:39 nella Bibbia interconfessionale Parola del Signore, che riconosce implicitamente l’erroneità della traduzione croce affermando: “mettendolo in croce: traduciamo così l’espressione del testo originale: appendendolo a un legno (vedi Deuteronomio 21,22-23; Galati 3,13)”.

Inoltre, è illuminante la seguente citazione dell'autorevole commentario biblico di Vine:
CROCE, CROCIFIGGERE…stauros (stauroV, 4716) indica principalmente "un’asta o palo diritto", sul quale i malfattori venivano inchiodati per l’esecuzione. Sia il sostantivo che il verbo stauroo, "fissare a un’asta o palo", in origine vanno distinti dalla forma ecclesiastica di una croce" a due bracci. La forma di quest’ultima ebbe origine nell’antica Caldea, ed era usata come simbolo del dio Tammuz (essendo a forma del mistico Tau, iniziale del suo nome) in quel paese e nei paesi limitrofi, incluso l’Egitto. Verso la metà del III° secolo d.C. le chiese si erano ormai dipartite da certe dottrine della fede cristiana o le avevano travisate. Per accrescere il prestigio dei sistemi ecclesiastici apostati, i pagani erano ricevuti nelle chiese indipendentemente dalla rigenerazione per mezzo della fede ed era largamente permesso loro di ritenere i loro segni e simboli pagani. Perciò il Tau o T, nella sua forma più frequente, con il pezzo in croce abbassato, fu adottato come simbolo della "croce" di Cristo. – Vine's Complete Expository Commentary of Old and New Testament Words, pag. 138

Sempre al punto 1 cita due scritture che dovrebbero sostenere la tesi dell'uso di croce. Citiamo testualmente dal suo articolo: "Visto che i testimoni di Geova amano le interpretazioni letterali, facciamo notare Mt 27,37: "E al di sopra della sua testa posero la scritta dell'accusa contro di lui:"Questo è Gesù, il re dei giudei". Dunque sopra la testa, non sopra le mani, mentre erroneamente i testimoni di Geova raffigurano Gesù con le mani sopra la testa trafitte entrambe da un solo chiodo. Questo particolare contrasta con ciò che viene dichiarato dall'incredulo Tommaso in Gv 20,25: "Se non vedo nelle mani il segno dei chiodi..certamente non crederò. E' quindi più rispondente alla lettera del Vangelo la raffigurazione di Gesù inchiodato sulla croce formata da un palo verticale e uno trasversale, con la scritta posta sopra la sua testa, e con le mani trafitte da due chiodi distinti". Qui termina la citazione.

Ora, prima di confutare le due tesi da lei proposte, riteniamo necessario fare una premessa sull'uso delle illustrazioni nelle pubblicazioni della società biblica Torre di Guardia, l'ente giuridico che rappresenta i Testimoni di Geova. Le illustrazioni hanno un significato didattico, pedagogico e non hanno certo la pretesa di realizzare una rappresentazione storica esatta in senso assoluto. Infatti, la Torre di Guardia del 15/8/87 alla pag. 29 afferma: "Si riconosce perciò che le raffigurazioni della morte di Gesù contenute nelle nostre pubblicazioni, come quella che vedete a pagina 24, sono soltanto ragionevoli rappresentazioni artistiche della scena, non espressioni di certezze anatomiche. Non è necessario che queste raffigurazioni si adeguino alle mutevoli e contrastanti opinioni degli studiosi, e i nostri disegni evitano decisamente simboli religiosi derivanti dall’antico paganesimo".

Tornando ai due versetti da lei citati a sostegno della sua tesi, crediamo che si tratti di una mera strumentalizzazione. Infatti, una corretta esegesi dei passi biblici in questione non può essere assolutamente probatoria, per una o l'altra tesi. In relazione alla scritta posta sopra la testa di Gesù di Matteo 27:37, personalmente, riteniamo che sia corretto da parte dello scrittore evangelico, per non dire doveroso, affermare che la scritta era posta sopra la sua testa, questo a prescindere dal fatto che fra la scritta e la testa ci fossero le mani. Poniamoci per un attimo nell'ottica dello scrittore; scriveremmo sicuramente nello stesso modo. Sarebbe stato ambiguo scrivere che la scritta si trovava sopra le mani, perché non avrebbe dato una reale indicazione topografica; avrebbe comunicato ben poco ai suoi lettori, che si sarebbero chiesti: “si ma le mani dove erano?”, questo perchè le mani sono una parte mobile del corpo e quindi posso essere spostati ai lati del corpo, in alto o in basso, a differenza del capo, la cui mobilità è limitata. Matteo pertanto ha fatto una descrizione corretta, usando un termine appropriato, che definisce l'orientamento spaziale della parte in questione. Secondo il linguaggio dello scrittore, affermare che la scritta era posta sopra la testa equivaleva ad affermare che era posta nella parte superiore del legno, in opposizione ai piedi, equivalente a dire nella parte inf. del palo. Tanto è vero che nel passo parallelo del Vangelo sinottico di Luca, è detto che la scritta era posta “sopra di lui”, senza specificare la testa, perché le due espressioni in tal caso si equivalgono. Per fare un esempio banale, è come se dicessimo, mentre siamo seduti sull’automobile, che sopra la nostra testa c'è il porta sci. E' forse un'espressione sbagliata solo per il fatto che in realtà prima del porta sci c'è il tettuccio della carrozzeria? La risposta è ovvia! Oltre a ciò dobbiamo aggiungere che se si considera la posizione con le braccia allargate, come nella foto relativa ad una scultura di Gesù Cristo, allegata al termine di questo scritto, in tal caso la scritta si troverebbe letteralmente sopra la testa perché le braccia si trovano ai lati, allargate. E’ evidente che si possono avere le braccia allargate senza ricorrere ad un legno trasversale!

Risibile anche l’altra obiezione da lei posta relativa all’affermazione di Tommaso: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi” contenuta in Giovanni 20:25. Infatti, il plurale “chiodi” poteva riferirsi ai segni dei chiodi ‘nelle sue mani e nei suoi piedi’. In Luca 24:39 il risuscitato Gesù disse: “Vedete le mie mani e i miei piedi, che sono proprio io”. Questo suggerisce che anche i piedi di Cristo vennero inchiodati. Dato che non menzionò il segno dei chiodi nei piedi di Gesù, usando il plurale “chiodi” Tommaso poté riferirsi in senso generale ai più chiodi usati per mettere al palo Gesù. In merito la Cyclopaedia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, di M’Clintock e Strong, fa questo commento:
‘Si sono spesi molto tempo e molte fatiche nel dibattere se venissero usati tre o quattro chiodi per appendere il Signore. Nonno di Panopoli, e in questo è seguito da Gregorio Nazianzeno, afferma che ne vennero usati solo tre. Più generalmente si crede che i chiodi fossero quattro, opinione sostenuta da Curtius con molti particolari e curiose argomentazioni. Altri hanno fatto salire il numero dei chiodi fino a quattordici’. — Volume II, pagina 580.

Anche la Torre di Guardia del 1/9/ 1974 afferma: “A questo punto, quindi, non è possibile stabilire con certezza quanti chiodi venissero usati. Qualsiasi raffigurazione di Gesù al palo va intesa come l’opera di un artista il quale ne dà semplicemente una rappresentazione basandosi sui fatti limitati che abbiamo. Discutere su questo particolare insignificante non dovrebbe oscurare l’importantissima verità che siamo stati “riconciliati con Dio per mezzo della morte del suo Figlio” — Romani 5:10.

Oltretutto, pure in questo caso la sua obiezione si scioglie come neve al sole, se di nuovo consideriamo la posizione raffigurata nell’immagine che trova allegata al termine di questo scritto. Noterà che lo scultore ha rappresentato Gesù con due chiodi, uno per ciascuna mano e per fare ciò non è stato necessario inchiodarlo su una croce con un legno trasversale ma è stato sufficiente un semplice palo!

Leggendo il suo articolo abbiamo tratto la conclusione che più che un tentativo di far emergere una verità biblica, si è trattata di una ricostruzione artatamente artefatta di realtà storico-bibliche, all’interno di una dogmatica difesa ad oltranza di credenze tradizionali. Usare la Bibbia in questo modo non è profittevole. Gesù infatti disse in Giovanni 5:39-47: “Voi scrutate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo d’esse vita eterna; e queste sono quelle che rendono testimonianza di me. Eppure non volete venire a me per avere la vita. Io non accetto la gloria dagli uomini, ma so bene che non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio, ma voi non mi ricevete; se qualcun altro arrivasse nel suo proprio nome, quello ricevereste. Come potete credere, quando accettate la gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene dal solo Dio? Non pensate che io vi accusi presso il Padre; c’è uno che vi accusa, Mosè, in cui avete riposto la vostra speranza. Infatti, se credeste a Mosè credereste a me, poiché egli ha scritto di me. Ma se non credete agli scritti di lui, come crederete alle mie parole?”

Alla luce di quanto sopra, gli esponenti del GRIS rammentino queste parole di Gesù nelle quali indicò chiaramente che non si può leggere la Bibbia con idee preconcette sperando di ottenere ciò che Dio vuole ne comprendiamo. Oltre ad essere di mente aperta è necessario avere il giusto motivo nello studio della Parola di Dio. Dobbiamo amare Dio per ricevere la conoscenza delle verità più recondite della Sua Parola. Invitiamo, pertanto, ad usare maggiore obiettività e onestà intellettuale, per poter pervenire a conclusioni che siano scevre da pregiudizio e quindi più aderenti alla verità biblica. Solo in questo modo la luce della verità potrà rifulgere anche nel cuore di coloro che amano Dio e suo Figlio Gesù.

- Redazione Cristiani Testimoni di Geova -



Allegato*





*Esempio di come potrebbe essere avvenuta la crocifissione di Cristo
(opera contemporanea di uno scultore lombardo)