Benvenuto Ospite
 username
 password
Vuoi essere sempre aggiornato?

Sottoscrivi la nostra Newsletter!
Prima Pagina
Scopo del sito
Notizie dal Mondo
L'Editoriale
Aneddoti ed aforismi
Letture e filmati consigliati
Gallerie fotografiche
Privacy
Per avere risposta alle domande poste con maggiore frequenza leggi le nostre FAQ e lo scopo del sito.
Se non trovi la risposta alla domanda che cercavi proponila alla redazione.

Site purpose in
English.
Elenco di siti partner e di siti consigliati dalla redazione di Cristiani Testimoni di Geova.net.

Vai alla pagina dei Links.
Pagine Viste
Pigine Viste
 
 


Georgia: Ancora poca giustizia per le vittime della persecuzione

Di Felix Corley

Patman Tabagari perse la propria vista dopo essere stata presa a calci in testa da una turba, comandata da un sacerdote della Chiesa Vetero-Calendarista Georgiana, il quale aveva fatto irruzione ad un’adunanza dei Testimoni di Geova. Sia in casi come questo che per le più di 800 altre agressioni alle minoranze religiose, il Servizio Notizie del Forum 18 ha riscontrato che i rispettivi aggressori non hanno mai fatto i conti con la giustizia. Solo nove perpretatori sono stati processati e trovati colpevoli, e solo due di loro hanno ricevuto condanne in prigione. I politici georgiani, i funzionari ed il Patriarcato Ortodosso Georgiano sembrano cercare di ignorare il problema. Ma il Vescovo Battista Malkhaz Songulashvili sostiene che "i crimini commessi devono essere riconosciuti, condannati e solo allora sarà possibile perdonarli. Se noi perdoniamo senza che vengano riconosciuti i reati, non esisterebbe chiarezza su ciò che abbiamo perdonato. Creeremmo semplicemente un’atmosfera in cui questi crimini avrebbero una lunga vita". Manuchar Tsimintia, un avvocato dei Testimoni di Geova, d’accordo in merito, ha detto al Forum 18 che "se non c’è una punizione per tutte quelle persone che hanno condotto le aggressioni contro le minoranze religiose, ci potrebbe essere un ritorno ai vecchi tempi".


Sette anni fa, Patman Tabagari, madre di due figli, perse la propria vista dopo essere stata presa a calci in testa da una turba che aveva fatto irruzione ad un’adunanza dei Testimoni di Geova nella periferia di Gldani nella capitale georgiana Tbilisi [T'bilisi]. Sia lei che le centinaia di altre vittime delle oltre 800 aggressioni alle minoranze religiose avvenute tra il 1999 ed il 2003, non hanno ancora visto i rispettivi aggressori consegnati alla giustizia. In base a ciò che il Servizio Notizie del Forum 18 conosce, solo nove perpretatori sono stati processati e ritenuti colpevoli di aver organizzato o partecipato a dodici delle aggressioni e solo due di loro hanno ricevuto condanne in prigione. "Onestamente io non so dire perchè solo così pochi siano stati puniti per quelle aggressioni", ha detto al Servizio Notizie del Forum 18 Archil Giorgadze, il nuovo responsabile in carica dell’Ufficio per la Difesa dei Diritti Umani all’Ufficio Generale del Procuratore, da Tbilisi l’8 novembre. "E’ importante che le nostre unità conducano uno speciale monitoraggio in merito".

I Battisti, i Pentecostali, i Cattolici ed i Veri Ortodossi erano tra le vittime di quei violenti attacchi, ma la grande maggioranza erano Testimoni di Geova. "Nella stragrande maggioranza dei vecchi casi, nulla si sta muovendo", ha detto Genadi Gudadze, responsabile dei Testimoni di Geova in Georgia, al Forum 18 da Tbilisi l’8 novembre. "Non ci sono indagini e nemmeno processi". Dopo avergli chiesto perché non vi erano progressi, egli ha riso leggermente. "Bella domanda".

Gudadze ha dichiarato che, sebbene il governo ora stia impedendo nuove aggressioni su vasta scala alle minoranze religiose, si stanno ancora verificando alcuni minori attacchi. "Ma l’atteggiamento delle persone rimane lo stesso", afferma Gudadze. "La gente ha chiuso i propri occhi a queste aggressioni troppo a lungo e coloro che le hanno condotte hanno gradito molto l’impunità. I Pubblici Ministeri e le corti devono prenderne atto, perfino per i casi più vecchi. Questi incidenti sono accaduti, e le persone devono essere ritenute responsabili per ciò che hanno fatto".

Le radici della violenza perdurano in Georgia. Le minoranze religiose hanno lamentato al Forum 18 l'esistenza di un’"azione orchestrata" nel momento in cui esse provano a costruire luoghi di adorazione, e ciò è sostenuto dalle esplicite smentite dei politici georgiani e del Patriarcato Ortodosso Georgiano in merito all’esistenza del problema (vedi per esempio F18News del 25 ottobre 2006: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=861; Traduzione Redazione Cristiani Testimoni di Geova.net: http://www.cristianitestimonidigeova.net/Portal/articolo.aspx?Articolo=434). Una stragrande parte del problema è che alcuni sacerdoti ortodossi georgiani incitano persistentemente le folle a violenze contro le minoranze religiose (vedi per esempio F18News del 25 maggio 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=569). L’intolleranza delle minoranze religiose è assai diffusa nella società georgiana, nonostante alcuni miglioramenti legali (vedi F18News del 24 maggio 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=568).

Forum 18 è consapevole del fatto che, nella maggior parte delle aggressioni violente, le indagini da parte della polizia sono state superficiali e mai complete, ed i pubblici ministeri hanno chiuso i casi in quanto essi hanno affermato che nessun reato era stato commesso oppure nessun colpevole era stato “identificato”. Tutto ciò nonostante il fatto che gli aggressori erano di solito ben conosciuti e spesso le loro aggressioni erano registrate da telecamere, per la trasmissione su canali televisivi alleati, o per la distribuzione. I testimoni dell’accusa venivano minacciati dagli aggressori a non rilasciare dichiarazioni, e veramente solo pochi casi hanno raggiunto le corti e quando ciò è avvenuto, i procedimenti sono stati prolungati. Nella serie di successivi processi, la maggioranza delle sentenze sono state sospese così che i colpevoli non sono mai andati in prigione (vedi per esempio F18News del 1° febbraio 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=503).

Tra l’indifferenza ufficiale per questo fallimento nell' intraprendere procedimenti penali, i responsabili delle minoranze religiose e gli attivisti per i diritti umani hanno sostenuto che ciò ostacola il processo di eliminazione dell’intolleranza e del pregiudizio contro le minoranze religiose (vedi F18News del 27 gennaio 2005: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=499).

Alla luce di questo insuccesso nell'ottenere giustizia da parte dei tribunali della Georgia, i Testimoni di Geova hanno tentato di ottenere giustizia attraverso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, un’iter procedurale lungo. La corte sta attualmente considerando quattro dei loro casi, inclusa un’istanza (caso numero 71156/01) depositata nel 2001 da 97 vittime dell’aggressione di Gldani nell’ottobre 1999, la quale era organizzata e comandata dal sacerdote vetero-calendarista Basil Mkalavishvili, il quale è ora in prigione per altre accuse. L’avvocato dei Testimoni di Geova, Manuchar Tsimintia, esprime la frustrazione della comunità per i rinvii di Strasburgo. "Ogni giorno attendiamo una decisione su questi casi", ha detto al Forum 18. "Stiamo attendendo già da anni".

Durante l’irruzione di Gldani, la turba, che era costituita da sacerdoti e laici, aveva aggredito fisicamente 120 Testimoni di Geova che erano riuniti in un teatro affittato per un’adunanza religiosa. Mirian Arabidze è stato spinto a terra, preso a calci in testa e sulla schiena e gli fu detto che sarebbe dovuto morire per Geova. Leila Jikurashvili ha visto una donna colpire suo figlio di 11 anni, mentre sua figlia di nove anni è stata trascinata per i capelli e suo figlio disabile di sette anni è stato preso a calci. Nino Janashvili e la sua figlia di quattro anni sono stati spinti giù dalle scale. Un giovane prete ha colpito con la sua croce ed un bastone Nora Lelashvili fino a che è svenuta. Sedici Testimoni di Geova, inclusa Tabagari, i cui occhi feriti hanno sanguinato per giorni, hanno dovuto ricevere cure in ospedale. Nonostante 70 Testimoni di Geova abbiano presentato proteste all’ufficio del procuratore della città, Mkalavishvili ed i suoi sostenitori non sono mai stati puniti per tutto questo (vedi F18News del 17 marzo 2004: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=279).

David Jalagania, capo del Dipartimento per l’Integrazione Europea al Ministero degli Esteri, ha insistito nel dire che il suo ministero sta facendo di tutto per cooperare con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso dei Testimoni di Geova, ma ha evidenziato che rappresenta solo il canale di comunicazione tra la Corte e le istituzioni giudiziarie della Georgia. "Sono davvero dispiaciuto che questi casi si debbano risolvere a Strasburgo anziché qui", ha detto al Forum 18 da Tbilisi l’8 novembre. Egli ha rifiutato di dire che tipo di impatto potrebbe avere una qualsiasi decisione contro la Georgia nell’ambito dell’immagine internazionale della nazione.

Una fonte ben informata, che ha preferito non essere identificata, ha detto al Forum 18 che il governo georgiano si è già rassegnato alla sconfitta nei quattro casi dei Testimoni di Geova presso la Corte Europea, e dovrà pagare un risarcimento alle vittime. Tuttavia, Irine Bartaia, funzionario al Ministero della Giustizia reponsabile per le relazioni con la corte di Strasburgo, lo ha vigorosamente negato. "No, no. Chi è a conoscenza di quello che sarà l’esito? E’ ancora presso la corte", ha detto al Forum 18 da Tbilisi l’8 novembre. "Il governo della Georgia ha intrapreso importanti misure per perseguire coloro che sono colpevoli di aver commesso le violenze. A prescindere da questo, ora non ci sono più attacchi contro i Testimoni di Geova". La stessa fonte ha detto che il Forum 18 potrebbe indentificare solo nove individui che sono stati processati e trovati colpevoli o coinvolti in solo dodici violente aggressioni sulle oltre 800 avvenute, ed ha declinato di rispondere se ciò rappresentasse il frutto delle "importanti misure".

I funzionari sembrano non preoccuparsi di queste mancanze. Il vice-ministro alla Giustizia, Konstantin Korkelia, è d’accordo sul fatto che il procedimento contro i colpevoli è stato “difficoltoso" prima della "Rivoluzione della Rosa" alla fine del 2003 che ha visto il presidente Eduard Shevardnadze spodestato dal potere. "Il precedente governo non aveva la volontà di perseguire coloro che erano responsabili della violenza. Ma non è così difficile ora", ha ricordato al Forum 18 da Tbilisi l’8 novembre. Chiedendo il perchè, se le cose stanno così, nessun procedimento portato avanti ha avuto successo dal gennaio 2005 e solo due persone sono state mandate in prigione per gli oltre 800 incidenti, ha detto che fare causa ai colpevoli non è una delle responsabilità del suo Ministero.

Chiedendo che cosa dovrebbero fare le vittime della violenza se sia i pubblici ministeri che le corti hanno fallito nell’assicurare i colpevoli alla giustizia, Korkelia ha detto che essi dovrebbero lamentarsi presso le corti nazionali ed internazionali, richiedere procedimenti disciplinari contro i singoli funzionari o capi d’imputazione per ufficiali di alto livello, o appellarsi al presidente Mikhail Saakashvili.

Korkelia ha detto che sarebbe "sorpreso" se la corte di Strasburgo si schierasse contro la Georgia nei casi riguardanti i Testimoni di Geova, ma non potrebbe suggerire alcuna azione pratica che la Georgia possa intraprendere per evitare che questo accada. Quando gli è stato chiesto perchè le vittime dell’ondata di violenza contro le minoranze religiose dovrebbero provare ad ottenere giustizia presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Korkelia ha semplicemente replicato: "Naturalmente, è compito delle autorità giudiziarie della Georgia trattare questi casi". Egli non ha però specificato come.

La gravità del fallimento degli uffici dei pubblici ministeri nell' affrontare sia i casi dal 1999 al 2003 che gli incidenti continui di oggi, è evidente dai rapporti dell’Ufficio per la Difesa dei Diritti Umani della Procura Generale. La maggior parte dei rapporti recenti resi disponibili, che riguardano il periodo da gennaio a marzo 2006 e pubblicati in inglese sul sito internet http://www.pog.gov.ge, non mostrano alcun procedimento contro qualsiasi accusato nei quattro nuovi casi di "persecuzione religiosa" contro i Testimoni di Geova ed i Battisti. In un caso, non è stato rilevato nessun crimine, mentre per gli altri tre casi erano in corso le indagini. Il rapporto per novembre e dicembre 2005 ha mostrato due casi degli inizi dell’anno, riguardanti interferenze alle funzioni religiose dei Testimoni di Geova e dei Battisti, i quali sono terminati senza che alcun reato sia stato imputato come tale, mentre solo in un caso riguardante i Testimoni di Geova l’azione è stata portata a termine, contro il facironoso criminale Paata Bluashvili dell’organizzazione Jvari (Croce), uno del piccolo gruppetto di persone condannate all’inizio per le aggressioni alle minoranze religiose.

Secondo l’ufficio del procuratore generale, Bluashvili e due sostenitori sono stati accusati di abusi verbali e minacce all’adunanza dei Testimoni di Geova di Rustavi nel novembre 2005. Il caso di Bluashvili è stato portato alla corte ma egli successivamente si è dato alla fuga e così ha evitato nuovamente il procedimento penale. Il 19 aprile 2006 un giudice della corte cittadina di Rustavi ha emesso un mandato di arresto per lui ma egli deve ancora essere arrestato. Forum 18 non ha potuto raggiungere Bluashvili sul suo telefono cellulare l’8 ed il 9 novembre. Due dei sostenitori di Bluashvili coinvolti nelle minacce ai Testimoni di Geova non sono stati perseguiti.

Il divieto alla persecuzione su base religiosa era uno dei tre punti prioritari per l’ufficio del procuratore generale nel 2005 e fu tenuto un convegno con gli ufficiali ed i membri delle comunità religiose il 31 luglio 2006. Tuttavia, i suoi rapporti non fanno riferimento a procedimenti penali per i primi casi di aggressioni alle minoranze religiose nel periodo 1999-2003 così come nessuno dei rapporti indica il successo di qualsiasi procedimento contro qualunque colpevole in casi recenti, perfino quando è stato identificato dalle vittime.

Non solo i perpretatori non sono stati perseguiti, ma anche nessun indennizzo è stato offerto per danni agli individui o alla proprietà. Il vescovo Malkhaz Songulashvili, capo delle più grandi Chiese Battiste della Georgia, ha sottolineato che coloro che avevano bruciato la chiesa battista nel villaggio di Akhalsopeli, nella Georgia orientale nel giugno 2003, non sono stati perseguiti (vedi F18News del 16 giugno 2003: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=82). Il governatore locale ha sostenuto al Forum 18 che i Battisti stessi avevano dato fuoco alla loro propria chiesa (vedi F18News: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=96).

"Noi sappiamo chi sono, ovvero gente del posto collegata alla Chiesa Ortodossa Georgiana", ha detto il vescovo Songulashvili al Forum 18. "Era un sacerdote con un gruppo di suoi amici. L’ufficio del procuratore del distretto di Kvareli non ha voluto nemmeno parlare dell’episodio. Io voglio che l’ufficio del procuratore investighi ed identifichi coloro che sono responsabili". Songulashvili, che ha visitato la chiesa subito dopo che era stata bruciata ed aveva tenuto una funzione tra le rovine carbonizzate, ha detto che la comunità è stata capace di acquistare un’altra casa da trasformare in una chiesa, ma non ha mai ricevuto alcun risarcimento.

La stessa mancanza di progressi è stata rilevata nel procedimento contro coloro che avevano demolito una chiesa Vera Ortodossa nel villaggio di Shemokmedi nel sud-ovest della Georgia nell’ottobre 2002 (vedi F18News del 7 aprile 2003: http://www.forum18.org/Archive.php?article_id=27). "Naturalmente noi sappiamo che l’istigatore era il vescovo Iosebi Kikvadze del Patriarcato, ciò che è stato fatto era stato detto apertamente", ha detto Gela Aroshvili al Forum 18 da Tbilisi il 18 ottobre. "Ma nessuno è stato punito. L’ufficio del procuratore ha avviato un procedimento penale ma si è insabbiato". Ha aggiunto che la comunità non ha ricevuto alcun risarcimento.

Malgrado le testimonianze oculari da parte di numerose vittime secondo cui il clero del Patriarcato Ortodosso Georgiano ha istigato o era coinvolto in alcuni degli attacchi, il Patriarcato ha nettamente rigettato tali testimonianze. "E’ provato che un sacerdote del Patriarcato fosse dietro all’incidente di Akhalsopeli? I Battisti possono dire tutto quello che vogliono", ha detto il portavoce del Patriarcato Zurab Tskhovrebadze al Forum 18 da Tbilisi il 19 ottobre. "Forse qualche incidente potrebbe essere successo su iniziativa di un singolo prete, ma il Patriarcato non ha mai approvato tali attività". Egli ha rilevato che Basil Mkalavishvili era stato sconsacrato dal Patriarcato prima di iniziare i suoi attacchi alle minoranze religiose.

Il vescovo Songulashvili è un propugnatore della riconciliazione e del perdono per i colpevoli di aver attaccato le minoranze religiose tra il 1999 ed il 2003, ma crede che questo sia possibile solo proseguendo in qualche azione legale. "E’ molto importante”, ha detto al Forum 18 il 4 ottobre. "I crimini commessi devono essere riconosciuti, condannati e solo allora possono essere perdonati. Se noi perdoniamo senza che vengano riconosciuti i reati, non esisterebbe chiarezza su ciò che abbiamo perdonato. Creeremmo semplicemente un’atmosfera in cui questi crimini avranno una lunga vita". Egli crede che la fonte dell’estremismo religioso e delle "idee esclusive" che hanno motivato la violenza contro le minoranze religiose, non sono state ancora affrontate.

Tsimintia, l’avvocato dei Testimoni di Geova, teme che il perdurare dell’impunità per coloro che hanno condotto le aggressioni tra il 1999 ed il 2003 possa incoraggiare una ripresa di maggiori e simili attacchi. "Se non c’è una punizione per tutte quelle persone che hanno condotto le aggressioni contro le minoranze religiose, ci potrebbe essere un ritorno ai vecchi tempi".



fonte

Questo articolo è stato pubblicato su F18News il 10 novembre 2006, da parte del giornalista Felix Corley, Servizio Notizie del Forum 18 (http://www.forum18.org).