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Un giorno Speciale

Miei cari giovani fratelli

Appena posato il telefono ho cercato la concentrazione necessaria per trattare serenamente alcuni aspetti dello spirito; quello spirito che in noi ci unisce aprendoci prospettive infinite. Sentirvi al telefono era come avervi lì accanto a me; potervi guardare negli occhi e leggervi nel cuore. L'8 aprile 2002, in quella nostra data carica di spiritualità, nella nostra grande e spaziosa Sala del Regno, giravo lo sguardo tutto intorno per raccogliere in un unico abbraccio quanti vi erano ad assistere quell'Evento meraviglioso. Anche se conosciamo bene ogni particolare di quella Commemorazione, mi trovo sempre a guardare oltre il ‘Fatto'. Oltre a quel ‘Fatto' vedevo l'infinito immenso carico di mistero! Mistero è perché la mia mente non riesce a dare una dimensione al dramma che stavamo commemorando. Sono 44 volte che assisto a quella Commemorazione; e ogni volta subisco dei fremiti per la consapevolezza di non riuscire a dare un giusto senso a quell'insieme di fatti e avvenimenti che si commemorano e nello stesso tempo si contemplano perché sono solo un uomo limitato dal fisico e dalla mente. Mi sento nel vuoto, terribilmente piccolo e insignificante. Ho paura di perdere tutto o anche una minima parte di quello che ci è dato da vivere in quel momento. La Tragedia si rinnova, la sento nell'aria. Si respira l'urlo di dolore delle donne ai piedi del Cristo; entrano nel mio intimo più recesso, quasi ad esserne geloso perché mi appartengono; nubi basse e tenebrose opprimono l'aria densa di attesa.

Alcuni sguardi sono attenti, altri smarriti, confusi. La tensione è immensa. Un via vai di gente che gesticola; donne bambini, uomini anziani e giovani che si muovano; li vedi: sono lì quasi a sentire le loro voci che parlano alcuni sottovoce, altri quasi urlano; i fanciullini corrono verso quel punto di tragedia indicato, altri sono trattenuti dalle loro madri pietose, mentre altri ancora tentano di predire il momento più atteso: la morte del condannato! La confusione è completa. E' una visione tramandata nel tempo per smuovere le coscienze. Quante di queste vibrano? Quante le emozioni? Gesù, uomo perfetto poteva avere la dimensione, lo spazio e l'intero dramma di quello che avrebbe dovuto affrontare e soffrire …; ma io, cosa ci stavo a fare se non capivo il pieno dramma sofferto da quella meravigliosa Creatura che si stava offrendo per me? Ho paura! Ho paura del vuoto che mi sta dinanzi. Non capisco … cerco di capire ma ancora non capisco l'ampiezza e cado nel niente? Quando Geova chiese ad Abramo di sacrificarGli il figlio forse voleva che tutti noi, oggi, oggi che siamo genitori, che sappiamo cosa vuol dire amare i propri figli, sapessimo, attraverso la meditazione concreta e costruttiva, cosa è stato per Lui vedere la corona di spine sul capo del Suo Unigenito Figlio; vedere le sue mani e i suoi piedi crudelmente trafitti; ma per chi poi? Per uno come me che non sa neanche piangere a una tragedia commemorativa del genere? Cosa c'è in questo mio cuore? Perché sono nato se non so piangere e non so reagire a questo dramma? – Perché vivo se ancora pecco? - Io sono perché mi vedo, sono perché penso e ragiono; sono perché so amare; sono una realtà fisica e qualche volta anche spirituale; ho il peso della carne e dei difetti, del pregio e dello sfascio; so martellare, picconare, armeggiare con queste mie mani e accarezzare; so di poter piangere e ridere, so di poter essere lieto dalle cose che mi appartengono ma nulla mi appartiene…! Parlavo con mia moglie, tornando a casa e le dicevo di come sono crudeli e insensibili quelli delle chiese della cristianità che vogliono che il Cristo sia realmente in carne e sangue quando consacrano l'ostia e che soffra ogni volta le pene del Golgota. Pensate: Ci saranno oltre due milioni di chiese nel mondo della cristianità che sacrificano Gesù almeno 4 volte al giorno nelle 4 messe quotidiane, per cui deve patire il calvario, la … crocifissione come dicono costoro, e la morte almeno 8 milioni di volte al giorno. Non ce la faccio a proseguire questo discorso. Mi fa sentire terribilmente addolorato.

La stessa parola ‘AMORE', in realtà quale dimensione ha e quale dimensione le diamo? Cosa capiamo del Vero Amore? Cosa ne sappiamo? Siamo certi di afferrarne il vero, il giusto significato? A volte mi domando se in realtà non mi considero un presuntuoso quando parlo dell'amore. Facciamo parte dell'Immanente, per cui siamo terreni e oltre tutto imperfetti e presuntuosi. Ma Geova, Gesù, gli Angeli che spaziano nell'immensità dell'eternità ed è in loro la perfezione … come lo vedono questo sostantivo? Certamente Geova non richiederà da noi ciò che non possiamo contenere nel nostro cervello divenuto imperfetto come un colabrodo …; ma sappiamo, almeno, quando in realtà ci viene richiesto di questo sostantivo? Forse abbiamo solo la presunzione di capire qualcosa … forse, se fossimo un po' più umili ci guarderemo di vantarci di capire cosa in realtà sia il vero amore richiestoci. Ora ogni martedì vado a servire un caro fratello paralitico come certamente avete avuto modo di sapere da me stesso. Anche Emanuele è stato a trovarlo. Mi telefona due o tre volte al giorno perché solo in quella sua casa soffre di una terribile solitudine. Quanti lo vanno a trovare per fargli un po' di compagnia? É solo! Capite cosa vuol dire 24 ore su 24 solo fra quattro pareti dove il silenzio assoluto diventa per le sue orecchie un frastuono terribile? É una vera tortura saperlo in quelle condizioni. Mi telefona per sapere come io sto! Se ho dormito bene … se mi fa male qualcosa. Ecco cosa mi chiede. E poi con cuore ansioso e pieno d'amore mi dice che stava pregando Geova per me prima che mi telefonasse. Capite? Lui si preoccupa di me! Pensa a me! E allora io mi vergogno. Mi sento nessuno perché non piango di tanto amore. Ogni giorno che passa vedo la vanità del giorno se quel giorno o questo giorno non ho dato o non ho raccolto una briciola d'amore. Queste cose risaltano maggiormente nel giorno della Commemorazione della morte di Gesù nostro Signore; ma negli altri giorni? Ci sono le lotte, è vero! Dobbiamo lottare ma contro chi se non contro noi stessi per la nostra carne decaduta. Quando il fratello Anis, quello di cui vi ho parlato prima, dalla poltrona si attacca al bastone e cerca di raggiungere il suo letto a due metri di distanza, nominerà Geova almeno due volte al secondo. Cosa sarà di lui quando anche quel residuo di energia gli sarà negato da quel terribile male che lo ha semiparalizzato? Ma io che ho ancora le forze nelle gambe, quante volte lo nomino? Sono questi i miei pensieri primari, fratelli cari. Se queste cose ora vi confesso è perché mi sento d'essere debitore al mio Buon Dio Geova dell'invito a Commemorare suo Figlio. Vale la pena, per me, fare il punto della mia condizione spirituale e chiedere tanto perdono a Dio. Mi guardo dentro e in me non vedo che il mistero. Chi in realtà sono? Sto vivendo con spreco? Anche porre l'interrogativo alla frase appena scritta mi sembra di volermi imbrogliare da me. Ma in realtà a non volersi imbrogliare restano, poi, i fatti. Ci chiediamo quando verrà Armaghedon…! Beh! Se aspetto questo forse in me c'è presunzione. Sono certo di rimanere in piedi? Faccio della retorica o dico sul serio? Ecco il mistero di chi non conosce nemmeno se stesso.

Poi penso all'abbraccio dei miei figli, della moglie, della mia nipotina, del sorrisetto dell'ultimo nipotino che ora ha solo 5 mesi e il mio pensiero vola alto, verso di Lui, per dirgli: grazie Nonnino mio. Cosa ne pensate? É Lui che primariamente richiama me con il donarmi quelle cose che sanno d'amore. Solo dopo io Gli dico: grazie. Va bene così? Perché non ci penso prima? Spetta sempre a Lui promuovere questi sentimenti? Spero sempre che non si stanchi … altrimenti mi sentirei proprio di aver vissuto invano. Le rivoluzioni maggiori esistenti nel mondo sono quelle dello spirito, quelle promosse e vissute dentro di noi e hanno la capacità di distruggerci. Per non guardare dentro di noi cerchiamo sempre di scrutare in quello gli altri.

Cosa cerchiamo se non una giustificazione? Se sono anche gli altri come noi, ci consoliamo con il ‘mal comune mezzo gaudio'? Questa è una grande mèta di stupidità che riusciamo a traguardare in maniera fatale!



Umberto Polizzi

Giornalista e scrittore