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Azerbaigian: Obiettore di coscienza religioso in carcere

Di Felix Corley, Servizio Notizie del Forum 18

Un testimone di Geova, Mushfiq Mammedov, è in attesa di essere processato per il rifiuto di svolgere il servizio militare sulla base della propria coscienza religiosa, come appreso dal Servizio Notizie del Forum 18. Ciò è avvenuto nonostante le garanzie della Costituzione dell'Azerbaigian in merito al diritto di svolgere il servizio alternativo. Mammedov è stato detenuto a partire dal 28 aprile scorso, e le autorità hanno negato il permesso alla sua famiglia di visitarlo. "Non ci è stato permesso alcun incontro fino a quando l'investigazione sarà in corso", è stato detto al Forum 18. "Noi non sappiamo per quanto tempo andrà avanti". L'Azerbaigian aveva promesso al Consiglio d'Europa che avrebbe stabilito il servizio civile alternativo dal gennaio 2004. "Nessun progresso è stato registrato in merito all'adottare una legge sul servizio alternativo", ha detto Krzysztof Zyman, della Direzione del Consiglio Generale d'Europa sui Diritti Umani, al Forum 18. "Il fatto che la legge non sia stata adottata è una chiara violazione degli impegni azeri sottoscritti al momento in cui si è aggiunta al Consiglio d'Europa". L'Azerbaigian si è aggiunto al Consiglio d'Europa nel 2001.


Un giovane di 23 anni testimone di Geova, Mushfiq Mammedov, sta affrontando un processo per il rifiuto di svolgere il servizio militare sulla base della propria coscienza religiosa, malgrado le garanzie della Costituzione dell'Azerbaigian sul diritto di assolvere il servizio alternativo e nonostante gli impegni azeri presi presso il Consiglio d'Europa di dover introdurre una legge sul servizio alternativo, la quale non è mai stata fatta. "Mammedov è stato imprigionato esclusivamente per le sue credenze religiose, alle quali egli ha aderito da ormai diversi anni", ha detto il direttore del Centro per i Diritti Umani in Azerbaigian (HRCA), Eldar Zeynalov, al Servizio Notizie del Forum 18 dalla capitale Baku il 12 maggio. Egli ha dato risalto al fatto che le credenze di Mammedov "coincidono con gli obblighi che l'Azerbaigian aveva sottoscritto presso il Consiglio d'Europa e quelli della propria Costituzione".

"La HRCA esorta le autorità ad implementare prontamente gli obblighi dell'Azerbaigian istituendo il servizio alternativo e mettendo fine alle persecuzioni dei cittadini a motivo delle loro credenze religiose", ha aggiunto Zeynalov.

La madre di Mammedov, Sevil Najafova, ha detto che a lei non è stato permesso vedere il proprio figlio in prigione dal suo arresto avvenuto il 28 aprile scorso. "Non ci è stato permesso alcun incontro fino a quando l'investigazione sarà in corso", ha detto al Forum 18 da Baku il 12 maggio. "Noi non sappiamo per quanto tempo andrà avanti".

Nonostante l'Azerbaigian abbia impegnato se stesso presso il Consiglio d'Europa ad istituire il servizio alternativo dal gennaio 2004, sia il governo che il parlamento non mostrano alcuna inclinazione a volerlo fare. "Nessun progresso è stato registrato in merito all'adottare una legge sul servizio alternativo", ha detto Krzysztof Zyman, un funzionario della Direzione del Consiglio Generale d'Europa sui Diritti Umani il quale è stato l'esaminatore di questa pratica, al Forum 18 da Strasburgo il 12 maggio. "Il fatto che la legge non sia stata adottata è una chiara violazione degli impegni azeri sottoscritti al momento in cui si è aggiunta al Consiglio d'Europa". L'Azerbaigian si è aggiunto al Consiglio d'Europa nel 2001.

"Il disegno di legge corrente è in attesa di dover essere considerato dal Milli Mejlis [parlamento], ma alcuni deputati parlamentari sono assai fortemente contro", ha detto Teymur Malik-Aslanov, il quale sta lavorando con l'ufficio di Baku dell'Alta Commissione della Nazioni Unite per i Diritti Umani in merito al rafforzamento della difesa dei diritti umani nel sistema legale dell'Azerbaigian, al Forum 18 da Baku l'11 maggio. "Nessuna data conclusiva è stata ancora stabilita per l'adozione della legge, ma non mi aspetto avvenga nel prossimo futuro".

Mammedov è stato chiamato dal Commissariato Militare del Distretto di Sabail, vicino a Baku, dopo essersi diplomato lo scorso anno presso l'Istituto Internazionale di Baku, ma nel luglio 2005 ha rifiutato il servizio militare. Egli ha domandato invece che gli venisse permesso di svolgere il servizio alternativo garantito dall'Articolo 76 comma 2 della Costituzione, il quale dichiara: "Se le credenze dei cittadini entrano in conflitto con il servizio nelle forze armate allora nei casi previsti dalla legge è permesso il servizio alternativo invece del regolare servizio militare". Ciò è stato negato, ma inizialmente il commissariato militare non aveva preso ulteriori mosse contro di lui.

Tuttavia, una causa è stata infine perpretata contro Mammedov il 28 aprile sotto l'Articolo 321.1 del Codice Penale, il quale punisce l'evasione dal servizio militare con una condanna fino a due anni di carcere. Egli è stato arrestato lo stesso giorno dagli ufficiali del Commissariato Militare di Sabail, i quali hanno provato ad obbligarlo a firmare documenti ed a sottoscrivere un esame medico. Mammedov ha rifiutato ed è stato trasferito ad una stazione di polizia. Egli è ora tenuto nella prigione della città di Bayil per l'indagine.

Il 29 aprile il suo arresto è stato approvato da un giudice al Tribunale del Distretto di Sabail, e l'8 maggio il Tribunale Giurisdizionale in Appello ha rifiutato il suo appello contro la sua detenzione in prigione. "Nonostante formalmente era un'udienza aperta, i parenti ed i rappresentanti della comunità religiosa erano stati allontanati con la forza dall'aula del processo', ha riportato Zeynalov. Egli ha detto che, dopo che le due parti avevano discusso il caso, il giudice ha detto all'avvocato di Mammedov che una decisione sarebbe dovuta essere pronunciata il 10 maggio. Tuttavia, lo stesso giorno, l'8 maggio, in assenza del suo avvocato, il giudice ha pronunciato la sua decisione di respingere l'appello.

Adil Gadjiev, il quale lavora sul servizio alternativo all'ufficio dei Diritti Umani Ombudsperson, ha detto che Mammedov non ha fatto appello al suo ufficio per un aiuto. "Noi possiamo essere implicati se ci vengono dati i documenti su questo caso", egli ha detto al Forum 18 da Baku l'11 maggio.

Gadjiev ha detto che in assenza di una legge che stabilisce un meccanismo per il servizio alternativo, i giovani non hanno alcuna scelta ma solo servire nelle forze armate. "Naturalmente ciò è scorretto", egli ha detto al Forum 18. "Se un diritto è nella Costituzione ci dovrebbe essere un meccanismo che ne dia efficacia".

Egli ha detto che il suo ufficio ha aiutato precedentemente in una causa un obiettore di coscienza testimone di Geova, Mahir Bagirov (vedi F18News 10 febbraio 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=507). "Bagirov è stato finora il solo obiettore di coscienza che ha fatto appello all'ufficio ombudsperson", ha detto Gadjiev al Forum 18. "Non abbiamo permesso alla polizia militare di trattenerlo ed abbiamo consigliato di appellarsi ad un tribunale. Io non so cosa sia successo ulteriormente in questo caso". (Bagirov, il quale ha perso tutte le cause presso il tribunale, ha lasciato l'Azerbaigian nel 2005 per evitare ulteriori procedure legali nei suoi confronti)

Le autorità hanno a lungo guardato i testimoni di Geova con sospetto. Il giornale locale Baki Habar ha riportato il 9 maggio che i tentativi dei testimoni di Geova di "attivare" il loro lavoro a Yevlakh [Yevlax] e nelle regioni dello Shamkir, a nord-ovest dell'Azerbaigian e nella vicina città di Gyanja, erano "ostacolati".

La polizia ha avviato due irruzioni nelle comunità dei testimoni di Geova di Baku nel giugno 2005, con un ulteriore irruzione in agosto. Altrove in Azerbaigian, singoli testimoni di Geova sono stati interrogati, detenuti e minacciati. Un numero di comunità protestanti hanno affrontato simili irruzioni della polizia. (vedi F18News 16 novembre 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=689).

Nonostante un numero minore di irruzioni della polizia ai protestanti ed ai testimoni di Geova siano stati riportati quest'anno, Forum 18 ha appreso che verso la fine di aprile la polizia ha fatto irruzione in una casa missionaria protestante a Baku.

L'Azerbaigian ha già teso restrizioni all'attività religiosa violando gli obblighi internazionali della nazione sui diritti umani. Comunque, Rafik Aliev, capo del Comitato di Stato per i Rapporti con le Organizzazioni Religiose, è determinato a stabilire ulteriori controlli governativi, dicendo alla stampa nei mesi recenti che gli emendamenti alla legge sulla religione sono già stati delineati. "Dare una data esatta per l'adozione di quegli emendamenti è impossibile", ha detto al giornale di Baku Ekho il 22 aprile. "Comunque, i parlamentari credono che ciò succederà alla fine dell'anno." Al Forum 18 non è stato possibile ottenere il testo degli emendamenti proposti.

Tra gli altri problemi che le comunità religiose di tutte le fedi in Azerbaigian stanno affrontando, dovuti all'ostilità dello stato ed all'intolleranza, ci sono: il mancato ritorno degli edifici confiscati (vedi F18News 23 novembre 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=694); l'uso del sistema di registrazione dello stato per discriminare contro le comunità (vedi F18News 3 novembre 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=681); e l'ostruzione mirata di lavoratori religiosi stranieri invitati dalle comunità locali (vedi F18News 1° novembre 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=680).





fonte

Questo articolo è stato pubblicato su F18News il 12 maggio 2006