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Azerbaigian: Il processo penale riprende per i Testimoni di Geova

Di Felix Corley

Mushfiq Mammedov, un giovane di 23 anni Testimone di Geova, il quale voleva che gli fosse permesso di svolgere il servizio alternativo anziché quello obbligatorio militare in linea con la costituzione dell’Azerbaigian e con gli impegni internazionali, sta per affrontare fino a due anni di prigione se sarà condannato. Il suo processo alla Corte del Distretto di Baku, il quale è iniziato il 30 giugno, riprende il 12 luglio. "Noi non sappiamo come andrà avanti l’udienza, e nemmeno quanto durerà la causa", ha detto sua madre Sevil Najafova al Servizio Notizie del Forum 18. "L’Azerbaigian ha sottoscritto obblighi con il Consiglio d’Europa per adottare una legge sul servizio alternativo, ed il non garantire il servizio alternativo è una evidente violazione di questo impegno", ha detto Krzysztof Zyman del Consiglio d’Europa al Forum 18. Ma Adil Gadjiev dell’Ufficio del Difensore Civico per i Diritti Umani di Baku insiste dicendo che l’Azerbaigian non sta facendo nulla di sbagliato. "Sottoscrivere tali impegni non significa che noi accettiamo questi diritti senza una legge corrispondente".


Il processo penale di un giovane 23enne Testimone di Geova, Mushfiq Mammedov, per il rifiuto del servizio militare sulla base di motivi di coscienza religiosa riprende a Baku il 12 luglio. "Noi non sappiamo come andrà avanti l’udienza, e nemmeno quanto durerà la causa", ha detto sua madre Sevil Najafova al Servizio Notizie del Forum 18 dalla capitale dell’Azerbaigian il 7 luglio. "Mushfiq è pronto a svolgere il servizio alternativo in linea con le proprie convinzioni religiose, infatti egli ha scritto al commissariato militare per dire loro che egli vorrebbe farlo".

L’articolo 76 comma 2 della Costituzione dell’Azerbaigian dichiara: "Se le credenze dei cittadini entrano in conflitto con il servizio militare, allora, in alcuni casi regolati dalla legislazione, è permesso il servizio alternativo invece del servizio militare". Tuttavia, in contrasto con i propri impegni presi con il Consiglio d’Europa, l’Azerbaigian non ha una legge che permetta l’esenzione dal servizio militare per motivi di coscienza.

Adil Gadjiev, il quale lavora sui casi di servizio alternativo all’Ufficio del Difensore Civico per i Diritti Umani, insiste che, senza una legge sul servizio alternativo, questo diritto costituzionale non può essere applicato. "Ciò non significa che siamo contro il servizio alternativo", ha detto al Forum 18 da Baku il 7 luglio. "Ma c’è una guerra non dichiarata in atto con l’Armenia e milioni di rifugiati dal conflitto. Sottoscrivere tali impegni non significa che noi accettiamo questi diritti senza una legge corrispondente". (Stime importanti pongono il numero dei rifugiati etnici azeri dall’Armenia e parte degli azeri sotto il controllo degli etnici armeni ad un numero di 700.000)

"L’Azerbaigian ha sottoscritto obblighi con il Consiglio d’Europa per adottare una legge sul servizio alternativo, ed il non garantire il servizio alternativo è una evidente violazione di questo impegno", ha detto Krzysztof Zyman, un funzionario della Direzione Generale per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa il quale ha preso in esame questa questione, al Forum 18 da Strasburgo il 7 luglio.

Ad ogni modo, sotto pressioni internazionali, una legge si sta preparando in modo tardivo. "Il Consiglio d’Europa è stato informato in merito ad una legge sul servizio alternativo che si sta preparando in Azerbaigian", ha detto al Forum 18. "Noi stiamo guardando avanti all’opportunità di studiare un testo di proposta di legge nel prossimo futuro per garantire che tutti gli standard europei sul servizio alternativo siano accolti".

A premere sulle autorità per implementare al più presto l’obbligo dell’Azerbaigian di istituire il servizio alternativo e di porre fine alle persecuzioni basate sulle credenze religiose individuali è Eldar Zeynalov, il direttore del Centro per i Diritti Umani con base a Baku in Azerbaigian. Egli ha preso in esame il caso di Mammedov, sottolineando al Forum 18 in maggio che le sue credenze "coincidono con gli obblighi che l’Azerbaigian ha sottoscritto al Consiglio d’Europa e nella propria Costituzione".

Mammedov è stato arrestato il 28 aprile, nove mesi dopo aver detto al Commissariato Militare del Distretto di Sabail a Baku che per lui non era possibile svolgere il servizio militare obbligatorio sulla base di convinzioni religiose. Egli ha chiesto invece che gli fosse permesso di svolgere il servizio alternativo garantito dall’articolo 76 comma 2 della Costituzione, il quale dichiara: "Se le credenze dei cittadini entrano in conflitto con il servizio militare, allora, in alcuni casi regolati dalla legislazione, è permesso il servizio alternativo invece del servizio militare". Ciò è stato negato.

Il giorno dell’arresto egli è stato anche formalmente accusato sotto l’articolo 321.1 del Codice Penale, il quale punisce la diserzione dal servizio militare con una condanna fino a due anni di prigione (vedi F18News 12 maggio 2006: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=779, traduzione: http://www.cristianitestimonidigeova.net/Portal/articolo.aspx?Articolo=297).

La sig.ra Najafova ha affermato che il proprio figlio è stato trattenuto nella prigione investigativa Bayil di Baku, ma che è stato poi reso libero da una sentenza della corte il 26 maggio e posto sotto gli arresti domiciliari in attesa del processo. Il processo è iniziato alla Corte del Distretto di Sabail dopo diversi rinvii con un’udienza preliminare il 30 giugno, alla quale aveva assistito anche la sig.ra Najafova. "L’udienza è stata condotta correttamente ed onorevolmente", ha detto al Forum 18. Lei ha detto che i testimoni del Commissariato Militare hanno dichiarato alla corte che essi non avevano intenzione di perseguire le loro minacce per imprigionare suo figlio, ma che intendevano solo intimidirlo per indurlo a firmare per svolgere il servizio militare.

Gadjiev ha detto al Forum 18 che l’ufficio del difensore civico ha presentato un "appello ufficiale" alla corte a favore di Mammedov, urgendo una "corretta considerazione del caso in linea con tutte le nostre leggi". Egli ha rifiutato di spiegare cosa ciò significasse. "La nostra legge sull’ufficio del difensore civico non può interferire con le sentenze della corte", ha detto Gadjiev al Forum 18. "Ciò è già oltre quello che potremmo fare". Egli ha inoltre denunciato che gli ufficiali del suo ufficio hanno incontrato Mammedov a partire dal suo rilascio dalla prigione di Bayil e lui era d’accordo di servire nell’esercito.

Tuttavia, la famiglia di Mammedov ha respinto tutto questo. Essi hanno detto al Forum 18 che tali pressioni furono esercitate su di lui mentre era in prigione al punto che egli aveva firmato un foglio nel quale egli avrebbe servito nell’esercito. "Egli era sotto shock ed ha firmato. Ma egli vuole servire la sua nazione svolgendo il servizio alternativo".

Un altro Testimone di Geova obiettore di coscienza, Mahir Bagirov, ha affrontato un processo penale per il rifiuto del servizio militare (vedi F18News 10 febbraio 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=507). Ha perso tutte le cause nelle corti, ed ha lasciato l’Azerbaigian nel 2005 per evitare ulteriori procedimenti penali nei contro di lui.

Le autorità hanno guardato i Testimoni di Geova con sospetto da molto tempo. Gli attacchi della stampa rimangono frequenti e nel 2005 un numero considerevole di loro adunanze furono vittime di irruzioni della polizia, mentre individui Testimoni di Geova vennero interrogati, tenuti agli arresti e minacciati. Un numero di comunità protestanti hanno affrontato simili irruzioni da parte della polizia (vedi F18News 16 novembre 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=689).

Malgrado quest’anno siano state riportate molte meno irruzioni della polizia ai danni dei Protestanti, nello scorso aprile la polizia ha fatto irruzione in una chiesa protestante di Baku.

L’Azerbaigian ha già severe restrizioni sull’attività religiosa, procedimento che viola gli obblighi internazionali della nazione in materia di diritti umani. Comunque Rafik Aliev, fino a recentemente il capo del Comitato di Stato per il Lavoro e per le Organizzazioni Religiose, era determinato ad inasprire i controlli governativi ancora ulteriormente. Con la rimozione di Aliev da parte del presidente Ilham Aliev (nessuna relazione) alla fine di giugno, le minoranze religiose hanno detto al Forum 18 che esse sperano che la situazione diventerà più agevole per loro.

Un funzionario del Comitato di Stato, il quale non ha voluto fornire il suo nome, ha detto al Forum 18 che il 7 luglio il vice-presidente, Elchin Askerov, è il capo temporaneo in carica del comitato. Il funzionario ha detto che non si sa ancora chi prenderà il posto del responsabile, e nemmeno quando il decreto di nomina sarà effettuato. Egli ha detto che non conosce i motivi per cui Rafik Aliev è stato rimosso dall’incarico.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato su Forum 18 Servizio Notizie, in data 7 luglio 2006, da parte del giornalista Felix Corley (http://www.forum18.org).