Benvenuto Ospite
 username
 password
Vuoi essere sempre aggiornato?

Sottoscrivi la nostra Newsletter!
Prima Pagina
Scopo del sito
Notizie dal Mondo
L'Editoriale
Aneddoti ed aforismi
Letture e filmati consigliati
Gallerie fotografiche
Privacy
Per avere risposta alle domande poste con maggiore frequenza leggi le nostre FAQ e lo scopo del sito.
Se non trovi la risposta alla domanda che cercavi proponila alla redazione.

Site purpose in
English.
Elenco di siti partner e di siti consigliati dalla redazione di Cristiani Testimoni di Geova.net.

Vai alla pagina dei Links.
Pagine Viste
Pigine Viste
 
 


L'ipocrisia dell'etica ospedaliera



Quello occorso alla testimone di Geova nell'ospedale di Partinico, obbligata legalmente a una trasfusione di sangue, è un vero dramma etico. Per fortuna è andata bene, ma resta la questione di diritto. Essere costretti, per la non adeguatezza delle strutture, a trattamenti sanitari contrari alla propria fede religiosa o morale è una di quelle imposizioni (non proveniente nel fatto specifico, è inutile dirlo, da responsabilità di singoli operatori e di circoscritte strutture) che mette una comunità di credenti nello stato di minoranza religiosa discriminata. Cosa dovrebbe fare un testimone di Geova per rispettare, senza far male ad altri che se stesso, quello che lui crede essere un comandamento di Dio, fuggire gli ospedali italiani, scegliere di non curarsi, farsene di propri? C'è qualcosa di diverso tra un testimone di Geova piegato a una trasfusione e un musulmano forzato a mangiare carne di maiale, o un cattolico costretto ad abortire? Ovviamente no, sempre di intrusione nei corpi si tratta e quindi ci sarebbe materia di proteste a gran voce. Ma proteste non ne vengono. Nello stesso paese accade che susciti definitiva avversione legale la credenza che Dio non vuole trasfusioni di sangue tra un corpo e l'altro, mentre una maggioranza parlamentare può credere, sensibile ai dettami della Chiesa cattolica, che Dio non voglia trasfusioni di seme tra una coppia e l'altra, e può vietarlo per legge. Siano dominati da una cultura di massa ipocrita e schizoide. Un materialista, che consideri corpo e individuo la stessa cosa, avrebbe qualche pur scarso diritto di considerare con indifferenza la pretesa dei testimoni di Geova di attrezzare gli ospedali siciliani anche al loro credo. Un illuminista farebbe qualcosa per riconoscere la pretesa in nome della tolleranza, tentando nel contempo di prevenire culturalmente un fanatismo, legittimo ma pur sempre fanatico. Ma come fa la nostra opinione pubblica conformista a non pretendere giustizia morale di fronte a questo dramma vissuto da chi crede che Dio non vuole trasfusioni, quando di statue sanguinanti, di stimmate, di miracolose guarigioni ci parla ogni giorno il più paludato dei canali televisivi come se si trattasse di fatti e notizie e non di credenze, senza mai revocarne in dubbio l'assoluta veridicità? Come fa a condannare quell'interpretazione della purezza quando l'irrazionale, il sentimentale e il misticismo, ematico e cardiovascolare non meno di quanto lo sia quello dei testimoni di Geova, costituiscono gli ingredienti più succosi della verità ufficiale sul mondo come propinata dalla quasi totalità dei mezzi di informazione? Come può farlo, quando si accettano senza battere ciglio le parole di esperti della fisiologia dei miracoli? Quando si ascoltano con rapita attenzione sentenze sul progetto divino intorno della procreazione da preti e vescovi che sembrano avere il numero di telefono di Dio. Invece la fede del testimone di Geova è cacciata dagli ospedali dove sovrabbondano madonnine piangenti santini e santoni, ed egli avrà ragione di pensare che la sua fede è peggiore della nostra. Ha meno diritto di esserci. Ed è tollerata solo fino a quando non reclama di costituire, insieme a tutte la altre, quel reticolo difficile di limiti di steccati di rispetto e delicatezze che si chiama convivenza pluralistica.
È passata la moda di quei farisaici e vacui consessi, denominati comitati etici, che dovevano consigliare proprio in casi come questo? Certo non è passata. Stanno all'erta per altre evenienze: cellule staminali, personalità giuridica degli embrioni, fecondazione eterologa, diritti delle coppie di fatto, degli omosessuali, eutanasia. Tutti temi che accendono di ardore la sensibilità della religione di stato. Le ragioni dei testimoni di Geova non suscitano angosce simili, perché loro sono una minoranza non conforme e soprattutto poco influente. E in un ospedale italiano gli si può chiedere legalmente di abiurare, per via di normale procedura.
Il bello è che, sotto il profilo etico, è acrobatico dare torto a chi rifiuta, fino alle estreme conseguenze, una cura medica e ne vuole altre possibili. Questo vale nel caso del testimone di Geova, ma interessa il dilemma ben più generale dell'eutanasia. In modo probabilmente pressoché universale un trattamento sanitario è riconosciuto legittimo dal punto di vista etico quando esso sia accettato dal paziente capace di decidere liberamente e debitamente informato. È il cosiddetto consenso libero e informato. E non è il frutto di libertarismo estremo o del relativismo morale. Nasce dal principio elementare e ragionevole che nessuno può disporre del corpo di una persona riconosciuta consapevole e autonoma tranne la persona stessa. Il quale principio non nega che il corpo di una persona e la persona stessa possano in realtà appartenere a un ordine superiore, che può essere a scelta la Società, la Storia, la Natura o la Provvidenza. Ma purché queste agiscano direttamente e spontaneamente. Se un uomogiudice, un uomopolitico, un uomoscienziato, o un uomosacerdote devono decidere concretamente al posto dell'ordine superiore che non può farlo, non si capisce perché non debba essere l'uomo titolare del corpo ad agire in nome di questo ordine superiore nelle questioni private del suo corpo. In una parola: anche se il mio corpo appartiene a un ordine superiore a me stesso, perché deve essere un altro come me - giudice, uomo di governo, medico o scienziato - e non io stesso a interpretare il disegno dell'ordine superiore riguardo al mio corpo? Forse che ci sono esperti di ordine superiore e profani, come ci sono esperti di fisica e di geografia? Naturalmente questo principio riconosce tutte le eccezioni del caso in cui la mia decisione ricada su altri, contribuendo a minare una struttura di convivenza, direttamente - per esempio se uno si inocula il germe di un'epidemia - o moralmente: ma questo è altro discorso.
C'è poi un aspetto ilarotragico. Le stesse strutture che per ragioni giuridico morali si prendono il diritto di obbligare un individuo al trattamento sanitario (il caso del testimone di Geova), per ragioni giuridico morali si prendono il diritto di negare a un altro individuo il trattamento sanitario (l'obiezione di coscienza dei sanitari di fronte all'aborto). Le due facce della stessa medaglia ipocrita e intollerante.



fonte

Articolo del giornalista Maurizio Barbato apparso su Repubblica ed. 23 agosto 2002