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Il Vicariato Castrense e i Testimoni di Geova: "Disumani e pericolosi"

A cura di Carlos Rodríguez



“I militari chiesero consiglio al Vicariato sul conto di questi obiettori religiosi. Un documento li ha definiti tra i peggiori sovversivi”.


La Chiesa Cattolica, attraverso il Vicariato Castrense, ha giocato un ruolo importante nella persecuzione sofferta dai testimoni di Geova durante la dittatura. Come ha informato Pagina 12, quattromila giovani appartenenti a questo culto furono condannati al carcere per “insubordinazione aggravata”, solo per aver rifiutato il Servizio Militare Obbligatorio.
Nelle sentenze, con pene da tre a sette anni di carcere, dominava l’opinione del Vicariato sul conto dei membri di questa chiesa cristiana, dichiarata illegale dal governo militare. “Questa incredibile setta impedisce ai Testimoni di indossare l’uniforme e usare le armi, proibisce di donare sangue, di riconoscere la Patria, l’Autorità e la Bandiera (in maiuscola nell’originale), e ciò dimostra la loro disumanità e pericolosità”.
Si poneva l’accento sul fatto che disconoscere il concetto di “patria” lasciava aperta “la frontiera a un ‘universalismo’ che avrebbe assunto la forma del più forte: il comunismo”. L’affermazione citata testualmente in molte sentenze emesse dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, fu estrapolata da un articolo pubblicato nel bollettino numero 56 del Vicariato Castrense per le Forze Armate dell’aprile del 1978.
Il documento, incluso in un’appendice della pubblicazione, si titolava “Obiezione di coscienza?” (Testimoni di Geova)”, e nella conclusione riportava la firma del capitano Dionisio de Jesús Monasterio Garballido, segretario subalterno dell’Esercito di “Córdoba”. Nello scritto si affermava, anche, che “il Testimone è (può non saperlo però lo è) un sovversivo della peggior specie”. Per questo motivo, d’accordo con un documento pieno di affermazioni di taglio fondamentalista, i Testimoni si convertono in “un ottimo strumento di dissoluzione, come parte di questa grande confabulazione che è la Rivoluzione o Sovversione Universale, per disarticolare in una nuova maniera il mondo occidentale e cristiano”.
“Possiamo dire che la dottrina del Vicariato Castrense illuminava, alla sua maniera, gli atti delle Forze Armate al momento di condannare i testimoni di Geova”, ha commentato a Pagina/12 Ernesto Moreau, avvocato dell’Assemblea Permanente per i Diritti Umani (APDH) che porta avanti una causa legale affinché 530 testimoni di Geova che egli rappresenta, ricevano “un risarcimento economico anche come Chiesa” per l'arresto illegale, i maltrattamenti e le torture che hanno sofferto nel paese. I fatti iniziarono nel 1971, durante la dittatura di Alejandro Lanusse e si fecero sistematici durante il governo di fatto di Jorge Rafael Videla. Gli ultimi Testimoni condannati furono liberati recentemente nel 1986.
Nelle caserme la persecuzione dei Testimoni era costante, secondo quanto descrive Moreau: “Li chiamavano ‘che sovversivi’ o ‘vedi questi sovversivi’, mentre ricevevano insulti, colpi e maltrattamenti. Una delle misure più grottesche era quella di proibire loro di leggere la Bibbia. E l’incredibile è che non vi è una evidente differenza tra una Bibbia cattolica e una dei Testimoni di Geova. Le differenze sono impercettibili e ed era impossibile che le guardie potessero avvertirle. Ci sono stati casi in cui furono loro sequestrate Bibbie cattoliche. Questo fu un lavoro che fece il Vicariato Castrense, però noi sottolineiamo una chiara differenza tra questa attitudine e quella di sacerdoti come Jaime de Neveres e Miguel Hesayne, che furono membri della presidenza della APDH nella dittatura militare”.
Quando si comprovava che un cittadino convocato al servizio militare era un Testimone di Geova, si indagava su lui e la sua famiglia. Quando interveniva la giustizia militare, l’ “imputato” era interrogato per rispondere “da quando praticava la religione, con chi si riuniva (gli chiedevano i nomi completi), giorni e indirizzi dei luoghi di riunione, chi lo ha introdotto nella religione, chi lo ha addestrato e se i suoi familiari erano Testimoni”.
Esistono certezze, maturate attraverso le denunce giunte alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), che solo nell’anno 1977 a “più di 300 bambini in età scolare gli si negò l’istruzione elementare nel momento in cui venivano espulsi dalla scuola o più semplicemente quando non si permetteva loro di iscriversi nella stessa. Alcuni hanno proseguito gli studi in casa, per proprio conto, con l’intenzione di presentarsi all’esame alla conclusione dell’anno scolastico, davanti a esaminatori speciali, con il fine di non perdere l’anno, però anche questo fu loro negato”. Uno dei casi si registrò nella scuola numero 6 di Aristóbulo del Valle, Misiones. Al suo direttore, Carlos Almeida, il 2 di marzo del 1977 giunse una comunicazione da parte della Segreteria Tecnica dell’Ispezione Generale Dell’Insegnamento elementare. Nell’ultimo punto si avvertiva espressamente: “Si fa sapere che l’esame (di fine corso) non è autorizzato se gli alunni professano la religione dei Testimoni di Geova”.
L’ex giudice militare Pedro Héctor Monjo, in una delle sentenze di condanna contro un testimone di Geova, giustificò la condanna dicendo che “quando le manifestazioni o conseguenze di un determinato culto trascendono la sfera privata e influenzano l’ordine pubblico, attentando le istituzioni fondamentali del paese, come sono certamente le Forze Armate, detta manifestazione può e deve meritare una adeguata repressione da parte della legge”.
Contro gli argomenti giuridici e del Vicariato Castrense, l’avvocato della APDH ha difeso il diritto dei Testimoni di Geova di rifiutarsi di prendere le armi. Lo fece con citazioni che fanno parte della dottrina della Chiesa Cattolica. Ha ricordato, come esempio, che la Bibbia di Gerusalemme dice “dal momento che il suo regno non era parte di questo mondo, Gesù non permise all’apostolo Pietro di difenderlo con la spada”. Ha anche menzionato una definizione del Concilio Vaticano II sul caso concreto dell’obiettore di coscienza: “Pare ragionevole che le leggi prendano in considerazione, con senso umano, il caso di coloro che rifiutano prendere le armi per ragioni di coscienza, mentre accettano di servire la comunità in un’altra maniera”. I Testimoni, invece del servizio militare, si offrivano di compiere un servizio civile sostitutivo, però questo non fu mai loro permesso.
Nelle caserme, ai Testimoni si riservava lo stesso trattamento degli omosessuali, dato che “si consideravano tanto gli uni come gli altri affetti da una ‘malattia’. Questo era il concetto sulla morale e buone abitudini che avevano questi militari dalla mentalità nazi fascista. Erano gli stessi ‘moralisti’ che lanciavano le persone dagli aerei”, ha sottolineato Moreau. I Testimoni erano assimilati alla qualifica di “indegni” per l’uso delle armi (articolo 41 della legge del servizio militare), mentre gli omosessuali ricevono (ancora) pene di prigione fino a sei anni perché il Codice di Giustizia Militare reprime gli “atti disonesti tra persone dello stesso sesso dentro o fuori l’ambito militare”.

Immagini collegate
Clicca per ingrandireIl penitenziario di Magdalena che fu destino di centinaia di Testimoni. - Immagine: Gonzalo Martínez



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito "Pàgina 12", in data 14 maggio 2006, da parte dell'autore Carlos Rodríguez (http://www.pagina12.com.ar).