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La chirurgia senza trasfusione nei trapianti di fegato si rivela vantaggiosa



Di Judith Groch, Senior Writer, MedPage Today

Recensito da Zalman S. Agus, MD; Professore Emerito presso la Scuola di Medicina dell’Università della Pennsylvania.

19 settembre 2006


Obiettivo del procedimento di MedPage Today

* E' stato accertato che, nei pazienti che si sottopongono a trapianto di fegato, l’assenza di trasfusioni e le strategie senza sangue possono ridurre l’utilizzo complessivo di sangue ed i rischi virali associati.


Maggiore garanzia nel campo epatologico

Recensione


CITTA’ DI OKLAHOMA, 19 settembre – I ricercatori hanno dichiarato che la strategia seguita per il trapianto di fegato senza trasfusione, sviluppata per i pazienti Testimoni di Geova, ha ridotto l’utilizzo complessivo di sangue anche quando è stata applicata a tutti gli altri pazienti.

Secondo un rapporto che compare nell’edizione di settembre degli Archivi di Chirurgia in uno studio che mette a confronto i trapianti eseguiti su 33 pazienti trasfusi e 239 pazienti non trasfusi, il numero medio di trasfusioni intraoperatorie di globuli rossi conservati e di plasma fresco congelato è stato significativamente inferiore per coloro che sono stati curati con le strategie senza sangue rispetto a chi aveva ricevuto le trasfusioni.

Per i globuli rossi conservati, il numero medio di unità era 8,8 contro le 6,0 (P=0.03), mentre per il plasma fresco congelato era 7,7 contro le 4,9 (P=0.004), hanno riferito Nicolas Jabbour, M.D., che è stato in passato all’Università della California del Sud ed ora è qui al Centro Medico Battista Integris, e colleghi.

I ricercatori hanno aggiunto che la quantità di piastrine usate non sembra essere stata influenzata, e l’utilizzo pre-operatorio e post-operatorio di trasfusioni di globuli rossi conservati, plasma fresco congelato e piastrine tra i due gruppi non è stato statisticamente differente.

Nel loro studio, i periti hanno valutato l’impatto sui pazienti 'standard' del Programma di Chirurgia e Medicina senza Trasfusione sviluppato per i pazienti Testimoni di Geova nel 2000. Dal gennaio 1997 fino al dicembre 2004, 216 pazienti (79.4%) hanno ricevuto trapianti da donatore deceduto, e 56 (20.6%) da donatori viventi.

Trentatrè pazienti curati prima del 2000 (antecedentemente l'inizio del programma senza trasfusione) hanno effettuato il trapianto di fegato senza tecniche di risparmio o di recupero di sangue, mentre 239 sono stati sottoposti al recupero intraoperatorio di sangue ed all’emodiluizione normovolemica acuta.

Nella procedura di emodiluizione, il sangue del paziente viene rimosso e sostituito con prodotti non ematici (5% di albumina e soluzione cristalloide) ogni qual volta è fattibile, hanno detto gli autori. Il sangue del paziente viene successivamente reinfuso durante l’operazione in base alla necessità o di solito al termine del trapianto di fegato.

I ricercatori hanno riscontrato che i pazienti del gruppo non trasfuso tendevano ad essere i più malati. Essi avevano livelli medi di malattia epatica allo stato terminale significativamente più alti (punteggio MELD superiore a 25), e questo nonostante usassero un minor numero di prodotti ematici in confronto ai pazienti trasfusi (P=0.001).

Le diagnosi principali includevano cirrosi epatica C, cirrosi epatica B, epatite autoimmune, cirrosi biliare primitiva e colangite sclerosante primitiva.

"Nel trapianto di fegato, un' enorme perdita di sangue intraoperatorio che renda necessaria una massiccia trasfusione di sangue non è cosa insolita, e questo mette a rischio paziente e trapianto oltre al comportare una sfida per il chirurgo", ha detto il Dr. Jabbour. "Il punteggio MELD ha spinto molti centri ad eseguire trapianti in pazienti molto più malati di quanto veniva fatto prima del 2002. Questo fatto è stato evidenziato nel nostro campione, nel quale più del 30% dei nostri pazienti avevano il punteggio MELD più alto di 30".

Discutendo riguardo ai vantaggi e agli svantaggi della tecnica, i ricercatori hanno detto che il recupero intraoperatorio del sangue è un metodo efficace per raccogliere il sangue in sala operatoria, ma ha l'inconveniente di salvare solo i globuli rossi e non i fattori della coagulazione.

D’altro canto, essi spiegano, l’emodiluizione normovolemica acuta preserva l’integrità dei globuli rossi e dei fattori di coagulazione, assicurando la disponibilità di sangue autologo sicuro e fresco. Ci sono, tuttavia, alcune controindicazioni alla procedura dell’emodiluizione, come malattie coronariche, importante anemia e grave ipertensione polmonare.

I ricercatori hanno affermato che la chirurgia senza trasfusione sta velocemente guadagnando molta più attenzione principalmente a motivo delle preoccupazioni che circondano la trasmissione di malattie come l’HIV, l’epatite C ed altre infezioni virali, come pure l’aggravio sulle risorse delle banche del sangue.

"I chirurghi sono i principali consumatori dei derivati del sangue", ha scritto il Dr. Jabbour, "ed è importante che siamo noi a promuovere le tecniche senza trasfusione".

In conclusione, ha scritto: “Noi proponiamo che la riconosciuta necessità di ridurre al minimo l’utilizzazione dei prodotti ematici sia elevata a pari dignità dell’antibiotico-profilassi e della profilassi della trombosi venosa”.



fonte

Fonte primaria: Archivi di Chirurgia
Fonte di riferimento: Jabbour, N, et al. "Impact of a Transfusion-Free Program on Non-Jehovah's Witness Patients Undergoing Liver Transplantation", Arch. Surg. 2006;141: 913-917.

Questo articolo è stato pubblicato su "MedPage Today", in data 19 settembre 2006, da parte del reporter Judith Groch, Senior Writer, MedPage Today (http://www.medpagetoday.com).