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La chirurgia senza sangue diventa la più comune

Gli ospedali di Fairview e St. Vincent utilizzano tecniche per una tipologia di pazienti

Brenda Landsdowne ha bisogno di una serie di interventi che potrebbero implicare gravi perdite di sangue.

Però la 50enne residente a Youngstown è una Testimone di Geova e l’interpretazione della Scrittura indica che lei non potrebbe assumere sangue in qualsiasi maniera, inclusa una trasfusione.

Venti anni fa lei sarebbe probabilmente morta a causa della perdita di sangue durante l’intervento. Ma grazie a progressi tecnologici ed alla chirurgia “senza sangue”, i dottori hanno rimosso la vescica della Landsdowne come pure tumori multipli. Meno di tre mesi dopo, è ritornata a lavorare.

"E’ stato un intervento davvero molto complicato ed io non sarei stata capace di sopravvivere senza di esso", ha detto.

L’intervento della Landsdowne all’Ospedale di Fairview non ha richiesto una goccia di sangue donato.

Le tecniche sono state introdotte nei tardi anni ’70 e nei primi anni ’80 tra le pressioni dei Testimoni di Geova, quando i medici provavano ad accondiscendere alle credenze religiose dei loro pazienti facendo comunque onore al loro giuramento di Ippocrate, e tra l’isterismo nascente dal pericolo HIV/AIDS nelle trasfusioni di sangue.

Gli interventi sono possibili grazie a medicinali come il Procrit e l’Epogen, i quali aumentano i globuli rossi di sangue prima e dopo un’operazione. Altre procedure speciali riducono la perdita di sangue oppure riciclano il sangue durante l’operazione.

In anni recenti, gli interventi senza sangue sono stati in ascesa agli ospedali di Fairview e St. Vincent Charity, i quali si sono specializzati nella procedura.

St. Vincent è stato il primo ospedale nell’area a fare gli interventi, 54 nel 1994, la maggior parte nei Testimoni di Geova, provenienti da tutta la nazione.

Lo scorso anno c’erano 352 pazienti, nonostante Deborah Thomas, direttrice del Centro per la Conservazione del Sangue abbia detto che i "nostri numeri sono per eccesso, dato che abbiamo considerato tutte le operazioni come se fossero senza sangue dal 2003".

Il Testimone di Geova Joe Thomas ha subito un intervento senza sangue al St. Vincent quando era un adolescente. Ora è il coordinatore del Centro per la Gestione Avanzata del Sangue all’Ospedale di Fairview.

Nel 2002, 300 pazienti hanno subito operazioni senza sangue al Fairview. Lo scorso anno il numero era salito a 1.000.

"Il novanta per cento dei pazienti che noi curiamo non è qui per motivi religiosi", ha detto Thomas.

Sebbene questo possa essere veritiero, la chirurgia senza sangue non esisterebbe se non fosse per i Testimoni di Geova.

Ci sono oltre un milione di Testimoni di Geova negli Stati Uniti. L’Ohio ne ha 37.800, la settima più grande popolazione.

Citando le scritture di Atti, Levitico e Deuteronomio, le quali danno istruzioni circa il bere sangue, la spiegazione ha fatto rilevare il divieto di accettare le trasfusioni di sangue.

I Testimoni di Geova hanno formato comitati sanitari, i quali esistono in tutto il mondo; in Ohio ce ne sono sei. Art Flynn, presidente della filiale di Cleveland, li descrive come "individui che lavorano con gli ospedali e con i nostri dipendenti assicurando che essi ottengano il supporto medico e religioso di cui hanno bisogno".

Però, come ha fatto notare Thomas, mentre il numero di interventi locali e nazionali continuava a salire, persone di tutte le denominazioni religiose vi si sono sottoposte tranquillamente.

"La reazione di quattro o cinque anni fa era: 'Non ne ho mai sentito parlare', 'Non ne sono sicuro'. Oggi è: 'Ho sentito qualcosa in merito. Ne voglio sapere di più'", ha detto il Dr. Richard Treat, direttore medico del Centro per la Medicina e la Chirurgia Avanzata senza Sangue al Fairview.

Una di queste persone è Selma Drake. La 74enne battista della zona ad est di Cleveland non aveva mai subito un intervento, ma aveva bisogno di una nuova anca. I suoi dottori avevano suggerito la medicina senza sangue al St. Vincent.

Ha iniziato la preparazione in aprile, un mese prima dell’intervento. L’operazione avvenne senza problemi.

"Ho pensato che essi siano stati bravi nell’utilizzare il mio proprio sangue", ha detto.

Scienza e religione si incrociano frequentemente e spesso nascono controversie. In questa situazione però i Testimoni di Geova hanno contribuito a modernizzare la medicina in una maniera che potrebbe potenzialmente essere a beneficio di chiunque.

"E’ una interpretazione particolare di una serie di scritture ma, ironia della sorte, io penso che ci abbiano reso un servizio", ha detto il Dr. Stephen Post, professore di bioetica all’Università di Case Western, riferendosi alla menzione di astenersi dal sangue in Atti.

I benefici alla salute sono meno evidenti. La fornitura di sangue è, nella maggior parte dei casi, ben regolata e sicura. Mentre tutti possono essere d’accordo che evitare una trasfusione di sangue è positivo, in quanto a volte le trasfusioni sovrastano il sistema immunitario, nessun importante studio scientifico prova che queste chirurgie siano necessariamente le migliori.

"Io appoggio i loro sforzi", ha detto il Dr. James AuBuchon, primario di patologia al Centro Medico di Dartmouth-Hitchcock. "Sono stati di beneficio. Se questo poi comporti o meno esiti migliori sui pazienti resta ancora da essere documentato".

Mentre i benefici alla salute potrebbero essere contestati, quelli economici sono evidenti. Dai 500 ai 600 dollari americani per unità di sangue, e tenendo conto che gli interventi più importanti richiedono dalle due alle quattro unità, le operazioni senza sangue hanno fatto risparmiare all’Ospedale di Fairview 600.000 dollari lo scorso anno.

Un numero stimato di 7.000 a 8.000 ospedali offrono questi interventi, ma solo un paio di centinaia hanno specificatamente programmi come quelli del Fairview e St. Vincent.

"La maggior parte degli ospedali più importanti adottano le chirurgie senza sangue", ha detto AuBuchon. "Molti dottori seguono quell’atteggiamento secondo cui se la perdita di sangue può essere evitata allora si dovrebbe farlo. In molte occasioni ciò è diventato un’operazione di marketing, un modo per gli ospedali di distinguersi tra di loro”.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato su “The Plain Dealer”, in data sabato 1° luglio 2006, da parte di Erika Beras, giornalista del Plain Dealer (http:// www.cleveland.com).