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Enciclopedia dell'Olocausto: I Testimoni di Geova



Helene Gotthold, una Testimone di Geova, fu decapitata a causa delle sue credenze religiose l’8 dicembre del 1944 a Berlino. Qui è fotografata con i suoi figli in Germania (25/06/1936).


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I Testimoni di Geova furono vittime di un'intensa persecuzione durante il periodo del regime nazista perché si rifiutavano di accettare l'autorità suprema dello stato e, inoltre, si opponevano con decisione alla guerra promossa dal governo di allora.

Pochi mesi dopo che il neo-regime assunse pieni poteri, i governi regionali, in primo luogo quelli della Baviera e della Prussia, cominciarono ad opporsi ai Testimoni di Geova interrompendo le adunanze e saccheggiando i locali adibiti per il culto occupandoli successivamente per altri fini. Il 1° aprile 1935, il Reich e il ministero dell'interno prussiano ordinarono agli ufficiali locali di eliminare la Società Watch Tower.

L’operato dei Testimoni di Geova suscitò le ire delle autorità naziste. I Testimoni sostenevano che erano apolitici e che le opere da loro svolte non avevano scopi politici anti-nazismo, ma il fatto di non essere disposti a effettuare il saluto nazista né, tanto meno, fare parte delle organizzazioni del partito o permettere ai propri bambini di fare parte della Gioventù Hitleriana, il rifiuto netto a partecipare alle elezioni o ai plebisciti e la negazione ad adornare le proprie abitazioni con le bandiere naziste, facevano dei Testimoni oggetto di molti sospetti. Un'unità speciale della Gestapo (polizia segreta dello stato) creò un registro di tutte le persone sospettate di essere Testimoni di Geova. Gli agenti della Gestapo si infiltrarono tra i Testimoni partecipando alle loro adunanze. Sebbene i Testimoni di Geova fossero un’unità religiosa riconosciuta la cui opera non era ancora proscritta, molte delle attività basilari per l'esercizio della fede diventarono progressivamente oggetto di attacco. Soprattutto, le autorità tentarono di proibire la distribuzione delle pubblicazioni bibliche che si stampavano localmente o che arrivavano in grandi quantità da Paesi limitrofi in maniera illegale. Le varie attività dei Testimoni, naturalmente, assumevano per i nazisti una veste sovversiva.

Quando nel marzo del 1935 si ristabilì in Germania il servizio militare obbligatorio, il conflitto coi Testimoni si acutizzò. A causa del rifiuto d'arruolarsi o di svolgere compiti relazionati con l'attività militare e a causa del loro seguitare con riunioni illegali, si incrementarono gli arresti dei Testimoni di Geova che venivano tempestivamente giudicati ed imprigionati presso le carceri locali e presso i campi di sterminio.

Descrizione delle adunanze clandestine dei Testimoni di Geova nel ...


Esperienze personali


Esemplare di Bibbia ritrovata in occasione della liberazione …


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Nel 1939 circa 6.000 Testimoni, compresi alcuni provenienti dall’Austria e dalla Cecoslovacchia, si trovavano rinchiusi in prigioni o in campi di concentramento. Altri Testimoni, invece, fuggirono dalla Germania e furono in grado di continuare a professare la propria fede riunendosi con altri fratelli, mentre alcuni, purtroppo, abbandonarono queste abitudini. Alcuni di loro furono vittime di torture e sevizie nel tentativo di far firmare dichiarazioni con le quali rinunciavano alla fede, ma furono pochi quelli che cedettero davanti a questo tipo di pressione.

Nei campi di concentramento, tutti i prigionieri avevano degli appositi distintivi di forme e colori differenti affinché le guardie e gli ufficiali del campo potessero identificarli per categoria. I Testimone di Geova portavano delle toppe triangolari di colore viola. Nonostante si trovassero nei campi di concentramento, i Testimoni continuarono a riunirsi regolarmente in adunanze in cui venivano pronunciati discorsi biblici e l’attività di predicazione proseguì anche all’interno dei campi stessi. Nel campo di concentramento di Buchenwald i Testimoni riuscirono a stampare alcune pubblicazioni che successivamente furono distribuite.

Le condizioni nei campi nazisti erano dure per tutti i prigionieri. Molti morirono a causa di fame, malattie, esposizione al freddo e trattamenti crudeli. I Testimoni di Geova prigionieri riuscirono a sopravvivere facendo affidamento a uno spirito di collaborazione e aiuto reciproco, in quanto credevano che tutte queste sofferenze potessero far parte del servizio che rendevano a Dio. I testimoni destavano stupore nelle guardie perché, individualmente, si rifiutavano di prendere parte ad attività militari e di preparare i bendaggi per i soldati che combattevano al fronte. Però, allo stesso tempo, le autorità del campo consideravano i Testimoni come persone relativamente fidate in quanto non tentavano fuga alcuna e non opponevano resistenza alle guardie. Per questa ragione, gli ufficiali e le guardie nazisti utilizzavano generalmente i Testimoni come assistenti domestici.

Nel 1933 erano attivi in Germania dai 25.000 a 30.000 Testimoni di Geova ed un numero stimato in 20.000 circa continuò ad essere attivo durante il periodo del regime nazista. Alcuni fuggirono dalla Germania, altri rinunciarono alla fede ed altri ancora continuarono ad essere attivi solo in ambito familiare. Dei Testimoni attivi, approssimativamente la metà ricevette condanne da un mese a quattro anni di prigione. Dei condannati, tra i 2.000 e 2.500 furono rinchiusi nei campi di concentramento e di questi ultimi circa 800 non erano tedeschi (circa 200/250 olandesi, 200 austriaci, 100 polacchi, circa 50 tra belgi, francesi, cechi ed ungheresi).

Il numero dei Testimoni di Geova che morì durante l’imprigionamento nei campi di concentramento durante il regime nazista fu – secondo una stima – 1.000 tedeschi e 400 di altri paesi (circa 90 austriaci e circa 120 olandesi).

Inoltre, approssimativamente 250 Testimoni di Geova tedeschi furono uccisi successivamente a giudizi e condanne emessi dai tribunali militari per aver rifiutato di prestare servizio militare o attività ad esso annesse.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito dello 'United States Holocaust Memorial Museum', nella sezione 'Enciclopedia del Holocausto', Washington, D.C., USA (http://www.ushmm.org).