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Programma chirurgico senza trasfusioni ha ridotto l’uso di derivati del sangue per tutti i pazienti sottoposti a trapianto di fegato



Lo sviluppo di un programma chirurgico senza le trasfusioni, ideato per i pazienti Testimoni di Geova che si sottopongono a trapianti di fegato, ha anche aiutato a ridurre il totale uso dei derivati del sangue per i non Testimoni di Geova che si sottopongono alla medesima procedura, secondo uno studio nell’edizione di settembre degli Archivi di Chirurgia, una delle riviste della JAMA/Archives.

"Il trapianto ortotopico di fegato [durante il quale un fegato malato di un paziente viene rimosso ed il fegato donato viene trapiantato nella stessa posizione] è generalmente associato ad un’enorme perdita di volume del sangue, da cui ne conseguono più trasfusioni e relative complicazioni", gli autori descrivono le informazioni di base nell’articolo. "La chirurgia senza trasfusione sta velocemente guadagnando più che la solita attenzione primariamente a motivo delle preoccupazioni che circondano la trasmissione di malattie come il virus dell’immunodeficienza umana, l’epatite C ed altre infezioni virali. Inoltre la carenza a lungo termine di derivati del sangue ed un’insufficienza di alternative mette il sistema sotto coercizione, trovando conferme nella cancellazione o nello slittamento dei casi elettivi".

Nicolas Jabbour, M.D., del Centro Medico Battista Integris (Integris Baptist Medical Center), Oklahoma City, e colleghi hanno analizzato documenti medici relativi 365 trapianti ortotopici di fegato in pazienti adulti e minori eseguiti dal gennaio 1997 fino al dicembre 2004 all’Ospedale Universitario della California del Sud (University of Southern California-University Hospital) di Los Angeles. I periti hanno valutato l’impatto dell’avvio di un programma senza trasfusioni, ideato per i Testimoni di Geova che si sottopongono a trapianto di fegato, sull’uso generale dei prodotti del sangue anche in pazienti non Testimoni di Geova che si sottopongono alla medesima procedura. I riceventi del trapianto che erano minori ed i Testimoni di Geova sono stati tagliati dallo studio, lasciando solo i pazienti adulti non Testimoni di Geova che hanno ricevuto un trapianto di fegato sia da un donatore deceduto che da un donatore vivente (n=272). Questi pazienti sono stati divisi per categorie all’interno di due gruppi basati sull’avvio del Programma di Chirurgia e Medicina senza Trasfusione presso l’USC (per i Testimoni di Geova) del gennaio 2000. Il gruppo 1 era formato dai riceventi che hanno accettato il trapianto di fegato prima del gennaio 2000 ed il gruppo 2 includeva tutti i pazienti che erano stati sottoposti al trapianto dopo il gennaio 2000.

"I riceventi nel gruppo 1 sono stati sottoposti a trapianti ortotopici di fegato senza il risparmio del sangue intraoperatorio o senza le tecniche di recupero, mentre tutti i riceventi di trapianti nel gruppo 2 sono stati sottoposti al salvataggio intraoperatorio del sangue (ICS) ed all’emodiluizione normovolemica acuta (ANH) ogni qual volta fattibile", riportano gli autori. "L’ANH indica un inizio terapeutico che implica simultaneamente la rimozione del sangue del paziente e la sostituzione con prodotti non ematici …"

"Comparando il gruppo 2 con il gruppo 1, il punteggio medio MELD (model of end-stage liver disease*) è stato significativamente più alto, mentre il numero medio di trasfusioni intraoperatorie di PRBC (globuli rossi di sangue conservati) e FFP (plasma fresco congelato) erano decisamente inferiori", riportano gli autori. Il punteggio MELD descrive la probabilità di sopravvivenza di un paziente con una malattia al fegato allo stato terminale, dove i punteggi più alti indicano i pazienti più malati. "Il numero di trasfusioni pre-operatorie e post-operatorie di PRBC, FFP e piastrine del sangue tra i due gruppi non è stato statisticamente differente".

"Lo sviluppo di un programma chirurgico senza trasfusioni, ideato per i pazienti Testimoni di Geova, ha avuto un impatto positivo nel ridurre l’uso generale di sangue anche nei pazienti che non sono Testimoni di Geova", evidenziano gli autori. Secondo gli stessi, l’autotrasfusione fa diminuire alcune delle complicazioni delle trasfusioni, come la trasmissione di agenti patogeni sconosciuti, ed inoltre aiuta a preservare le risorse delle banche del sangue, le quali conseguentemente riducono i costi generali delle procedure. "I chirurghi sono i principali consumatori dei derivati del sangue, ed è importante che siamo noi a promuovere le tecniche senza trasfusione. In conclusione, noi proponiamo che la necessità riconosciuta di ridurre al minimo l’uso dei derivati del sangue sia elevata a pari dignità dell’antibiotico-profilassi e della profilassi della trombosi venosa (prevenzione)".



fonte

* Il MELD (Mayo End stage Liver Disease) è un particolare sistema a punteggio che è stato proposto dalla Mayo Clinic (Rochester, Minnesota, USA) per valutare la sopravvivenza dei pazienti con la cirrosi ed un'insufficienza epatica terminale (http://www.chirurgiadelfegato.it/meld.html).

(Arch Surg. 2006;141:913-917. Per maggiori informazioni: Contattare le Pubbliche Relazioni della JAMA/Archives al 312-464-JAMA o tramite e-mail mediarelations@jama-archives.org – Sito Internet: www.jamamedia.org).

Questo articolo è stato pubblicato su "EurekAlert", in data 18 settembre 2006 (http://www.eurekalert.org).