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La traduzione di Giovanni 1:1: la Testimonianza Copta

(Solomon Landers, settembre 2006)

La Traduzione del Nuovo Mondo rende così la parte finale di Giovanni 1:1 "la Parola era un dio". Questa resa del versetto, pur avendo delle ragioni filologiche a sostegno, viene accusata d'essere influenzata dalla dottrina anti-trinitaria dei Testimoni di Geova come se le dottrine dei Testimoni di Geova avessero come fonte la loro stessa traduzione biblica. E' noto, invece, che i Testimoni di Geova stessi, fin dall'inizio della loro storia moderna, rigettarono la Trinità come insegnamento non scritturale usando la Bibbia del Re Giacomo (King James Version). L'articolo che segue, di Solomon Landers (settembre 2006) mostra come i Vangeli copti di Giovanni tradussero il versetto e spiega l'apparente contraddizione rilevabile in Giovanni 1:18.


LA TRADUZIONE COPTA DI GIOVANNI 1:1



Sta divenendo cosa nota che la traduzione copta originaria di Giovanni 1:1c – il Saidico, il Protobohairico ed il Bohairico – non rendono il versetto “la Parola era Dio”, come accade comunemente in molte versioni inglesi, bensì “la Parola era un dio”, come si nota nella Traduzione del Nuovo Mondo.

Questo ha un significato notevole. Per prima cosa le versioni copte precedono la Traduzione del Nuovo Mondo di circa 1700 anni, e sono parte della raccolta delle testimonianze testuali antiche del vangelo di Giovanni. Secondo, le versioni copte sono state realizzate in un tempo in cui la koinè greca delle Scritture Greche Cristiane era ancora una lingua vivente, le cui sfumature più sottili potevano essere comprese dai traduttori copti, al punto che molte parole greche sono state lasciate senza traduzione nei testi copti. Terzo, le versioni copte non mostrano le influenze di interpretazioni seguenti della cristologia, promosse dai concili della Chiesa del quarto e quinto secolo D.C.

Il testo greco di Giovanni 1:1c dice una costruzione verbale inusuale che può letteralmente essere resa come “e un dio era la Parola”.

In modo simile, il testo copto Saidico di Giovanni 1:1c legge una costruzione indefinita che letteralmente si rende “e un dio era la Parola”.

I filologi copti sono concordi nel dire che questo è ciò che il testo copto dice letteralmente. Ma le presupposizioni teologiche di certi filologi non permettono loro di essere soddisfatti di questa lettura. Appena hanno a che fare con il testo greco di Giovanni 1:1c, certi studiosi evangelici cercano di modificare l’evidente effetto dell’espressione “un dio era la Parola”.

Ma anche laddove il testo greco ammette alcune ambiguità nelle costruzioni prive di articolo, il testo copto non ammette le stesse ambiguità in una costruzione indefinita. Diversamente dalla koinè greca, il testo copto non ha solo l’articolo definito, ma anche quello indefinito. Un sostantivo copto può essere senza l’articolo, nella costruzione “nessun articolo”. Quindi, nel testo copto si può trovare “il dio”, “un dio”, oppure “dio”.

L’articolo copto saidico indefinito è usato per indicare “un individuo non specifico o un esemplare di una classe: definisce quindi un elemento come non specifico o individuale, o come elemento di una classe (“un uomo”, “altri dei”, ecc.)” – Coptic Grammatical Chrestomathy (Orientalia Lovaniensia Analecta, 1988), A. Shisha-Halevy, p. 268.

In base a queste precise scelte, non può che essere altamente rilevante che, nella loro comprensione del significato di Giovanni 1:1c, i traduttori copti del testo greco scelsero di impiegare l’articolo copto indefinito nelle loro traduzioni.

I traduttori copti guardavano a Giovanni 1:1c qualitativamente, come è stato ipotizzato da alcuni studiosi nelle loro analisi del testo greco? Non è molto probabile, dato che il testo copto non usa i prefissi astratti prima del sostantivo per “dio”,
Essi chiamavano specificamente la Parola “un dio”, e solo nel senso in cui un dio è anche “divino” allora può essere accettata dal testo copto una traduzione del tipo “la Parola era divina”. Laddove l’espressione “la Parola era divina” può essere una legittima parafrasi inglese del testo copto, essa non è la lettura letterale.

La testimonianza copta è significativa in base al fatto che gli studiosi biblici hanno chiaramente castigato la Traduzione del Nuovo Mondo per la sua resa apparentemente “innovativa”, “la Parola era un dio” in Giovanni 1:1c. Ma questa preciso modo di comprendere il testo greco di Giovanni 1:1c ora prova di essere non nuovo, bensì antico, essendo tradotto come se fosse stato pronunciato da persone che parlavano il greco che Giovanni usò nello scrivere il suo Vangelo.

Ma che dire di Giovanni 1:18, dove il testo copto ha l’articolo definito prima di con riferimento al Figlio unigenito [generato]?
Alcuni studiosi evangelici hanno chiesto: “E’ ragionevole che i traduttori copti interpretarono che la Parola era “un dio” in Giovanni 1:1 e poi, in Giovanni 1:18, si riferirono alla Parola come “il dio” o “Dio”?”

E’ una domanda logica, ma la logica è al contrario. Dato che Giovanni 1:1 è l’introduzione al vangelo, la domanda più logica è: “E’ ragionevole che i traduttori copti interpretarono che la Parola era Dio in Giovanni 1:18 dopo essersi riferiti alla Parola come “un dio” in Giovanni 1:1c?”

No. Anche se i traduttori copti usano l’articolo definito in Giovanni 1:18 nell’identificare la Parola, questo uso è dimostrativo ed anaforico, riferendosi all’individuo, “colui il quale” è identificato precedentemente come “un dio” nell’introduzione. Quindi Giovanni 1:18 identifica la Parola specificamente non come “Dio”, ma come “un dio” che, come menzionato precedentemente, era “con”, “alla presenza di”, copto: Dio. Questo dio, che ha un’intima associazione col Padre, è in contrasto con il Padre, il Dio che nessuno ha mai visto.

Una traduzione moderna dal copto di Giovanni 1:18 è “nessuno ha mai visto Dio. Il dio che è il solo Figlio nel seno di suo Padre è colui che lo ha spiegato”, come si legge su http://copticjohn.com.

Essendo più vicino, in senso temporale, alle originali scritture dell’apostolo Giovanni, ed essendo esistita in un tempo in cui la koinè greca era ancora parlata e ben capita, la testimonianza copta spinge molto nella direzione di coloro che vedono nei vangeli un Gesù che non è Dio, ma il Figlio di Dio, un’entità divina che è “l’immagine dell’invisibile Dio” ma non il Dio invisibile sé stesso. E’ la Rappresentazione del proprio Padre che ha dichiarato la Buona Notizia per la salvezza dell’umanità, e santificato il nome di suo Padre.



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