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La sentenza della Cassazione su un caso di Testimone di Geova trasfuso.





Recentemente, è apparsa sui giornali questa notizia in merito ad una sentenza della Corte di Cassazione riguardante un caso in cui fu disposta, dai medici di un nosocomio di Trento, una trasfusione di sangue coatta verso un paziente Testimone di Geova:

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Medico puo' imporre trasfusione. Cassazione: anche a testimoni Geova

Il medico può disporre una trasfusione di sangue che sia indispensabile per impedire la morte del pazienze, anche contro la volontà del paziente espressa quando ancora non in pericolo di vita. Lo ha stabilito la Cassazione, che ha respinto il ricorso di un testimone di Geova che aveva rifiutato una donazione di plasma, praticatagli durante l'intervento per una complicazione che rischiava di farlo morire.
La materia trattata dalla sentenza n. 4211 del 21 febbraio 2007 era delicatissima. E, i giudici, hanno preferito non prendere una posizione ben precisa sul tema del rifiuto alle cure, ma si sono limitati a valutare il comportamento dell'equipe dell'ospedale di Trento che hanno giudicato legittimo e incensurabile.
Tutto era cominciato quindi dalla trasfusione, in seguito alla quale il paziente aveva denunciato i medici e chiesto il risarcimento del danno morale, biologico e patrimoniale. Per l'uomo i dottori avrebbero potuto essere più tempestivi nell'intervenire con altre terapie senza dover necessariamente ricorrere alla trasfusione.
Ma la sua istanza era stata respinta dal tribunale di Trento e dalla corte d'Appello per approdare in Cassazione.
I togati hanno quindi analizzato tutte le circostanze della situazione, in primis il fatto che la trasfusione fosse avvenuta quando il paziente era già sotto anestesia e che, prima di procedere, il chirurgo avesse sentito il parere del procuratore della Repubblica.
Nella sentenza quindi la corte ritiene che l'équipe chirurgica abbia agito in modo irreprensibile. E spiega che qui il concetto di "rifiuto delle cure" non rientra nei casi di accanimento terapeutico, testamento biologico o di suicidio assistito. Qui non si sentenzia sulla legittimità del diritto, da parte dei testimoni di Geova, di rifiutare le trasfusioni di sangue anche se ciò determina la morte, ma di accertare la legittimità del comportamento dei medici che hanno deciso la trasfusione, convinti che il rifiuto iniziale del paziente "non fosse più valido e operante".

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo350398.shtml

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Questa sentenza ha suscitato non poche perplessità in alcuni osservatori. Di seguito, non riporteremo giudizi e considerazioni di redattori Testimoni di Geova, ma evidenzieremo il contenuto di osservazioni senz'altro meritevoli di riflessione da parte di personalità esterna ai Testimoni di Geova stessi. Lasciamo ai lettori il proprio personale giudizio di merito.

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Trasfusione a Testimone di Geova: controversa sentenza Cassazione
di Rita Guma

Desta quantomeno perplessita' la sentenza emessa dalla Terza sezione civile della Corte di Cassazione che ha negato - di fatto - l'esercizio concreto del diritto di rifiutare un trattamento medico ad un Testimone di Geova.

L'uomo chiedeva infatti un indennizzo ai chirurghi che gli avevano praticato una trasfusione di sangue durante un intervento chirurgico occorso alcuni anni fa, nonostante l'esplicito rifiuto da parte sua mentre era ancora cosciente e non in pericolo di vita. Tuttavia, secondo la Cassazione, il medico puo' mettere in atto terapie d'urgenza salvavita in seguito a complicazioni intervenute perche' la volonta' del paziente poteva riferirsi ad un probabilita', mentre l'emergenza verificatasi diviene certezza, e quindi una diversa situazione, nella quale si puo' ipotizzare che il paziente avrebbe dato il suo assenso.

Nella situazione descritta intervengono pero' due aspetti. Quello della liberta' di un paziente di rifiutare il trattamento e quello della liberta' di esercizio di un credo religioso.

Il primo aspetto coinvolge tutti i cittadini. Chiunque abbia espresso la propria volonta' di rifiutare un trattamento mentre era cosciente, basta sia sottoposto a sedazione per non essere piu' pienamente cittadino, e non godere piu' il diritto di veder rispettate le proprie volonta'. A lui subentra il medico, che si arroga il diritto di ribaltarne i voleri. Inutile quindi sottoscrivere il consenso informato prima di una operazione, visto che il mutamento della situazione darebbe piena liberta' al medico di contraddire la volonta' del paziente. Ad esempio, chi abbia un tumore per il quale si preveda una resezione di un modesto tratto di apparato digerente e nel caso l'estensione del male si rivelasse molto maggiore, preferirebbe affrontare una morte piu' rapida piuttosto che una lunga vita di sofferenze e umiliazioni, potrebbe trovarsi invalido a vita contro la sua volonta' perche' il medico potrebbe valutare vitale una resezione invalidante a causa delle mutate condizioni.

A questo proposito ricordo il caso di un missionario, un sacerdote cattolico, affetto da tumore allo stomaco, che chiese di essere operato con anestesia locale per evitare una lunga degenza successiva, perche' doveva prendere un aereo per il Brasile, per raggiungere i suoi piccoli Xavantes. E' ovvio che le terapie normali in questo caso nel decorso post operatorio non saranno state applicate. Certamente il missionario era consapevole della minore attesa di vita determinata da quella scelta, ma egli sapeva anche di avere troppo da fare e poco tempo per farlo, in nome della sua convinzione.

Secondo la Costituzione italiana: Art. 32 - "... Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". Art. 13 - "La libertà personale è inviolabile. ... È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà". Va considerato infatti che per un Testimone di Geova, la trasfusione eterologa e' una violenza morale, perche' tocca la sfera delle sue convinzioni piu' profonde.

Al Testimone di Geova si e' peraltro applicato quello che la Cassazione ritiene il corrente comune sentire ma che in realta' e' un principio religioso diverso dal suo, quello cattolico, e cioe' la priorita' della vita su tutto il resto. Diversa sarebbe la situazione di un minore figlio di Testimoni di Geova. In quel caso egli non e' ancora cittadino nella pienezza dei suoi diritti, quindi - ove fosse in pericolo di vita - il medico potrebbe chiedere ad un giudice minorile una decisione diversa dai desiderata della famiglia, nel superiore interesse del minore.

Sotto il profilo della discriminazione religiosa e della lesione della liberta' personale in contesti internazionali, va considerato che la Convenzione europea dei diritti dell'uomo prevede che Art. 9 - "1. Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, mediante il culto, l'insegnamento, le pratiche e l'osservanza dei riti. 2. La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e costituiscono misure necessarie, in una società democratica, per la pubblica sicurezza, la protezione dell'ordine, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui". Da rilevare che qui si parla di salute pubblica, e non individuale, e non vi e' in Italia una legge che imponga un trattamento, ma semmai il contrario.

Inoltre la stessa convenzione specifica all'Art. 17 che "Nessuna disposizione della presente Convenzione può essere interpretata come implicante il diritto per uno Stato, un gruppo o un individuo di esercitare un'attività o compiere un atto che miri alla distruzione dei diritti o delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione o porre a questi diritti e a queste libertà limitazioni più ampie di quelle previste in detta Convenzione".

Secondo la Dichiarazione ONU dei diritti dell'uomo, Art. 18, poi, "Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti". E anche qui si ricorda che, Art. 30, "Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati".

Non a caso uno dei contenziosi piu' frequenti all'attenzione del relatore ONU contro le discriminazioni per culto o credo e' quella relativa all'obiezione di coscienza dei Testimoni di Geova, conculcata in diversi Paesi che puniscono con la prigione il rifiuto di prestare servizio militare. L'ONU ritiene infatti che lo Stato non possa imporre con la minaccia o la forza ai testimoni di Geova di ottemperare ad una disposizione di legge. Figurarsi dove non solo non e' previsto per legge il doversi sottoporre ad un trattamento sanitario, ma addirittura il contrario.

Fonte: http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/02feb3/2500discriminaz.htm





- L'articolo "Medico puo' imporre trasfusione. Cassazione: anche a testimoni Geova" è stato pubblicato sul sito TG COM on-line, in data 23 febbraio 2007, sezione Cronaca (http://www.tgcom.mediaset.it)
- L'articolo "Trasfusione a Testimone di Geova : controversa sentenza Cassazione" è stato pubblicato sul sito Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti Onlus, in data 25 gennaio 2007, da parte della giornalista Rita Guma, rubrica Commenti (http://www.osservatoriosullalegalita.org)