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Obiettori di coscienza torturati nelle prigioni del Turkmenistan



Sei Testimoni di Geova della repubblica del Turkmenistan hanno rivelato le torture alle quali erano stati sottoposti mentre erano imprigionati a motivo della loro obiezione di coscienza al servizio militare. Sono stati quindi rilasciati dalla prigione l'11 ed il 12 giugno 2004. Durante l'imprigionamento che è durato ben cinque anni, i sei sono stati sottoposti regolarmente a torture severe ed alcuni sono stati minacciati di morte nel tentativo di farli giungere a compromesso nei confronti della loro coscienza e della loro fede religiosa. I loro corpi sono stati resi estremamente deboli a causa dall'anemia e dalla malnutrizione derivanti dai lunghi e duri periodi di carcere. Ora si stanno occupando di loro le relative famiglie.

Uno dei prigionieri, Kurban Zakirov, è stato tenuto nella prigione di massima sicurezza di Turkmenbashi, dove ha subito un trattamento crudelmente speciale. Viciously è stato picchiato e regolarmente è stato privato di cibo e di poter dormire. Ha contratto la tubercolosi, che ha ulteriormente accelerato il suo deterioramento fisico. Infine è a casa dopo cinque anni di prigione, ma rimane ancora in una fase critica di salute. Amici che si stanno occupando di lui sospettano che gli è stato iniettato con forza droghe assuefanti dal personale della prigione. I medici che lo stanno visitando hanno trovato le sue braccia piene di buchi indicanti i fori dell'ago durante le iniezioni.

Il rilascio incondizionato di questi sei giovani era apparentemente dovuto ad un'amnistia per obiettori di coscienza annunciatia alla televisione nazionale dal presidente del Turkmenistan, Sapamurat Niyazov. Il presidente Niyazov, secondo quanto riferito, ha ordinato un'inchiesta sul trattamento in prigione riservato ai Testimoni di Geova. Però nonostante l'amnistia, altri due prigionieri, Mansur Masharipov e Vepa Tuvakov, anch'essi Testimoni di Geova, non sono stati liberati. Imprigionati nel maggio e nel giugno di questo anno a mtovio della loro obiezione di coscienza al servizio militare. Ma, poiché lo stato di salute dei sei giovani liberati fornisce una prova evidente di abusi fisici estremi, le famiglie dei due Testimoni recentemente imprigionati nutrono un comprensibile timore per un trattamento simile che starebbero soffrendo i loro familiari.

Philip Brumley, avvocato generale dei Testimoni di Geova, ha scritto al presidente Niyazov invitandolo a tener conto del riconoscimento dei diritti fondamentali dell'uomo ed a includere nell'amnistia promulgata anche i due Testimoni ancora rinchiusi. Ha aggiunto che “poiché i Testimoni di Geova sono un gruppo religioso pacifico, essi non risultano essere nemmeno una minaccia al governo". Il sig. Brumley ha espresso un cauto ottimismo nella speranza che questi due nuovi detenuti siano al più presto liberati.



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