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Una vittima del fumo si mantiene positiva e condivide la sua fede e speranza

Di Gary Corsair, Daily Sun

FRUITLAND PARK – La ragazzina cammina verso il retro della Sala del Regno di Fruitland Park e avvicina senza timore l’esile uomo con un tubicino che, partendo dal naso arriva fino alla bombola di ossigeno al suo fianco.

“Che cos’hai?”, gli chiede con l’innocenza di una bambina.

Immediatamente l’uomo risponde: “Ho fumato troppe sigarette”.

Non “sono malato” o “ho bisogno di questo per respirare”. Piuttosto, “ho fumato troppe sigarette”.

Nessun “addolcimento”, nessun giro di parole.

Impari a rispondere in maniera stringata quando ogni respiro costa fatica. Soppesi attentamente ogni tua parola, quando hai bisogno di una macchina per pompare aria dentro dei polmoni avvizziti da 30 anni a suon di due pacchetti al giorno.

“Già fumavo quando mi trasferii qui a 14 anni. Lo facevo già da un po’. Camel senza filtro. Da adulto fumavo almeno due pacchetti al giorno”, dice Cecil Sangster.

Cecil ha un enfisema cronico, che ha tentato di distruggergli i polmoni che un tempo cantavano canzoni country e western con una voce chiara e forte. Questa voce lo portò da Weirsdale allo studio di registrazione di Nashville, dove registrò un singolo che restò inedito.

Con questa voce era abituato a tuonare “sì signore” quando era nell’Air Force. La voce che usava per vendere case a Wildwood, vestiti a Leesburg e mobili a Callahan.

Cecil non ha più potuto lavorare per 20 anni.

La diagnosi

Ovviamente Cecil non avrebbe mai toccato una sigaretta se avesse potuto vedere il futuro. Ma egli era come altri milioni di persone che non prevedono difficoltà respiratorie come conseguenza del fumo.

“Avevo 46 anni quando mi diagnosticarono per la prima volta un’insufficienza respiratoria”, dice Cecil. “Mi portarono da un dottore a Tavares e mi disse: ‘Lei ha un brutto caso di enfisema’”.

Così Cecil buttò le sue sigarette, giusto? Non proprio.

“Ho continuato a fumare per almeno un anno. E’ pazzesco. Pensavo che fosse semplicemente qualcosa che sarebbe passato”.

Non che l’anno in più fece grande differenza. I danni irreparabili erano già stati fatti in anni di inalazione di catrame e nicotina.

“Quando mi diagnosticarono l’enfisema cronico mi fecero un test respiratorio. Il punteggio più alto è 71 e io realizzai 14”, ricorda Cecil. “Mandarono i risultati a Tallahassee e gli risposero: ‘la vostra macchina per il test è guasta. Fateglielo rifare’”.

Cecil rifece il test e ottenne 14. Idem nel terzo test. Cecil fu dichiarato completamente invalido.

La sua vita è stata popolata di medicine, inalatori, nebulizzatori, cilindri metallici verdi e pasti pronti. E ancora peggio, molti sorrisi e risate.

“Sono un superstite”, dice Cecil con un ampio sorriso.

Cecil è più che un superstite; è un superstite tra i superstiti.

Cancro alla prostata e 40 trattamenti radioattivi. Pneumonia. Doppia. Battito cardiaco irregolare. Avvelenamento da medicazioni. Dialisi. Collassi polmonari – cinque l’ultimo anno. Non ricorda quanti dottori sarebbero stati pronti a seppellirlo.

“Ero all’ospedale, bloccato nel letto. Il dottore chiamò la mia famiglia e disse che non pensava ce l’avrei fatta”, dice Cecil. “Chiamai il mio figliastro e gli dissi ‘Ho vissuto una bella vita. Se non ce la faccio, voglio che porti tutti fuori a cena. Non volgio vedere pianti’”.

Alla fine fu Cecil stesso ad offrire il pasto a base di bistecche, quando si riprese. “Mi costò una fortuna!”, dice ridendo.

L’angelo custode

E’ difficile spiegare quello che il suo corpo può sopportare. Cecil ha compiuto 68 anni il mese scorso. Li dimostra, anche se la sua mente ne dimostra 28. I suoi polmoni, invece, almeno 98.

“La prima volta che lo vidi era in terapia intensiva all’ospedale. Ricordo che pensai ‘come può una persona così giovane sembrare così vecchia?’. Aveva oltre 50 anni, al tempo”, ricorda Dolores Vinson, che lavorava come infermiera.

Era stato un incontro isolato. Non si viderò più.

La volta successiva in cui Dolores lo vide fu nella roulotte presso Lady Lake dove egli viveva. Dolores, che è una Testimone di Geova, stava svolgendo il suo ministero porta a porta.

Non riuscirete mai a convincere Cecil che non sia stato Geova Dio a mandare Dolores alla sua porta. Non solo Dolores lo aiutò a capire la Bibbia, ma anche a restare vivo.

“Mi ha salvato la vita molte volte”, dice Cecil.

“Quando lo incontrai la prima volta, la prima cosa che feci fu dargli delle cure mediche decenti”, ricorda la signora Vinson. “Era andato in una clinica dove non avevano fatto altro che dirgli che aveva problemi respiratori. Le sue caviglie erano larghe come la mia vita, ed era costretto a letto”.

Dolores portò Cecil dal dottor Larry Foster.

“Ha assolutamente salvato la mia vita”, dice Cecil.

Con Dolores e sua figlia che lo innaffiavano di amore e aiuto, la salute fisica e spirituale di Cecil ebbero una netta ripresa.

Nel suo studio biblico imparò scritture come Rivelazione 21:1-4, che parla della liberazione divina da lutti, malattie e morte, e Salmi 37:9, 10 e 29, che dice che i miti erediteranno la terra e risiederanno su di essa per sempre.

Cecil, un ex insegnante battista, si è battezzata come Testimone di Geova nel 1990.

Condivisione della sua fede

Cecil sa che sta letteralmente spirando. Ma è determinato ad affrontare il suo ultimo respiro con dignità.

Dolores dice che Cecil “vede sempre il buono delle cose, mai il male. Ha proprio un atteggiamento positivo”.

La fede di Cecil, secondo cui un giorno potrà tornare a correre e saltare con vigore, è forte.

“Penso continuamente al paradiso”, dice Cecil. “Non penso di meritarlo. Davvero. Chiedo solo a Geova di non dimenticarsi di me”.

Le verità bibliche che Cecil ha appreso lo hanno motivato a parlare ad altri delle promesse divine. Ma egli non ha la forza di predicare porta a porta. Così Cecil dedica tre ore al giorno a dare testimonianza per telefono. Il suo obiettivo: 70 ore al mese. Il mese scorso ce l’ha fatta.

“Trovo molti ascoltatori”, dice Cecil. “Molti ascoltano, pur essendo contrari. Non leggo molte scritture. Cerco di dire qualcosa che li spinga a leggerle e trarne beneficio. Se lo fanno, bene, altrimenti peggio per loro”.

Non ci sono costi. Cecil non ottiene un centesimo. Vuole solo invitare le persone a conoscere ciò che la Bibbia dice riguardo al futuro.

E’ per questo che continua a parlare col cuore, sia che il suo interlocutore sia un estraneo al telefono o una bambina che non sa nemmeno pronunciare la parola “enfisema”.

“Quindi, se ricevete una chiamata da me, ascoltatemi”, dice Cecil con gli occhi raggianti.



fonte

Gary Corsari è un redattore principale del Daily Sun. Può essere contattato al 753-1119, est. 7907, oppure all’indirizzo gary.corsari@thevillagesmedia.com.

Questo articolo è stato pubblicato su "The Village Daily Sun", da parte del giornalista Gary Corsair, Daily Sun (http://www.thevillagesdailysun.com).