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Lettera aperta a Vladimir Putin

per violazione dei diritti umani dei testimoni di Geova a Mosca



Sua Eccellenza Vladimir Putin
Presidente della Federazione Russa
Cremlino, Mosca



Vienna, 28 Giugno 2004


Caro Sig. Presidente,

Sto scrivendo a nome della Federazione dei Diritti Umani di Helsinki (IHF), un'organizzazione che comprende 42 organizzazioni dei diritti umani in Europa, Asia Centrale e Nord America, per esprimere il nostro profondo interesse alla recente sentenza con la quale il Tribunale della Città di Mosca ha messo al bando le attività dei testimoni di Geova di Mosca. Questa sentenza riflette una grande carenza del sistema giudiziario russo circa il rispetto delle norme internazionali in tema di libertà religiosa che la Federazione Russa si era impegnata a rispettare, e può essere visto come un segno di profonda intolleranza verso gruppi di minoranze religiose. Noi temiamo che questa sentenza diventi un precedente per altri casi giudiziari nei confronti di minoranze religiose e motivo di crescente persecuzione dei loro membri.

Il 16 giugno 2004 il Tribunale della Città di Mosca confermò la sentenza emessa da una corte inferiore il 26 marzo 2004, con cui la comunità dei testimoni di Geova di Mosca veniva privata del suo stato giuridico, e le sue attività messe al bando. La decisione ad effetto immediato ha una grave potenziale ripercussione sulle vite di circa 10.000 testimoni di Geova a Mosca e di altre minoranze religiose in tutta la Federazione Russa.

Le attività dei testimoni di Geova sono ritenute legali in tutta Europa e appropriatamente avevano ottenuto lo stato giuridico nella Federazione Russa. Diverse sentenze emesse dalla Corte Europea dei Diritti Umani hanno ripetutamente riconosciuto ai testimoni di Geova lo stato di “religione nota” e il diritto di manifestare la loro fede.

I testimoni di Geova di Mosca sono stati accusati d'incitamento all'odio, di disgregazione delle famiglie, di promuovere il suicidio (riguardo ad alcuni trattamenti sanitari), violazione dei diritti e delle libertà, istigazione a venir meno ai doveri civili. Queste accuse non sono state provate e le investigazioni sono state interrotte in varie occasioni per mancanza di corpus delicti.

Secondo rapporti di osservatori indipendenti presenti al processo, l'azione del pubblico ministero fu caratterizzata dall'uso selettivo di “prove” e perizie, trattando dicerie come fatti, investigazioni non professionali, mostrando ignoranza di libertà internazionali di valori religiosi e mancata osservanza della giurisprudenza europea. Inoltre, fu riferito che al centro del dibattito non furono date testimonianze di reati da parte dei testimoni di Geova, ma piuttosto delle loro dottrine, in violazione della giurisprudenza europea, che esclude discrezione da parte dello stato nel determinare se credenze o pratiche religiose siano “corrette” o “false”.

È molto preoccupante che questa sentenza possa costituire un precedente per altre regioni russe e che molto probabilmente possa indurre a una crescente persecuzione dei testimoni di Geova e di membri di altre minoranze religiose nella Federazione Russa.

Già prima della sentenza del Tribunale della Città di Mosca erano in atto comportamenti vessatori contro i testimoni di Geova in tutta la Russia, spesso in relazione alla sentenza del tribunale minore: erano stati rifiutati contratti d'affitto di sale di adunanza e negati permessi di costruzione, erano stati fatti licenziamenti dal posto di lavoro, campagne diffamatorie e maltrattamenti fisici dei loro membri. Si teme che la sentenza serva da precedente legale per la chiusura di luoghi d'adorazione e la cancellazione di contratti d'affitto di sale d'adunanza, costringendo i loro membri a radunarsi in case private, come accadeva nella passata era sovietica, in cui erano considerate illegali le loro attività. Per di più, le proprietà dei testimoni di Geova possono essere confiscate e i loro membri arrestati e puniti come comuni criminali per l'esercizio della loro libertà religiosa.

Mentre la sentenza del 16 giugno del Tribunale della Città di Mosca è il primo bando completo contro una comunità religiosa sotto la legge religiosa del 1997, dall'entrata in vigore sono state registrate violazioni della libertà religiosa nella Federazione Russa, inclusa una falsa interpretazione della legge da parte di autorità locali, discriminazioni e varie forme di persecuzione. Nel 2001 le autorità moscovite negarono il riconoscimento giuridico all'Esercito della Salvezza, con un possibile bando de facto delle sue attività. Tuttavia, la Corte Costituzionale del 2002 annullò la sentenza del tribunale minore contro l'Esercito della Salvezza.

Desidero sottolineare che tutti i tentativi delle autorità e dei tribunali russi di limitare le pacifiche attività religiose mina gravemente gli obblighi della Russia verso le leggi internazionali dei diritti umani e compromette la reputazione della Russia agli occhi dei fori internazionali.

Con rispetto,



Aaron Rhodes
Direttore esecutivo
Federazione Internazionale dei Diritti Umani di Helsinki (IHF)



Copia per conoscenza a:
Delegazioni OSCE
Consiglio Europeo
Speciale Relatore della Libertà religiosa delle Nazioni Unite
Comitati Nazionali di Helsinki



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