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Francia: Testimoni di Geova e la tassa sulle contribuzioni volontarie



I Testimoni di Geova sono una religione cristiana conosciuta in tutto il mondo. Basano le loro credenze esclusivamente su ciò che insegna la Bibbia. Per esempio, quando a Gesù Cristo fu chiesto se fosse lecito o no pagare le tasse a Cesare, egli rispose con le seguenti parole: “Rendete a Cesare le cose di Cesare, ma a Dio le cose di Dio". (Marco 12:17) In tutte le loro pubblicazioni, quando si radunano alle loro adunanze e quando insegnano la Bibbia di casa in casa, i Testimoni di Geova esortano tutti ad essere onesti e pronti a pagare le tasse alle autorità, poiché esse sono ‘poste nelle loro rispettive posizioni da Dio'. (Matteo 22:17-21; Romani 13:7) A motivo di tale condotta i Testimoni di Geova si sono fatti un'ottima reputazione in tutto il mondo per quanto riguarda per esempio l'onestà nel dichiarare i propri redditi e sulla puntualità nel pagare le dovute tasse ed imposte.

Notate al riguardo i seguenti commenti tratti di alcuni giornali. Il giornale spagnolo El Diario Vasco commentando il problema dell'evasione fiscale molto diffusa in Spagna, ha però ricordato: “L'unica eccezione sono i Testimoni di Geova. Quando comprano o vendono, il valore della proprietà che dichiarano è sempre quello corrispondente”. In modo simile, il giornale americano San Francisco Examiner ha scritto qualche anno fa: "I Testimoni di Geova potrebbero essere considerati i cittadini modello. Pagano diligentemente le tasse, si prendono cura dei malati, combattono l'analfabetismo".

Non sempre però l'ottima reputazione di cui godono i Testimoni di Geova permette loro di godere di tutti i diritti che dovrebbero essere concessi. Una prova evidente è il caso che si sta verificando in Francia, il quale si sta protraendo da alcuni anni.

La Costituzione francese prevede la libertà di religione e questo diritto è sempre stato rispettato. Esistono infatti severe leggi che puniscono le discriminazioni sia razziali che religiose.

In Francia, le attività religiose possono organizzarsi a norma di legge istituendo libere associazioni in base a due leggi datate inizio secolo: la prima risale al 1° luglio 1901 (una legge generale che regola tutte le associazioni qualunque sia il loro fine); la seconda legge è datata invece 9 dicembre 1905 (specificamente ideata per le associazioni religiose e i relativi edifici di culto). Quindi le religioni principali della Francia si organizzano in base alle leggi appena citate, godendo inoltre di determinate agevolazioni fiscali, come l'esenzione dall'ICI (come la chiameremmo in Italia) sugli edifici di culto e dalla tassa sui lasciti. Finora però, nessuna delle associazioni religiose principali della Francia è stata mai sottoposta ad una tassa sulle offerte o contribuzioni volontarie dei propri adepti.

Sono circa 250.000 le persone che assistono alle funzioni religiose dei Testimoni di Geova in Francia, i quali si radunano nelle circa 1.000 Sale del Regno (così si chiamano gli edifici di culto). L'Associazione dei Testimoni di Geova della Francia gode delle agevolazioni fiscali spettanti ad ogni religione riconosciuta, però nonostante questo, qualcosa sta cambiando dal punto di vista di vista fiscale in merito alle contribuzioni volontarie che come religione ricevono. Si sta verificando una situazione senza precedenti in Francia.

Il 5 ottobre 2004 la Corte di Cassazione, ovvero la più alta corte della Francia, deciderà sul caso Association Les Témoins de Jéhovah v. Direction des Services Fiscaux (Associazione dei Testimoni di Geova contro Direzione dei Servizi Fiscali). Tema della discussione sarà la legittimità dell'Associazione dei Testimoni di Geova, legalmente riconosciuta, di ricevere e registrare le contribuzioni donate volontariamente dai propri membri e dai simpatizzanti, senza che queste contribuzioni vengano successivamente tassate.

Sebbene le autorità fiscali riconoscano espressamente la natura onesta e senza scopo di lucro dell'Associazione dei Testimoni di Geova e con la scarsa possibilità di trovare in essa irregolarità, hanno comunque legiferato una tassa di imposta valutata sul 60 per cento del valore delle contribuzioni (un importo pari a circa 28 milioni di dollari americani). Dato l'effetto retroattivo della legge, questa aliquota dovrà essere applicata anche sulle spese sostenute a favore dell'enorme sforzo umanitario compiuto in Ruanda nel 1994.

Certo è che l'introduzione di questa imposta riapre il delicato tema che riguarda le libertà fondamentali in ambito religioso. Per capire però come si è arrivati a questa situazioni sarà utile considerare i retroscena degli avvenimenti.

Un esame condotto della Commissione Parlamentare sulle Sette (nel 1996) incluse i Testimoni di Geova tra una lista di 173 culti ‘pericolosi'. Sebbene questo rapporto parlamentare non avesse alcun valore legale, ha innescato in diversi gruppi che guardano criticamente lo scenario religioso una lotta contro questi che definiscono “culti pericolosi”. In seguito a questa indagine, e nonostante la Commissione raccomandasse espressamente di non infastidire inutilmente le religioni in minoranza che erano sulla lista tramite severe verifiche fiscali, una verifica è stata comunque intrapresa contro l'Associazione dei Testimoni di Geova.

Le autorità fiscali hanno applicato l'articolo di legge 757-2 del Codice Fiscale della Francia contro i Testimoni di Geova con effetto retroattivo di ben quattro anni (1993-1996) sulle donazioni e contribuzioni volontarie ricevute dall'Associazione. Per stabilire l'importo da tassare, le autorità fiscali hanno stilato un elenco con i nomi e l'appartenenza religiosa di tutti coloro che avevano donato le contribuzioni (lista che si rivela una violazione del diritto alla privacy), stabilendo l'aliquota ormai nota del 60%.

I Testimoni di Geova hanno presentato istanza alla Corte. La Corte di Nanterre ha respinto la causa il 4 luglio 2000 sostenendo l'imposta gravante sui Testimoni di Geova. La Corte d'Appello a Versailles ha confermato la sentenza di una corte inferiore il 28 febbraio 2002, richiedendo ai Testimoni di Geova di pagare. Il 13 maggio 2003 i Testimoni di Geova hanno ricevuto ufficialmente la "notifica" della sentenza della Corte, così che il 23 giugno 2003 i Testimoni di Geova hanno portato il loro caso davanti alla Corte di Cassazione. Il 7 luglio 2004 la Corte di Cassazione ha sentito le argomentazioni a sostegno di entrambe le posizioni.

Dal 1996 diverse corti amministrative in Francia hanno giudicato il rapporto parlamentare sulle sette senza alcun valore o base giuridica. Tuttavia, le autorità fiscali hanno usufruito del rapporto parlamentare del 1996 per giustificare i motivi su cui fonda la tassa sulle contribuzioni dei Testimoni di Geova. In seguito a questo sviluppi, altre associazioni senza scopo di lucro, profondamente coinvolte da questi avvenimenti, hanno mosso numerose critiche al riguardo denunciandole in più di 34 articoli pubblicati nei giornali francesi.

I Testimoni di Geova sono sottomessi alle autorità e rendono loro il dovuto onore, perché questo è un dovere cristiano. Non si tirano indietro quando è il momento di ‘dare a Cesare' ciò che giustamente gli spetta. Non chiedono di abrogare una legge o di volerne una su misura. I Testimoni di Geova chiedono semplicemente che vengano rispettati i diritti fondamentali riconosciuti ad ogni religione cristiana e di essere trattati e guidicati in maniera imparziale.



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