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Rifiutare un trattamento medico

Saggio scritto da una studente di infermeria in Canada

Nel Canada liberal-democratico il diritto dell'individuo è al di sopra di qualsiasi altra cosa purché non rechi danno ad altri. Questo presupposto garantisce benefici significativi come libertà di parola, diritti uguali per tutti e il diritto di decidere autonomamente in campo medico. Quest'ultimo diritto è di fondamentale importanza perché aggiunge un nuovo significato a ciò che viene definito intervento medico "appropriato". I medici e gli infermieri non decidono più ciò che è meglio per il paziente, al contrario, al paziente vengono presentate le varie soluzioni possibili in modo che possa prendere una decisione consapevole per la sua salute. Apparentemente questo è il modo ideale di prendersi cura del paziente ma qualcuno potrebbe obiettare che questo possa indurre i pazienti a prendere decisioni non appropriate che potrebbero mettere ulteriormente in pericolo la loro vita. Rifiutarsi di mangiare, di lavarsi e di assumere farmaci sono alcuni dei problemi che possono essere causati dall'autonomia del paziente.

Comunque, il rifiuto del sangue intero e dei suoi componenti principali come avviene nel caso dei Testimoni di Geova è considerato sicuramente la decisione più pericolosa. Se il loro credo impone loro questo rischio, la domanda logica da porsi è "E' giusto permettere ai Testimoni di Geova di rifiutare le trasfusioni di sangue?"

Secondo Cogliano & Kisner (2002), affinché una decisione possa essere considerata valida ed autonoma, "l'azione deve essere intenzionale, basata su una conoscenza adeguata e sufficientemente libera da costrizioni interne ed esterne" (p. 839). Questo è ciò che bisogna valutare nel decidere se permettere ai Testimoni di rifiutare cure mediche che prevedono l'uso del sangue perché si ritiene che siano costretti a rifiutare il sangue e ad andare contro a loro volontà. Il caso di Lenae Martinez dimostra il contrario. A 12 anni le fu diagnosticata la leucemia, ed essendo una Testimone di Geova, la sua coscienza non le avrebbe permesso di accettare trasfusioni di sangue come parte del trattamento medico (rifiuto basato su Genesi 9:4; Levitico 17:14; Atti 15:20, 29; 21:25). Dopo un colloquio privato con dottori ed avvocati, fu stabilito che Lenae era una minore matura e i suoi desideri erano validi perché le sue risposte erano tipiche di ciò che viene definita una vera e propria decisione autonoma: una decisione volontaria basata su sufficiente conoscenza priva di limitazioni interne ed esterne (Svegliatevi 1994).

Alcune persone pensavano che Lenae avesse il diritto decidere da sola mentre altri, in disaccordo con i suoi stessi avvocati e medici, asserivano che era stata costretta a prendere una decisione che le avrebbe accorciato la vita. Sebbene fosse improbabile che questi due schieramenti opposti si incontrassero, entrambi dovettero riconoscere un fatto: ciò che la uccise non fu il rifiuto del sangue ma la leucemia. Purtroppo questi casi rari attirano l'attenzione di tutti mentre le tante altre storie che si concludono positivamente non sono prese in esame. Ci sono ragioni ovvie per cui i medici decidono di usare le trasfusioni di sangue ma le ragioni per farne a meno non sono comprese con altrettanta facilità. Considerare queste "ragioni" aiuterà gli infermieri a comprendere il rifiuto del sangue da parte di un paziente e quindi provvedergli la miglior cura possibile.

Secondo Cogliano & Kisner (2002), "i non testimoni costituiscono il 25%-30% di tutte le procedure richieste senza l'uso del sangue (pag. 830). Questo presuppone che, credi religiosi a parte, le procedure adottate senza sangue recano benefici come ad esempio li minor rischio di contrarre possibili infezioni, reazioni alle trasfusioni, errori da parte dei medici e probabile mancanza di disponibilità del sangue stesso (Cogliano & Kisner, 2002). Sebbene le possibilità di complicazioni prima descritte siano minime, esistono ancora. Se si prendono in considerazione i rischi appena elencati, i medici e gli infermieri non dovrebbero liquidare con superficialità le richieste personali dei pazienti pensando che non ci siano validi motivi medici per rispettare tali richieste. Inoltre, ci sono procedure alternative alle trasfusioni di sangue altrettanto efficaci se non di più.

Una persona che deve essere sottoposta a un trapianto di fegato ha bisogno potenzialmente di 80 unità (36 l) di sangue trasfuso (Cogliano & Kisner, 2002). In simili situazioni potrebbe sembrare impossibile operare senza sangue. Sorprendentemente però, può essere fatto ed è stato fatto. Come è possibile? La risposta è data da Cogliano & Kisner: "Sono determinanti sia una buona tecnica chirurgica che gli strumenti chirurgici utilizzati per incidere (p. 834). Oltre a una procedura meticolosa, il recupero intraoperatorio del sangue e l'emodiluizione riducono la perdita del sangue stesso (Wade, 2004). A questi si aggiunge l'utilizzo nelle terapie senza sangue di medicinali come l'aprotinina che riduce il sanguinamento e l'eritropoietina che stimola la produzione dei globuli rossi. La lista delle alternative può continuare all'infinito. Con questo non si vuole dire che i medici non siano scrupolosi, ma ci si chiede in quale misura lo siano nel caso in cui si accetti prontamente l'uso del sangue. Per esempio, ritornando al caso di trapianto del fegato menzionato prima, i chirurghi impiegarono 15 ore per portare a termine l'intervento contro le sei ore e mezza di routine. Il minor tempo richiesto per tale tipo di intervento è dovuto al fatto che i medici, ricorrendo alle trasfusioni, non sono tenuti ad essere scrupolosi e dedicano meno tempo per prevenire la perdita di sangue. Sicuramente, c'è una valida logica medica che porta a rifiutare le trasfusioni di sangue e a cercare terapie alternative.

Rimane il fatto che il sangue ha ancora una maggiore percentuale di successo nel trattamento delle tante malattie che richiedono il suo uso e continua ad essere usato nonostante i potenziali pericoli che comporta. Statisticamente, i rischi sono ancora minimi perché, come asseriscono Cogliano & Kisner (2002) i casi di morte per HIV dopo aver ricevuto circa mezzo litro di sangue sono di 1 su 600.000 (pag. 833).

Naturalmente, molti potrebbero asserire che questi piccoli margini di errori siano più accettabili rispetto ai pericoli derivanti dal rifiuto delle trasfusioni del sangue. Di conseguenza, molti, la cui coscienza glielo consente, scelgono di accettare trasfusioni di sangue. Alcuni medici che ne riconoscono i benefici a volte chiedono al tribunale l'ordinanza per imporre una trasfusione di sangue ai pazienti che rifiutano tale trattamento. Ovviamente lo fanno per garantire loro la cura migliore, ma a quale costo? I Testimoni che sono stati trasfusi contro la loro volontà dicono che tale violazione li fa sentire come se fossero stati violentati, li fa sentire animali da laboratorio e affermano che i loro fondamentali diritti religiosi vengono calpestati (Svegliatevi 1994). Certamente, se il sangue è l'unica alternativa ed è quindi trasfuso contro la volontà del paziente le sue sofferenze psichiche ed emotive possono essere superate con più difficoltà. Se il sangue viene trasfuso coattivamente la permanenza del paziente in ospedale potrebbe essere relativamente più breve, ma cosa accade quando viene dimesso? Il paziente dovrà vivere per il resto della sua vita con il trauma psicologico causato dalla violenza subita e non avrà più fiducia nei medici. Di conseguenza, il paziente potrebbe mostrarsi riluttante ad affrontare in futuro un'equipe medica qualora ce ne fosse bisogno.

Ovviamente un infermiere riuscirà ad affrontare la sfida di curare i pazienti sia testimoni che non se prima si sforzerà di comprendere il motivo per cui rifiutano il sangue e perché scelgono le alternative disponibili. E' indiscusso il fatto che ogni paziente ha il diritto di decidere e questo potrebbe includere o escludere l'uso del sangue nella loro terapia. Comunque, per coloro la cui coscienza educata dalla Bibbia vieta le trasfusioni di sangue, queste possono causare più danno che bene. Ma questo non significa perder le speranze. Con i progressi tecnologici molti medici hanno evitato problemi psicologici ai loro pazienti che rifiutavano il sangue ricorrendo a tecniche chirurgiche meticolose e a particolari terapie. Ne consegue che gli infermieri possono trovarsi di fronte a un crescente numero di pazienti con tali particolari richieste. Perciò, è responsabilità dell'infermiere accertarsi che il paziente prenda una decisione autonoma e valida per poi fornirgli la migliore cura alternativa avendo come obiettivo il totale benessere del paziente. Con questo in mente l'infermiere non solo incoraggia l'ideale canadese ma contribuisce a un giusto senso di auto-governo facendo così del sistema sanitario canadese uno dei migliori se non il migliore al mondo.


Riferimenti

Cogliano, J., Kisner, D. (2002). Medicina e chirurgia senza sangue in sala operatoria e oltre. Associazione di infermieri della sala operatoria.

76(5), 830-839. Dal ProQuest database del 24/01/05.

Wade, p. (2004). Trattare i Testimoni di Geova. British Journal of Perioperative Nursing, 14(6), 254-257. Dal ProQuest database del 24/01/05.

Watchtower Bible and Tract Society (22 maggio 1994). Giovani che hanno avuto la forza oltre ciò che è normale.

Sveglaitevi!, 75(10), 9-15.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul "JWForum", in data 17 maggio 2006 (http://jwforum.net).