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Fontaneto D’Agogna: Emo Piccioni sparì un anno fa senza lasciare traccia dopo una strana telefonata

«Mio marito rapito da un folle»

Non si arrende la moglie del Testimone di Geova scomparso




Fontaneto D’Agogna (NO) – Emo Piccioni vittima di un folle, un maniaco che colpisce nella zona della bassa Valsesia? A quasi un anno di distanza dalla scomparsa del marito, Enza Gentina, la moglie, non si dà per vinta. E alle vetrate dei supermercati e dei centri commerciali, sulle cabine telefoniche, alle vetrine dei negozi ha ripreso ad attaccare le foto del marito.
Piccioni, uno degli esponenti di spicco dei Testimoni di Geova di Borgomanero, è scomparso il 31 ottobre del 2005: «Eravamo nella Sala del Regno quando mio marito ha ricevuto una telefonata che gli diceva di correre subito alle poste di Prato Sesia per recuperare dei documenti di un confratello che questo anonimo aveva ritrovato. Da quel momento non l’ho più rivisto». Le ricerche dei carabinieri, della guardia forestale e dei volontari hanno portato al ritrovamento della Punto, l’auto di Piccioni, ma di lui nessuna traccia né una testimonianza. Enza Gentina però un’idea di quanto è successo se l’è fatta: «In questi mesi ho contattato le famiglie della nostra provincia e delle zone vicine che hanno avuto un parente disperso e ho notato che in almeno cinque casi si tratta di persone che abitavano nella Bassa Valsesia o erano originarie di lì. Un fatto che mi ha insospettito. Le indagini dei carabinieri hanno poi accertato che la telefonata arrivata a Borgomanero il giorno della scomparsa era stata fatta da una cabina telefonica di Prato Sesia, anche qui in Bassa Valsesia, a pochi metri di distanza da dove è stata ritrovata l’auto di mio marito».
C’è poi un terzo fatto: «Chi ha chiamato conosce bene le abitudini dei Testimoni di Geova. Sa che noi siamo abituati ad aiutare le persone ed accettiamo subito un incarico per gli altri: per questo a mio marito è stato proposto di ritirare dei documenti ritrovati, la stessa cosa che era stata proposta anche a dei confratelli di Biella e di Borgosesia». In un primo momento Enza Gentina aveva pensato ad una setta di satanisti, ma oggi ritiene superata quell’ipotesi: «Fossero stati dei satanisti, credo che avrebbero potuto rapire un Testimone di Geova senza chiasso e senza telefonate: noi usciamo in continuazione per portare il nostro messaggio alla gente, spesso siamo soli. Non c’era bisogno di telefonare e creare tutto questo parapiglia. Avrebbero potuto prenderlo quando volevano. Io sono del parere che Emo si sia imbattuto in qualche pazzo, però molto lucido, che conosce bene sia la zona della Bassa Valsesia sia i Testimoni di Geova. C’è un altro elemento che me lo conferma: il fatto che tutte le telefonate, anche quelle fatte ai confratelli di Biella e Borgosesia, chiedessero di andare subito nel luogo dell’appuntamento, come se chi telefonava fosse lì vicino e non volesse aspettare troppo per non farsi notare. C’è anche da dire che in tre telefonate, compresa quella a mio marito, il luogo dell’appuntamento era la piazza davanti alle poste di Prato Sesia». Un’ipotesi, quella di Enza Gentina, che finora non è stata confortata da nessuna telefonata di testimoni o altro indizio: «E’ questo l’altro aspetto incredibile, che Emo sia sparito come se l’avessero preso gli ufo, una cosa assurda, perché qualcuno ti deve vedere, ti nota. Invece non ci sono state né telefonate né oggetti ritrovati».
Resta anche un’altra ipotesi, che Piccioni se ne sia andato spontaneamente, ma la moglie è convinta che non sia così: «Certo che abbiamo preso in considerazione anche questa possibilità, perché è umano che possa avvenire. Ma il suo conto corrente è ancora aperto, non è stato prelevato neppure un centesimo. Se avesse voluto andarsene, avrebbe dovuto poi prelevare qualcosa, ma così non è stato. Inoltre stava veramente bene, era in armonia sia in famiglia che con la comunità dei Testimoni di Geova. Per questo sto cercando di trovare delle risposte».
Per questo Enza Gentina, caparbia, tenace, ha ripreso ad attaccare le foto del marito nei luoghi «critici»: «Magari qualcuno, guardando quella foto, potrà avere un flash di memoria e darci un’indicazione».
Emo Piccioni è scomparso da un anno qui, alla Sala del Regno di Borgomanero, dove Piccioni ricevette la telefonata misteriosa.



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CRONISTORIA DEI FATTI ACCADUTI:



GIALLO A «CHI L’HA VISTO?» IL CASO DEL TESTIMONE DI GEOVA SPARITO IL 31 OTTOBRE: AVEVA RICEVUTO MISTERIOSE TELEFONATE, POI LA SUA AUTO E’ STATA TROVATA A PRATO SESIA

«Mio marito vittima di un folle satanista»
La moglie dell’artigiano scomparso da Fontaneto: temo che gli abbiano fatto del male


FONTANETO D’AGOGNA

E’ opera di un folle satanista la scomparsa di Emo Piccioni, l’artigiano metalmeccanico animatore dei Testimoni di Geova? L’ipotesi è stata lanciata dalla moglie, Enza, durante la trasmissione «Chi l’ha visto?». Cinquattotto anni, da tre in pensione, Piccioni abitava con la famiglia a Fontaneto d’Agogna: era un anziano dei Testimoni di Geova, «si spendeva per i fratelli, si faceva amare - racconta Eros, il cognato - e aveva l’incarico di andare a trovare le persone malate della Congregazione, negli ospedali». Una vita impeccabile, tutta trascorsa tra la famiglia e la comunità religiosa, con l’unico diversivo dell’orto e le passeggiate nei boschi col cane. Il pomeriggio del 31 ottobre Piccioni è a Borgomanero, alla Sala del Regno, dove deve tenere una conferenza biblica. Squilla il telefono, e Piccioni, vicino all’apparecchio, risponde: «Ha alzato la cornetta - racconta Marco, il figlio, che gestisce l’azienda metalmeccanica a Borgomanero con la sorella Cinzia - ed hanno sentito che parlava con una persona. Lui ha raccontato che questo sconosciuto aveva detto che un altro Testimone di Geova, di Vercelli, aveva perso documenti e lui li aveva trovati». Si trattava di andare a prenderli, e il luogo dell’appuntamento era davanti alla Posta di Prato Sesia. «Mio padre - dice il figlio - ha dato la sua disponibilità, ma ha aggiunto che in quel momento era occupato». Un altro Testimone si è recato a Prato Sesia, ma davanti alla Posta non ha trovato nessuno. Emo Piccioni, al termine della funzione, per uno scrupolo ha voluto recarsi lo stesso a Prato, e da quel momento non si è più saputo nulla di lui. Due giorni dopo è stata rintracciata la sua auto, parcheggiata in piazza a Prato, ma dell’artigiano nessuna traccia, nonostante le ricerche di vigili del fuoco e Protezione Civile. Una scomparsa inspiegabile, come dice il suocero, Eros: «Una scomparsa assurda, senza una motivo plausibile». Ma una traccia emerge qualche giorno dopo: «Un mio dipendente - racconta Marco - mi ha detto che erano arrivate telefonate analoghe alla Sala del Regno di Borgosesia, dove anche qui si parlava di documenti ritrovati e si invitava a venire a prenderli a Prato Sesia, davanti alla Posta». Nel giugno 2004 ai Testimoni di Geova di Biella era arrivata una lettera in cui uno sconosciuto invitava a recarsi al castello di Rovasenda per parlare di problemi personali: ci va Palmiro, uno dei Testimoni più anziani, accompagnato da Matteo, ma nessuno si fa vivo. Qualche mese più tardi Palmiro riceve una telefonata, che invita a recarsi nella discarica di Borgosesia, per ricevere dei documenti ritrovati. Sempre a Borgosesia, alla Sala del Regno, qualcuno si introduce nottetempo, scrive sui muri e lascia un biglietto sul cristallo di un’auto dei confratelli parcheggiata lì davanti: «Dovete morire tutti». Chi c’è dietro alle telefonate misteriose indirizzate ai Testimoni di Geova, tutte contraddistinte dall’esca dei documenti ritrovati? Enza Piccioni, la moglie di Emo, lancia un’ipotesi e collega la scomparsa del marito alla data, il 31 ottobre, la notte di Halloween: «Ho pensato subito che era Halloween e che c’era qualche pazzo satanico che faceva qualcosa. Ero stata in predicazione nel pomeriggio ed avevamo parlato proprio di questa festa. Io l’avevo detto anche alle persone a cui portavo le riviste. Guardate che questa non è una festa cristiana. E’ una festa che ha le radici nel paganesimo ed è comunque la festa delle streghe. Che poi uno la faccia solo per divertirsi è un conto, comunque le radici sono quelle e c’è sempre qualche matto che la prende sul serio. Mi sono spaventata tantissimo, perchè ho detto, qua me l’hanno preso e gli hanno fatto qualcosa».

FONTE: La Stampa Web, 15 dicembre 2005.



GIALLO DAL 31 OTTOBRE NON SI HANNO PIU’ NOTIZIE DELL’ARTIGIANO DI FONTANETO. UNICA TRACCIA: TELEFONATA

FONTANETO D’AGOGNA

Enza Gentina ne è convinta: «Qualcuno, io credo un folle satanista, voleva fare del male a un Testimone di Geova; purtroppo ci è andato di mezzo mio marito. Alle quattro di pomeriggio del 31 ottobre, nella Sala del regno di Borgomanero, l’ho salutato per l’ultima volta: da quel momento non l’ho visto più, non ho più avuto una traccia». Enza Gentina è la moglie di Emo Piccioni, 58 anni, il Testimone di Geova scomparso il 31 ottobre, dopo essersi recato a Prato Sesia per ritirare i documenti che un sedicente anonimo aveva dichiarato al telefono di avere recuperato. «Mio marito non aveva nemici, era una persona tranquillissima, stava bene con tutti, e penso che il responsabile di quanto è accaduto volesse colpire non tanto lui, quanto un Testimone di Geova». La scomparsa di Piccioni è l’ultimo episodio di una catena inquietante di fatti su cui quanto è accaduto il 31 ottobre getta un’ombra drammatica: nelle sale del Regno di Biella e Borgosesia erano giunte nei mesi scorsi telefonate dello stesso tenore, ma in questo caso a recarsi sui luoghi dell’appuntamento erano stati due o tre confratelli della congregazione religiosa. «Un anno fa - dice Palmiro Bruscaglin, Testimone di Biella - ho ricevuto una lettera con dieci euro per il viaggio: mi invitava ad andare al castello di Rovasenda a ritirare dei documenti. Ci sono andato con un confratello e non abbiamo visto nessuno». A Borgosesia, sul parabrezza di un’auto parcheggiata davanti alla Sala del Regno, era stato lasciato un biglietto con la scritta «morirete tutti». Episodi a cui non era stata data importanza ma che ora, dopo la scomparsa di Piccioni, hanno cambiato di segno e sono oggetto delle indagini dei carabinieri. «Mio papà è andato a Prato da solo - dice il figlio Marco, che ha rilevato l’officina metalmeccanica di via Curti a Borgomanero, avviata dal padre - e ci è andato tranquillo. Aveva in tasca venti euro: ha parcheggiato l’auto in piazza e poi non sappiamo più niente». All’inizio la famiglia Piccioni aveva mantenuto il massimo riserbo: «Non riuscivamo a capire cosa potesse essere successo, perchè mio padre la sera era sempre a casa, non era tipo da bar. I primi giorni - continua Marco - abbiamo fatto tutte le supposizioni, e ne abbiamo parlato ai carabinieri, ma è stato accertato che non aveva nessun problema, la sua vita era cristallina. Da tre anni era in pensione e si dedicava ai confratelli, andava a trovarli all’ospedale». Il suocero, Giacomo, indica l’auto richiusa in garage nella casa di Fontaneto, in località Storni, in mezzo ai boschi, la serra che il genero aveva costruito: «Emo aveva la passione per la campagna e i boschi. Andavamo insieme a prendere i funghi, facevamo la gara a chi ne trovava di più: era una persona straordinaria, dicevo sempre che mia figlia era stata fortunata». Perchè dovrebbe essere stato un satanista a rapirlo o a fargli del male? «E’ la cosa che ho pensato subito - risponde la signora Enza - appena mio marito non è tornato. Era la notte di Halloween, e tante volte avevamo parlato di questa festa pagana, proprio lo stesso giorno». Ma i Testimoni di Geova hanno svolto campagne precise contro i satanisti? «Siamo contrari a questo fenomeno - risponde Marco - ma non abbiamo fatto nessuna campagna particolare». Enza Gentina chiede agli inquirenti di svolgere un’indagine capillare sull’ambiente del satanismo: «Sono convinta che potrebbe emergere qualcosa. Bisogna che venga fatta un’indagine molto accurata, perchè queste persone ci sono anche nella nostra zona». Nell’ambiente dei Testimoni di Geova c’è preoccupazione: «Un fatto di questo genere preoccupa - dicono a Cameri, dove c’è la sede del movimento - ma attendiamo con fiducia l’esito delle indagini». - Barbara Cottavoz.

NOVARA

«Difficile che si tratti di un delitto deciso ed eseguito da satanisti. Penso piuttosto all’azione isolata di un folle che crede di impersonare il Male e fa fuori chi pensa possa ostacolarlo»: è l’opinione di Giorgio Gagliardi, psichiatra e consulente dello sportello «Sos antiplagio» di Novara. Un sequestro o addirittura un assassinio sarebbe quindi una reazione sproporzionata rispetto alla situazione del Novarese: «In questa zona esistono piccoli gruppi, che agiscono e si muovono poco e hanno come riferimento il Milanese. I più organizzati sono i Sotul, con un’impronta occultista, e i Damanur, che sono esoterico-occultisti - precisa Gagliardi -. Gli altri sono per lo più individui singoli che si ritrovano per fare rituali, piccole formazioni collegate fra di loro. Ben diverse dalle confraternite luciferine di vecchia data, chiuse e con un alto numero di adepti». In questo quadro sarebbe difficile ipotizzare un delitto punitivo voluto da satanisti: «Di solito un assassinio è opera di sette importanti che hanno interesse a eliminare qualcuno che sa i loro segreti, soprattutto quelli di natura contabile. Ma in genere gli adepti fanno eseguire l’omicidio a qualcun altro, ad esempio un tossicodipendente disperato, e non agiscono in prima persona - continua lo psichiatra -. Oppure il sequestro e l’uccisione è l’azione di uno ‘’scoppiato’’, una persona con una grave psicopatologia che si sente in dovere di eliminare chi ostacola lui e i suoi adepti in quanto personificazione del Male».

FONTE: La Stampa Web, 16 dicembre 2005.



S’INDAGA SULLA SPARIZIONE DI EMO PICCIONI

All’ombra di Geova i misteri di Borgomanero
Un Testimone scomparso, altri minacciati. La comunità non ha dubbi: giallo religioso


16/12/2005 - di Pierangelo Sapegno


BORGOMANERO. «Poi Daniele andò a casa e narrò la cosa ai suoi compagni ed essi implorarono misericordia dal Dio del cielo riguardo a questo mistero». Daniele 2, 17. In un paese fra il Ticino e la Sesia e boschi di robinie e castagni, è scomparso un testimone di Geova, Emo Piccioni, 58 anni, ed altri hanno rischiato di sparire come lui convocati ad appuntamenti che non c'erano e altri ancora sono stati minacciati. Tutto questo, però, non ha un reato, non ha un volto, non ha una prova, non ha niente se non il suo mistero. Può darsi che sia come dice Palmiro Bruscaglin, 60 anni, da Biella, uno di quelli che è stato convocato allo stesso appuntamento di Emo Piccioni, che sta tutto scritto nella Bibbia, che l'ha detto Gesù Cristo. Può darsi che ci siano altri misteri più terrigni, può darsi che l'uomo cerchi nel cielo risposte che non esistono. «Sia benedetto il nome di Dio. Egli alterna tempi e stagioni, depone i re e li innalza. Svela cose profonde e occulte, e sa quel che è celato nelle tenebre». Daniele 2, 20-22. Ma perché i testimoni di Geova? E perché prima a Biella e poi a Borgomanero, e perché conoscono i nomi e i numeri di telefono e le abitudini di tutti quelli che chiamano? All'inizio, racconta Marco Piccioni, neppure loro ci credevano tanto e quando sparì papà andarono a cercare in banca i suoi conti e spulciarono fra le sue carte per trovare qualcosa.

Non trovarono niente. Cominciarono a convincersi che poteva davvero essere una persecuzione, perché poi vennero a sapere che altri testimoni di Geova erano stati minacciati, e altri avevano rischiato di scomparire nello stesso modo del babbo e alla fine pure il fratello Fausto, che è l'unico laico della famiglia, l'unico che non va in giro con la Bibbia a recitare salmi e a puntare il dito, pure lui ha finito per crederci: «C'entra la religione. E' un mistero religioso». I carabinieri dicono che stanno indagando. Per ora non hanno trovato niente. Emo Piccioni l'hanno cercato per tre giorni e tre notti, dopo il 31 ottobre. Hanno scandagliato il fiume, setacciato i boschi, vigili del fuoco e protezione civile.

C'era la sua Punto nel parcheggio delle Poste di Prato Sesia, un paesino. Una volta hanno trovato solo un biglietto sul parabrezza di una macchina di un altro testimone di Geova: «Morirete tutti», una cosa così. Libro primo, salmo dieci: «Perché, Signore, stai lontano, nel tempo dell'angoscia ti nascondi?». Per ora c'è soltanto una storia da raccontare, senza risposte. Tutto è cominciato qui, in questa villetta gialla con la guazza sul prato e i cespugli di mortella, e un piccolo porticato che guarda la statale sepolta di macchine, davanti alla scritta «Sala del Regno dei Testimoni di Geova». Adesso c'è un gran silenzio, una vecchia Panda nel cortile e le persiane verdi sono chiuse. Il 31 ottobre c'era un mucchio di gente ed è l'ultima volta che hanno visto Emo Piccioni, testimone di Geova dal 1973, «quando s'è convinto che l'unica vera fede è quella», come dice il fratello Fausto, la tuta sporca di grasso e le mani nere di lavoro. «Non so perché».

Emo era andato lì con la moglie Enza Gentina, perché doveva tenere una conferenza nella Sala del Regno di Borgomanero. A un certo punto suona il telefono. Chiedono di lui. Va a rispondere. Qualcuno che sapeva che lui era lì. E' la prima domanda senza risposta. Una voce gli dice: «Ho trovato il documento di un vostro confratello che è lontano e non può ritirarlo. Mi ha fatto il tuo nome, mi ha detto di darlo a te». Gli dà un appuntamento dietro alle Poste di Prato Sesia, lì vicino. Ma Emo non può, deve tenere la conferenza, e manda degli altri. Questi partono, vanno e tornano. Non abbiamo visto nessuno, gli dicono. Lui allora finisce di parlare e poi decide di andarci. Non è più tornato indietro.

Il giorno dopo cominciano a cercarlo. C'è la sua Punto nella piazza: tutto in ordine, non manca niente. Il posto non è molto illuminato e da lì parte una stradina che si può prestare a un imboscata. Racconta il figlio Marco che all'inizio cercano qualcosa che possa giustificare un suicidio. Niente. E' sparito con 20 euro in tasca, troppo pochi per scappare. La moglie Enza assicura che erano ancora innamoratissimi e che altre storie non esistevano. Tutti testimoni di Geova in famiglia, a parte Fausto, il fratello di Emo. Poi succedono altri fatti strani. A Borgosesia, un altro testimone di Geova viene chiamato con la stessa telefonata che aveva ricevuto Piccioni, ho trovato questo documento, mi ha fatto il tuo nome, vieni a prenderlo. Questa volta l'appuntamento è in una discarica abbandonata. Lui ha paura e non ci va da solo. Non vedono nessuno.

Però, qualche giorno dopo spunta quel biglietto, «Morirete tutti», sulla macchina di un altro confratello. La notizia arriva in televisione, e salta fuori Palmiro Bruscaglin, da Biella, 60 anni, testimone di Geova anche lui. Racconta che un anno fa, nel 2004, ricevette la stessa telefonata, appuntamento vicino a un castello. Ci andò in compagnia e non vide nessuno: «Ma se ero da solo, capitava come a Piccioni». Lui, il Palmiro, ricorda la Bibbia, che sta scritto lì: «Cristo ha detto: come perseguiteranno me, perseguiteranno anche voi». Vorremmo dirgli che non sapevamo che si riferisse ai testimoni di Geova. «E' dura essere dei veri cristiani oggi», dice. Già. A 20 km da Borgomanero, c'è Gallarate con le sue sette di satanisti. Forse c'entrano qualcosa? «Ah, caro mio. E' un mistero». Il tipo di fronte a me fa come quegli avvocati nelle arringhe, che leggendo fingono di perdere il segno e poi riprendono. Non importa. Cita a memoria. Genesi nove, versetto sei: «Colui che spargerà sangue dell'uomo, dall'uomo vedrà spargere il proprio sangue».

FONTE: La Stampa Web, 16 dicembre 2005.



Giallo a Borgomanero, in provincia di Novara
Scomparso nel nulla un testimone di Geova

Dal 31 ottobre non si hanno più notizie di Emo Piccioni, 58 anni. Sull'auto di un altro fedele trovato un biglietto: «Morirete tutti»


ROMA - Un testimone di Geova scomparso nel nulla. Uno sfuggito a un agguato. E poi un biglietto: «Morirete tutti». È giallo a Borgomanero, in provincia di Novara. Un giallo, secondo la comunità cristiana che vive nella zona, «a sfondo religioso». Sul caso indagano i carabinieri. Ed è diffuso il sospetto che nella zona si aggiri un «persecutore». Uno dei testimoni di Geova della zona, Palmiro Bruscaglin, 60enne di Biella, ha raccontato di essere stato vittima un anno fa di un analogo episodio al quale riuscì a sfuggire.

TELEFONATA ANONIMA - Tutto è cominciato il 31 ottobre scorso con una telefonata anonima ad Emo Piccioni, 58 anni, l'uomo misteriosamente scomparso nel nulla.
«Ho trovato il documento di un vostro confratello che è lontano e non può ritirarlo. Mi ha fatto il tuo nome mi ha detto di darlo a te». Sono queste le parole dall'anonimo della chiamata. Emo non si recò a quell'incontro, come racconta il fratello Franco, e al suo posto mandò alcuni amici che però non trovarono nessuno. Quindi Piccioni andò di persona e da quel momento di lui si è persa ogni traccia. L'idea che si è diffusa nel piccolo paese tra il Ticino e il Sesia è che in questa vicenda «c'entri la religione».

LE RICERCHE DEI CARABINIERI - I carabinieri hanno cercato Emo Piccioni per tre giorni e tre notti, dopo il 31 ottobre. Hanno scandagliato il fiume, setacciato i boschi. C'era la sua auto nel parcheggio delle Poste di Prato Sesia. E nel corso delle indagini sull'auto di un altro testimone di Geova hanno trovato un biglietto sul parabrezza con la scritta «morirete tutti».

FONTE: Corriere della Sera.it, 16 dicembre 2005.



17 dicembre 2005

«Chi può aver fatto del male a Emo?»


Fontaneto - Prima è stato il silenzio totale, con i familiari che nemmeno rispondevano ai giornalisti, e i vicini di casa e gli amici che quasi negavano di conoscerlo. Si sapeva solo che i Carabinieri stavano “indagando” sulla sparizione di Emo Piccioni. Poi l’esplosione del caso con la puntata di “Chi l’ha visto” del 12 dicembre: che fine ha fatto Emo Piccioni?
Partiamo dalla sua scheda. Età: 58 anni; statura: m. 1,70; occhi: azzurri; capelli: biondi, stempiato. E’ scomparso da Fontaneto lo scorso 31 ottobre. Abbigliamento: completo blu scuro con cravatta e scarpe blu scuro. Chi è Emo Piccioni?
Un (a quanto pare) tranquillo pensionato, ex artigiano, con la passione della campagna, impegnato da tempo nella comunità dei Testimoni di Geova. Spesso assisteva i confratelli ammalati negli ospedali. Abitava in località Storni al civico 5, con la moglie Enza Gentina, oggi, con i figli Marco e Cinzia e gli altri familiari, preoccupatissima. Hanno scelto la trasmissiome della Rai condotta da Federica Sciarelli per rendere pubblico il caso e lanciare l’appello: pensano che qualcuno, un folle, addirittura un satanista, abbia voluto far del male al loro congiunto. Emo Piccioni il giorno della scomparsa, il 31 ottobre, era a Borgomanero dove nel pomeriggio doveva tenere una conferenza nella Sala del Regno. Familiari e amici hanno raccontato che aveva ricevuto una strana telefonata. Uno sconosciuto avrebbe raccontato a Piccioni di aver ritrovato i documenti perduti da un testimone di Geova di Vercelli, irrintracciabile, e di volerli appunto restituire, chiedendo se qualcuno era disponibile ad andarli a prendere subito a Prato Sesia. Appuntamento davanti alle Poste.
Piccioni, impegnato con la conferenza, non aveva potuto. A Prato ci era allora andato un collega, ma non aveva trovato nessuno. Ma Piccioni, per scrupolo, finita la conferenza, avrebbe detto di volersi recare a sua volta a Prato. Da allora è sparito. Nel nulla. Il suo cellulare? Muto. Due giorni dopo la sua automobile, una Punto, veniva segnalata appunto a Prato, in piazza. Ricerche di Carabinieri, Vigili del fuoco, volontari della Protezione civile, ma dell’artigiano nessuna traccia. Mutismo dei familiari, solo conferma di «indagini in corso» da parte degli inquirenti.
Nessuna ipotesi è stata trascurata. Ma resta quella strana telefonata ricevuta proprio il giorno della scomparsa. Apparsa ancora più strana, quella telefonata, perchè, pare, non isolata: in passato altri testimoni di Geova avrebbero ricevuto chiamate simili, nonchè minacce tipo «Morirete tutti». Dettagliata ad esempio la testimonianza di un confratello della Valsesia: anche lui avrebbe ricevuto una analoga telefonata, con una analoga richiesta, alla Sala del Regno di Borgosesia; un altro avrebbe ricevuto una “convocazione” (sempre a vuoto) via lettera, altri ancora scritti minacciosi. Testimoni di Geova nel mirino di qualcuno, ovvero c’entra la religione, come pensano i familiari? Oppure sono altre le strade da seguire per cercare di far luce sulla sparizione di Emo Piccioni? Il pensionato è descritto come uomo tranquillo, impegnato nella comunità religiosa; curava l’orto, faceva passeggiate nei boschi, non usciva la sera. Sempre secondo i familiari non aveva particolari problemi; quando è sparito aveva 20 euro in tasca, e non ci sarebbero strani movimenti sui suoi conti. Anche la macchina ritrovata in piazza a Prato sembrava in ordine. All’interno una borsa con libri e documenti della Comunità.

(...)
Paolo Viviani

FONTE: Corriere di Novara.it, 17 dicembre 2005.



DUECENTO PERSONE FORESTALI E VOLONTARI HANNO SETACCIATO LE ZONE DA PRATO SESIA A BRIONA

La Procura di Novara indaga sulla scomparsa di Emo Piccioni. Di lui non si sa nulla da ottobre

Duecento persone tra forestali e volontari hanno battuto i boschi


NOVARA

Una task force di quasi duecento persone ha setacciato ieri i boschi di quindici Comuni dell'alta provincia di Novara alla ricerca di tracce utili per ritrovare Emo Piccioni, ma le indagini non hanno fatto emergere elementi nuovi. Da Prato Sesia a Briona, da Boca a Cavaglio d'Agogna: dal monte Fenera sino a Fara Novarese e Barengo, la collina novarese è stata passata al setaccio per trovare qualche indizio dell'artigiano scomparso il pomeriggio del 31 ottobre. Le ultime tracce di Emo Piccioni, Testimone di Geova di Fontaneto d'Agogna sono i saluti alla moglie, Enza Gentina, il pomeriggio del 31 ottobre nella «Sala del Tempio» di Borgomanero. Poi l'auto trovata parcheggiata nella piazza di Prato Sesia, davanti alla Posta, il luogo in cui Piccioni era stato invitato a recarsi da un ignoto interlocutore che aveva telefonato a Borgomanero, nella sede dei Testimoni di Geova, per invitarlo ad andare a recuperare dei documenti di un confratello di Vercelli che erano stati ritrovati. Le ricerche di ieri sono state ordinate dalla Procura della Repubblica di Novara, che si occupa dell'inchiesta insieme ai carabinieri di Borgomanero, ed il coordinamento è stato affidato alla dottoressa Alessandra Stefani, comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato. «Abbiamo tenuto una prima riunione alle otto, a Prato Sesia, dove abbiamo predisposto il coordinamento operativo - dice la comandante provinciale della Forestale - ed alle otto e mezza le squadre hanno iniziato le ricerche». Lo spiegamento di uomini e mezzi è stato imponente: quindici squadre del Corpo Forestale, diciannove squadre del Corpo dei Volontari Antincendi Boschivi (impegnati con 150 persone) e venti uomini delle polizie municipali dei vari Comuni coinvolti, oltre a 37 mezzi impiegati. «La ricerca aveva lo scopo di cercare non solo una persona, ma anche abiti, effetti personali, elementi che potessero essere utili alle indagini. La zona di ricerca era infatti enorme, e il ritrovamento di qualche oggetto poteva essere utile per circoscrivere l'area su cui poi approfondire le indagini. Al momento, non è emerso nessun fatto nuovo». Nel tardo pomeriggio di ieri erano ancora in corso le ricerche da parte dei guardiaparco del Monte Fenera, un'altra zona che è stata perlustrata. «Quando avremo ricevuto anche le segnalazioni dei guardiaparco - dice Alessandra Stefani - invieremo un rapporto dettagliato alla Procura sul lavoro svolto. Questa ricerca con un numero così grande di persone è stata possibile grazie alla risposta immediata dei volontari antincendio, guidati dai presidenti regionale e provinciale, Bressan e Curella, e dalla collaborazione di tutti i Comuni coinvolti».

IL GIALLO OGGI PERLUSTRAZIONI IN DODICI COMUNI PER IL TESTIMONE DI GEOVA

Battuta nei boschi alla ricerca di Emo


BORGOMANERO

Le aree boschive di dodici comuni verranno perlustrate oggi dalle guardie del Corpo Forestale di Novara e dai volontari dell'Aib, le squadre antincendio boschivo, alla ricerca di qualche traccia di Emo Piccioni, l'artigiano di cui non si hanno più notizie dal 31 ottobre. La Procura della Repubblica di Novara, per non lasciare nulla di intentato nelle ricerche dello scomparso, ha chiesto la collaborazione di Forestale e squadre dei volontari antincendio per una grande battuta che setaccerà tutta la zona dove potrebbe essere scomparso Piccioni.
L'artigiano, 58 anni, residente a Fontaneto d’Agogna, già titolare di una azienda metalmeccanica a Borgomanero oggi condotta dal fratello Fausto, era un fedele della congregazione dei «Testimoni di Geova» e il pomeriggio del 31 ottobre si trovava nella loro sala riunioni. Qui è arrivata la telefonata che avvertiva del ritrovamento dei documenti di un confratello di Vercelli, da recapitare al proprietario proprio tramite un fedele di Borgomanero.
A rispondere al telefono era stato proprio Piccioni, che aveva dato l'assenso alla richiesta, aggiungendo però di essere impossibilitato a recarsi subito nel luogo dell'appuntamento, la piazza davanti all'ufficio postale di Prato Sesia perchè di lì a qualche minuto avrebbe dovuto tenere una conferenza di argomento biblico. Due Testimoni di Geova di Borgomanero si erano recati subito all'appuntamento e non avevano trovato nessuno. Verso le 16,15, al termine della conferenza, era andato anche Piccioni. Da solo. E da allora si è persa ogni traccia dell'artigiano. La sua auto è stata poi trovata regolarmente parcheggiata nella piazza vicino alle Poste, ma questo è l'unico indizio di cui fino ad oggi dispongono carabinieri e magistrati. Piccioni sembra scomparso nel nulla. La moglie di Piccioni, Enza Gentina, alla trasmissione «Chi l'ha visto?», ha lanciato l'ipotesi che il marito possa essere stato rapito da una setta di satanisti. La famiglia continua a ripetere che Emo aveva una vita cristallina, non c'erano segreti nelle sue giornate tranquille e che è sparito con venti euro in tasca, troppo pochi per la fuga di uno che ha la doppia vita. Oggi guardie forestali e volontari cercheranno indizi dello scomparso nelle aree boschive di dodici località: Boca, Cavallirio, Grignasco, Prato Sesia, Romagnano Sesia, Ghemme, Fara, Briona, Sizzano, Fontaneto d'Agogna, Cavaglio d'Agogna, Barengo.

LA SCOMPARSA DEL TESTIMONE DI GEOVA: PARLA UN SACERDOTE STUDIOSO DI SETTE

«Satanisti? Lo escludo»


BORGOMANERO

«Satanisti contro i Testimoni di Geova? Non credo proprio»: parla Padre Ennio Staid che dirige la comunità domenicana di Agognate, si occupa del problema delle sette e ed è studioso delle religioni cristiane o che in qualche modo si rifanno al Cristianesimo ed alla Bibbia, come i Testimoni di Geova. Padre Staid fornisce qualche indicazione, di carattere religioso, sul «giallo» della scomparsa di Emo Piccioni, di Fontaneto, e sull'accanimento di qualcuno, per ora ignoto, nei confronti dei Testimoni di Geova. L'ipotesi avanzata dalla moglie di Piccioni, Enza Gentina: a causare la sua scomparsa del marito è stato qualche cultore di riti satanici. Padre Staid non concorda. «Se c'è una istituzione religiosa che ha sempre combattuto senza riserve i satanisti, è la Chiesa Cattolica. Non mi sembra che i Testimoni di Geova possano essere colpiti per qualche motivazione religiosa, anche perchè mi pare che, tutto sommato, stiamo vivendo in un'epoca in cui c'è grande rispetto e tolleranza per tutti i culti religiosi. Quanto ai satanisti, manca poi il rituale che di solito li contraddistingue. Qui, se c'è stato un rapimento o qualcosa di questo genere, credo si tratti dell'opera di un folle, di un criminale e basta». Anche il monastero di Agognate era stato in passato colpito dai satanisti ma gli episodi non si sono più ripetuti. Nel frattempo proseguono le indagini per fare luce sul rompicapo: Emo Piccioni, uomo senza ombre e tranquillo, accetta l'invito telefonico di uno sconosciuto che gli chiede di ritirare dei documenti smarriti da un confratello di Vercelli, e non torna più. La sua auto è stata trovata a Prato Sesia.

NOVARA: LA FAMIGLIA DI PICCIONI E’ SEMPRE PIU’ CONVINTA DELLA PISTA DEI SATANISTI. IL MAGISTRATO: «NOI OPERIAMO SUI DATI CONCRETI»

«Indagate, qualcuno vuole colpirci»
Il fratello dello scomparso: Testimoni di Geova sotto tiro. Inchiesta della Procura


BORGOMANERO

Esistono tutti gli ingredienti per un thriller: la vicenda del Testimone di Geova scomparso sta assumendo contorni vasti, con ipotesi inquietanti. Il satanismo, contro il quale la moglie di Emo Piccioni punta il dito, preoccupa i Testimoni di Geova e ora diventa anche una pista non trascurata dagli inquirenti. La procura della Repubblica di Novara è scesa ufficialmente in campo, acquisendo informazioni e aprendo un’inchiesta. Il procuratore capo di Novara, il dottor Corrado Canfora non va oltre e non si sbilancia ancora. Si limita a dire: «E’ stato iscritto un procedimento su questa vicenda e c’è un’inchiesta in corso. A svolgere gli accertamenti sono stati delegati i carabinieri. L’indagine è già avviata ed è molto accurata». Quanto alla pista del satanismo il dottor Canfora si limita a puntualizzare: «Noi operiamo sui dati concreti» e non aggiunge altro, lasciando intuire che per ora non ci sono elementi che suffraghino questa possibilità. Prima la lettera ad un Testimone di Geova di Biella, con acclusi dieci euro per il viaggio, con tanto di invito a ritirare a Rovasenda i documenti di un confratello. Poi la telefonata, ancora alla Sala del Regno di Biella, con l’invito a recarsi a parlare di un problema personale. Quindi una nuova telefonata pervenuta ai Testimoni di Borgosesia per ritirare anche questa volta documenti smarriti con un luogo d’appuntamento inusuale: una discarica abbandonata. E ancora un’altra telefonata a Borgosesia per recarsi davanti all’ufficio postale di Prato Sesia. Ed a Borgosesia sull’auto parcheggiata davanti alla sala delle assemblee un biglietto minatorio: «Morirete tutti». Lo squillo del telefono alla Sala del regno di Borgomanero, il 31 ottobre, è solo l’ultimo di tanti inviti inquietanti: i confratelli della congregazione si sono recati agli appuntamenti in due o tre ma non hanno mai trovato nessuno ad aspettarli. L’unica volta in cui un fedele si presenta da solo, proprio Emo Piccioni, sparisce. «Dopo la trasmissione di ‘’Chi l’ha visto?’’ - dice il figlio dello scomparso, Marco - speravamo di ricevere un segnale, una telefonata che ci potesse dare anche solo una minima indicazione. Nulla. Abbiamo ricevuto tanti attestati di solidarietà ma nessun indizio, niente che possa dirci qualcosa su papà». Volatilizzato con soli venti euro in tasca; non risultano prelevamenti di denaro dal suo conto. Nella Sala del Regno di Borgomanero i confratelli continuano a tenere le conferenze bibliche e a invocare l’aiuto di Geova: Emo Piccioni era così benvoluto, anche al di fuori della congregazione religiosa, che sono arrivate telefonate di solidarietà da tutta la provincia. «Bisogna sperare - commenta il fratello dello scomparso, Fausto, titolare dell’officina meccanica di via Curti, a Borgomanero, che aveva avviato con Emo - anche perchè, se penso a questa storia, mi sembra tutto assurdo: mio fratello ha vissuto per la famiglia, il lavoro e la sua comunità religiosa e ora improvisamente non c’è più, senza nessun motivo. Qualcuno vuole colpire i Testimoni di Geova».

FONTE: La Stampa Web, 12 gennaio 2006.



Del 11/1/2006 Sezione: Novara Pag. 38.

SCOMPARSO A PRATO SESIA

Le ultime ricerche per Piccioni


BORGOMANERO

Ultime ricerche per Emo Piccioni, il Testimone di Geova di 58 anni, scomparso da Borgomanero lo scorso 31 ottobre. Dopo la grande battuta di domenica scorsa, quando duecento tra guardie forestali, volontari delle squadre antincendi boschivi, guardiaparco e vigili urbani hanno passato al setaccio la dorsale collinare da Grignasco a Fara Novarese, il Corpo Forestale dello Stato ha proseguito le ricerche in val di Remme, una valletta molto isolata che si trova nei pressi del torrente Strona, tra Cavaglio d’Agogna e Sizzano, non lontano dalla località della Bergamina: domenica non era stato possibile scendere nella forra della valletta, e, per rendere la ricerca più completa, le guardie hanno effettuato ieri un ulteriore sopralluogo. E’ stata di nuovo battuta anche l’area del Parco del Fenera, la più vasta tra quelle dove si potrebbero trovare indizi utili per le indagini, ed anche la più vicina all’unica traccia concreta della vicenda, l’auto che Piccioni ha parcheggiato il pomeriggio del 31 ottobre, dopo avere lasciato il Tempio dei Testimoni di Geova di Borgomanero. La vettura era stata posteggiata in una piazza di Prato Sesia, nei pressi dell’ufficio postale, esattamente il luogo dove era stato detto a Piccioni di recarsi dall’anonimo interlocutore che lo aveva chiamato al telefono. A Prato Sesia Piccioni avrebbe dovuto ritirare i documenti di un Testimone di Geova di Vercelli che, secondo l’anonimo, sarebbero stati recuperati e dovevano essere consegnati al legittimo proprietario. L’automobile è stata trovata chiusa, posteggiata regolarmente, senza nessun segno di effrazione. Della vicenda di Emo Piccioni dovrebbe tornare a parlare la trasmissione «Chi l’ha visto?» nella puntata di lunedì prossimo, per fare il punto sulla situazione.

FONTE: La Stampa Web, 12 gennaio 2006.



IL MISTERO L’UOMO SCOMPARSO DA OLTRE DUE MESI

Task-force sulle tracce


BORGOMANERO

Una quarantina di persone tra guardie del Corpo Forestale dello Stato e volontari dell’Associazione antincendi boschivi della provincia di Novara hanno setacciato ieri un’area collinare compresa tra Cureggio, Fontaneto d’Agogna e Cavallirio alla ricerca di qualche traccia di Emo Piccioni, il Testimone di Geova scomparso il 31 ottobre. Dopo una grande battuta domenica scorsa, svolta in quindici località della provincia, ieri le ricerche dell’artigiano sono riprese, ma sono state circoscritte ad un luogo preciso: una zona boscosa, una forra attorno al torrente Strona. Dalla Procura della Repubblica di Novara, che coordina le indagini, non sono state precisate le ragioni della delimitazione della zona, ma nei giorni scorsi il figlio dello scomparso, Marco Piccioni, aveva lanciato un appello chiedendo a chi sapeva qualcosa di farsi vivo, anche in forma anonima. Forse qualche segnalazione è arrivata agli inquirenti, e ieri è stata svolta una ricerca capillare, soprattutto per ritrovare il telefono cellulare di Piccioni, disattivato proprio dal pomeriggio del 31 ottobre, poco dopo la scomparsa. La zona in cui sono state focalizzate ieri le ricerche è ancora ricoperta di neve, completamente ghiacciata, e si trova non lontano dal «Villaggio Verde», una località di Cavallirio punto di riferimento per chi si dedica alla filosofia orientale. In particolare è stato percorso il tratto del torrente Strona, che nella zona scorre incavato in una profonda forra, quasi completamente ricoperto dal bosco e difficilmente accessibile. Ieri la temperatura nella zona era di due gradi sotto lo zero e le ricerche, che si sono protratte per l’intera giornata, sono state difficoltose proprio per le condizioni del terreno.

SCOMPARSO DI FONTANETO DOMENICA LA «BATTUTA» TRA CUREGGIO E CAVALLIRIO

Un giorno di ricerca nel bosco per trovare il cellulare di Emo


FONTANETO D’AGOGNA

Ancora nessuna traccia di Emo Piccioni, il Testimone di Geova scomparso lo scorso 31 ottobre. Domenica le Guardie Forestali e i volontari del Servizio antincendi boschivi hanno perlustrato una zona molto precisa del territorio, tra il Piano Rosa di Cureggio e Cavallirio, nella valletta dove scorrono i torrenti Strona e Strego. La Procura della Repubblica di Novara non ha rivelato le ragioni della ricerca così circoscritta ma alla base della ricerca potrebbe esserci anche qualche novità delle indagini, dopo l’appello del figlio dello scomparso, Marco, che ha invitato chi sa qualcosa a farsi vivo anche in forma anonima. Domenica al centro delle ricerche era in particolare il telefono cellulare di Emo Piccioni: quando l’uomo è partito dalla Sala del Regno dei Testimoni di Geova di Borgomanero alle 16,15 alla volta di Prato Sesia per incontrarsi con chi l’aveva invitato all’incontro, aveva con sè venti euro e il cellulare. Circa un’ora dopo la sua partenza il telefonino è stato disattivato e quindi non è più servito per un’eventuale localizzazione del proprietario. La famiglia Piccioni si è nel frattempo nuovamente rivolta alla trasmissione televisiva di Raitre «Chi l’ha visto?» per un altro appello.

FONTE: La Stampa Web, 20 gennaio 2006.



TESTIMONE DI GEOVA SCOMPARSO: LE RIVELAZIONI DURANTE «CHI L’HA VISTO»

«Indagate, qualcuno ci ha preso di mira»


PRATO SESIA

Emerge una nuova, inquietante ipotesi per la scomparsa di Emo Piccioni, «anziano» della comunità dei Testimoni di Geova: la vendetta di una persona psicolabile, abitante nella zona, nei confronti dei Testimoni di Geova. «Al nostro centralino - ha detto lunedì sera in diretta Fiore De Rienzo, inviato della trasmissione «Chi l’ha visto?» - sono giunte alcune telefonate anonime che hanno segnalato problemi riguardanti la fuoriuscita di alcuni dai Testimoni di Geova. Hanno parlato anche di suicidi. Qualcuno potrebbe avere motivi di rancore e si starebbe vendicando, in modo assurdo». Un’ipotesi inquietante sulla quale i «Testimoni di Goeva» non rilasciano commenti. Nella diretta di Raitre, l’altra sera nella piazza di Prato Sesia, Marco il figlio di Emo Piccioni, Fausto il fratello, e Enza Gentina, la moglie dello scomparso, erano accompagnati da numerosi Testimoni di Geova di Borgomanero ma nessuno ha voluto commentare. Non soltanto: altri Testimoni erano stati invitati ad appuntamenti fantomatici in zona, da sconosciuti, per la restituzione di non meglio precisati documenti. Si erano sempre presentati in due, i testimoni di Geova, e nulla era successo. Da un analogo appuntamento dato a Emo, che è andato da solo, è scaturito questo «giallo». La diretta tivù è avvenuta nella piazza di Prato Sesia con accanto l’auto, la Punto bianca, che Piccioni aveva parcheggiato davanti all’ufficio postale, luogo dell’appuntamento telefonico con lo sconosciuto. «Da allora non abbiamo più saputo niente - hanno detto il figlio e la moglie dello scomparso - e ci auguriamo che le ricerche e le indagini proseguano». Il mistero però si infittisce, e l’ultima pista aperta dalla trasmissione fa pensare ad una persona che conoscerebbe molto bene l’ambiente dei Testimoni di Geova, lo stesso Piccioni e la zona. De Rienzo: «L’appuntamento trappola a Piccioni è stato teso da qualcuno che in questo momento non è lontano da qui». E’ stato lanciato un appello dalla conduttrice Federica Sciarelli e dai famigliari di Emo affinchè si indaghi ancora. Sull’inchiesta non trapela nulla. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Borgomanero e sono percorse varie piste: dal possibile rapimento da parte di satanisti (l’ipotesi meno probabile, secondo gli inquirenti) sino alla vendetta interna ai Testimoni di Geova, messa in atto da qualcuno che ha tentato più volte di attirare in un’imboscata i confratelli di Borgosesia e Biella. Dal 31 ottobre intanto, di Emo Piccioni non si sa più letteralmente nulla: l’unica traccia dell’artigiano resta la Punto bianca posteggiata in piazza, e, adesso, le telefonate anonime a «Chi l’ha visto?». Le telecamere della trasmissione «Chi l’ha visto?» l’altra sera a Prato Sesia.

FONTE: La Stampa Web, 28 gennaio 2006.



fonte

L’articolo principale è stato pubblicato sul quotidiano “La Stampa Web”, in data venerdì 18 agosto 2006 (http://www.lastampa.it).