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Il procuratore generale sostiene la richiesta fatta dai Testimoni di Geova per la parità dei diritti



di Matthew Wagner, THE JERUSALEM POST 11 febbraio 2007

Attorney General Menahem Mazuz.
Photo: Ariel Jerozolimski



Secondo l’ex ministro della giustizia Yaakov Neeman, l’enfasi data dal procuratore generale al carattere democratico di Israele rispetto a quello ebraico ha aperto la strada all’opera di gruppi missionari come i Testimoni di Geova.

Neeman ha fatto riferimento a un parere espresso dall’Ufficio del Procuratore Generale di un tribunale distrettuale di Haifa su un caso riguardante Amutat Hamitzpeh L'Israel, un’organizzazione che rappresenta i Testimoni di Geova in Israele.

“Il procuratore generale ha scelto di interpretare la legge in modo da non lasciare spazio ad alcuna soluzione legale per la questione riguardante l’attività missionaria.”

“L’Ufficio del Procuratore Generale avrebbe potuto dare altre interpretazioni che avrebbero aperto la strada a diverse decisioni da parte del tribunale. Israele è uno stato ebraico e democratico, ma è prima di tutto ebraico e poi democratico”, ha aggiunto.

Martedì, il giudice Shmuel Berliner, vice presidente del tribunale di Haifa, ha obbligato il Centro Convegni di Haifa ad affittare i locali ai Testimoni di Geova per le loro attività tra cui le letture pubbliche dal Nuovo Testamento ed ha incoraggiato a conoscere meglio i Testimoni di Geova.
Il procuratore distrettuale di Haifa Amit Koren ha sostenuto tale decisione e la sua opinione è stata accettata dall’avvocato dell’Ufficio del Procuratore Generale. Non è chiaro se sia stato coinvolto direttamente il procuratore generale Menahem Mazuz.

L’Ufficio del Procuratore Generale ha accettato la tesi di Koren, espressa in una lettera di 13 pagine, secondo cui le società come il Centro Convegni di Haifa che forniscono beni e servizi al pubblico non possono discriminare gruppi come i Testimoni di Geova per la loro fede religiosa. Neeman ha detto che l’interpretazione della legge fatta dal procuratore generale spiana la strada all’attività missionaria.

“Voglio sapere cosa farà Shas, attualmente membro del governo”, ha detto Neemam.

Un portavoce di Shas ha risposto che la decisione del tribunale si è rivelata “molto difficile”.

“Faremo tutto ciò che sarà in nostro potere per impedire altri casi come questo. Ma la mancanza di leggi relative all’attività missionaria non è un problema nuovo”, ha dichiarato il portavoce.
L’attuale legislazione proibisce il proselitismo solo quando è fatto con coercizione mediante incentivi economici o con la manipolazione mentale.

Neeman ha respinto la possibilità di fare presentare la decisone di Berliner alla corte suprema.
“Una volta che il procuratore generale ha espresso la sua opinione in modo così chiaro sulla questione, non c’è nessun ricorso se non cambiare la legge che regola l’attività missionaria”, ha dichiarato Neeman che è stato consultato dai capi religiosi ebrei di Haifa riguardo alla possibilità di appellarsi a tale decisione.

I consulenti legali del Centro Convegni di Haifa hanno affermato che in quanto ente privato, il centro convegni aveva il diritto di rifiutare ai Testimoni di Geova il loro servizio per rispetto della suscettibilità degli haredi (Haredi o Charedi è la corrente teologica più conservatrice del Giudaismo Ortodosso, n.d.r.). Affittare i locali ai Testimoni di Geova avrebbe potuto causare proteste e boicottaggi da parte degli haredi, hanno detto i consulenti legali. Questi boicottaggi e proteste avrebbero potuto rovinare completamente l’attività e costringere il centro convegni a chiudere.

Il sindaco di Haifa, Yona Yahav, ha appoggiato apertamente la richiesta dei gruppi haredi di impedire ai Testimoni di Geova di utilizzare il centro convegni.

La città di Haifa possiede il 49% delle azioni del centro convegni e le principali decisioni commerciali non possono essere prese senza il consenso del comune di Haifa.

“Il sindaco si è mostrato sensibile ai bisogni dei residenti di Haifa di religione ebraica”, ha detto il portavoce di Yahav.

Atai Tsimhoni, l’avvocato che ha rappresentato i Testimoni di Geova, ha dichiarato che “il tribunale e il procuratore generale sono arrivati alla giusta conclusione. Un gruppo minoritario come gli haredim non può imporre la sua volontà ad una impresa che fornisce servizi al pubblico.

Tsimhoni ha menzionato una legge passata nel 2000 che proibisce la discriminazione nel fornire beni o servizi o nel dare accesso ai luoghi pubblici o luoghi di intrattenimento.

“Haifa è un equilibrio delicato di diversi gruppi religiosi ed etnici che vanno dagli ebrei laici ed haredi ai musulmani e ai cristiani di Bahai. La prepotenza degli haredi destabilizza questo equilibrio”, ha aggiunto Tsimhoni.

Il capo rabbino di Haifa She'ar Yishuv Hacohen, che è coinvolto da anni nel dialogo interconfessionale con i musulmani e i cristiani, ha detto che i Testimoni di Geova sono sostanzialmente diversi dagli altri gruppi cristiani. Ha dichiarato: “Sono missionari tenaci che usano qualsiasi tattica subdola per convincere gli ebrei a convertirsi”.

Eran Katry, portavoce del Amutat Hamitzpeh L'Israel ha respinto le richieste di Hacohen.

“Penso che l’approccio negativo che la gente ha nei nostri confronti derivi da un equivoco”, ha detto Katey. “Si, consideriamo un nostro obbligo rendere pubblica la nostra fede e rendere testimonianza a Geova. Ma spetta solo agli adulti scegliere personalmente se accettare i nostri insegnamenti. Ovviamente sarei felice se qualcuno accettasse i nostri insegnamenti con la consapevolezza che questi siano la verità.”

Katry ha detto che i Testimoni di Geova credono che il mondo attualmente sia “negli ultimi giorni” e che presto Dio giudicherà l’umanità. Ha aggiunto: “E’ nostro dovere aiutare le persone a prepararsi per il giorno del giudizio.”

Katry ha anche asserito che il mezzo per salvarsi è la nostra relazione con Dio e questa la si può ottenere imparando gli insegnamenti della Bibbia, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento. Ha detto anche che non sa se coloro che non accettano gli insegnamenti dei Testimoni di Geova saranno salvati, ma ha aggiunto: “Sarà Dio a decidere.”



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito The Jerusalem Post, in data 11 febbraio 2007, da parte del giornalista Matthew Wagner, sezione Israele - articoli (http://www.jpost.com)