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Alternative alle trasfusioni nella medicina trasfusionale





In questo supplemento a ‘Transfusion Alternative in Transfusion Medicine’ abbiamo preso in esame il parere di alcuni esperti riconosciuti in campo internazionale per discutere sull’utilizzo del fattore VII attivato ricombinante (rFVIIa) nelle emorragie, focalizzandoci su una gamma più ampia di condizioni che non siano quelle relative a pazienti emofilici con inibitori.

Una delle potenziali applicazioni del fattore VII è nelle febbri emorragiche. Nel primo articolo di questo volume il Dott. Chuansumrit illustra la patofisiologia della dengue fever e l’utilizzo di rFVIIa in alcuni seri casi d’emorragia da essa provocati.

I dottori Ng e Crowther parlano dell’uso di rFVIIa per le emorragie derivanti dall’utilizzo di una serie di agenti anticoagulanti. Se da un lato si nota la mancanza di sperimentazioni, dall’altro ne esistono di non ufficiali che indicano come rFVIIa sia utile nel contrastare gli effetti di almeno alcuni degli agenti.

Il Dott. Dutton ha analizzato i dati sull’uso di rFVIIa nei pazienti che subiscono emorragie a seguito di traumi di vario tipo. rFVIIa risulta utile nella maggior parte dei pazienti. Solo una delle sperimentazioni è stata tuttavia completata, essendo le altre in corso d’opera.
Il Dott. Dutton sottolinea come punto importante il fatto che rFVIIa risulta efficace se vengono corretti eventuali malfunzionamenti degli altri fattori coagulanti.

I Dottori Gabriel e Henke illustrano l’utilizzo di rFVIIa conseguente al trapianto di midollo osseo e nel trattamento di alcuni casi di emorragia polmonare. Riportano l’efficacia del controllo emorragico nelle condizioni indicate e forniscono una possibile spiegazione sui meccanismi d’azione di questo agente.
I Dottori Ingerslev e Sørensen descrivono l’utilizzo di rFVIIa nella chirurgia ortopedica e discutono sui pro e i contro della terapia con bolo rispetto a quella ad infusione costante.

Il Dr. Johansson e il suo gruppo hanno trovato efficace l’utilizzo di rFVIIa nelle emorragie relative a bruciature su pazienti che necessitano asportazioni e trapianti di tessuto senza utilizzo di sangue.

Particolarmente importante è l’articolo sull’utilizzo di rFVIIa nella popolazione infantile, includendo tra essa anche pazienti neonati. I Dottori Hanrahan e Mathew hanno analizzato alcuni dati che mostrano l’efficacia dell’utilizzo di rFVIIa nel controllo dell’emorragia in giovani pazienti non emofilici. Sottolineano come le dinamiche dell’azione del fattore VII siano diverse da quelle degli adulti e che quindi il dosaggio dovrebbe tenerne conto.

Il Dottor Mayer e il suo gruppo hanno mostrato come rFVIIa sia utile nel trattamento dell’emorragia intracerebrale nonostante il rischio tromboembolico. Viene anche discusso l’utilizzo del fattore VII in altri tipi di perdite di sangue del sistema nervoso centrale come l’ematoma subdurale e l’emorragia subaracnoidea.

Nell’ultimo articolo di questo volume i Dottori Steiner e Key hanno analizzato in maniera critica l’utilizzo del fattore VII relativamente ad una serie di condizioni. Sebbene esistano centinaia di report non ufficiali che sostengono l’utilizzo di rFVIIa in condizioni di emorragia incontrollata, essi mettono in rilevo la necessità di sperimentazioni ufficiali, pur riconoscendo tuttavia che esse possano non essere possibili laddove sussistano patologie rare in cui il numero di pazienti è limitato.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito "Blackwell Synergy", da parte dello scrittore Harold R. Roberts, nella presentazione del supplemento al trattato "Transfusion Alternative in Transfusion Medicine", Volume 8 Fascicolo s1 Pagina 1 - Dicembre 2006 (http://www.blackwell-synergy.com).