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I Testimoni di Geova della Corea hanno conosciuto gravi sofferenze

Tuttora gli anni di imprigionamento e di tortura non possono essere cancellati per l'ottantasettenne


Jeon Sun-ok e Park Jong-il che hanno dovuto attraversare tempi difficili per il fatto di essere Testimoni di Geova.


Il 29 giugno del 1939 la polizia giapponese arrestò 33 Testimoni di Geova coreani.

Essi furono accusati di lesa maestà, essendosi rifiutati di pregare nei luoghi sacri giapponesi, e del crimine di propagandare ideologie antibelliche, secondo la legge di sicurezza. Missionari Testimoni di Geova giunsero per la prima volta nella penisola coreana nel 1914 e, nel 1932, 45 persone parteciparono alla conferenza dei Testimoni di Geova tenuta a Seoul. La maggior parte d'essi fu arrestata. Il fatto che fossero arrestate 33 persone in un solo giorno, fa presupporre che la polizia le stesse tenendo attentamente d'occhio.

In precedenza c'erano stati segnali rivelatori. Nel giugno del 1933, a Seoul, la polizia giapponese aveva confiscato 50.000 copie del Libro di Ecclesiaste e 30.000 a Pyongyang nel settembre dello stesso anno. C'erano anche stati avvertimenti. Il direttore della filiale giapponese dei Testimoni di Geova, Akashi Junso, disse ai suoi connazionali coreani che il giorno del loro arresto non era lontano. Al tempo, Akashi era indagato dalla polizia giapponese in relazione a questioni riguardanti il servizio militare del figlio. Eppure i Testimoni di Geova coreani non si nascosero. Infine, dopo che il figlio di Akashi e un altro cittadino giapponese si furono rifiutati di prestare servizio, la polizia giapponese scatenò una serie di arresti che interessarono Giappone, Taiwan e Corea.

Fra quelli che furono perseguitati, è ancora in vita oggi una Testimone di Geova. Il suo nome è Jang Sun-ok (87 anni) e l'ho incontrata il 12 marzo a Seongnam, nella provincia di Gyeonggi. Respirando faticosamente, mi ha descritto in modo vivido i suoi ricordi. Fu prelevata dalla sua casa a Wangsimni il 29 marzo del 1939. "Stavo mangiando quando giunse la polizia", ha dichiarato. Anche suo marito fu arrestato quel giorno, e trascorse in prigione i due anni seguenti. Nata a Pyongyang e sposatasi all'età di 16 anni, Jang ne aveva 19 ed era incinta al tempo del suo arresto.

"Trascorsi un anno nella Casa di Correzione della Polizia di Dongdaemun, un anno sotto accusa, un anno di udienze prima del processo, e un anno di processo", ha ricordato. Abortì sul pavimento gelido e ricoperto di escrementi della Casa di Correzione di Dongdaemun.

"Le torture nella prigione di Seodaemun furono la cosa più difficile da sopportare", ha ricordato. Lei e gli altri Testimoni di Geova venivano costretti ogni mattina a guardare a oriente, verso Tokyo, e ad inchinarsi nella direzione dell'imperatore giapponese. Se i prigionieri si rifiutavano di farlo venivano ammanettati dietro la schiena, torcendo un braccio sopra e l'altro sotto, e costretti dolorosamente a stare chini per un lungo periodo di tempo. "Dopo aver mantenuto quella posizione per un'ora, il dolore era così forte da pensare che sarei morta", ha ricordato. Fu anche ammanettata ad altri prigionieri o le furono incatenati i piedi come strumento di tortura. Talvolta, due prigionieri venivano rinchiusi in una stanza, ammanettati con i gomiti uniti. Qualche volta venivano costretti a dormire in quella posizione. "Dicevano che nessuno poteva uscire vivo da quella stanza. Di notte mentre dormivamo, quegli spettri dai capelli lunghi entravano e ci dicevano di smettere di credere nella nostra religione. Io rispondevo gridando che ero pronta a morire, e chiedevo che se ne andassero. C'erano macchie di sangue su quei muri, ed ero terrorizzata". Ha descritto il periodo trascorso in quel luogo come richiamando alla memoria un incubo. La tortura durò sette mesi interi.

Alla fine, poco più che ventenne, fu liberata.

Su 38 Testimoni di Geova imprigionati durante l'occupazione giapponese della Corea, cinque morirono dietro le sbarre. Detenuta insieme a Jang, Han Sun-gi fu tra coloro che fecero questa tragica fine. Al tempo, il coreano Kim Jong-suk era la guardia della prigione responsabile di vigilare su di loro, prima di diventare lui stesso un Testimone di Geova. Nelle sue memorie, Kim ha scritto, "Persino in punto di morte, [Han Sun-gi] esortò suo figlio, che fu imprigionato con lei, a mantenere la fede".


Da sinistra, Kim Bong-nyeo, Lee Jeong-sang, Jang Sun-ok, Kim Gyeong-hui, Park Ok-hui e una straniera di nome Emerson.

Anche i ricordi di Park Ok-hui, il cui marito Choe Seong-gyu era fra i detenuti, ci trasmettono una storia dolorosa. "Mi fu detto che per liberare mio marito dovevo preparare 500 won e consegnarli a loro. Era una buia notte invernale. Trovai mio marito avvolto in una coperta leggera, a giacere sul pavimento. Era già mezzo morto. Otto ore dopo la sua liberazione dalla prigione, all'età di 42 anni, morì". Come suo marito, Mrs Park si rifiutò di rinunciare alla propria fede, e perciò fu arrestata per la quarta volta nel settembre del 1942, per essere rilasciata solo quando la Corea fu liberata nell'agosto del 1945.

Persino questa catena di morte non fece vacillare la fede di Jang Sun-ok. Le sollecitazioni da parte del pubblico accusatore giapponese perché ripudiasse le sue credenze furono inutili. Alla fine, Jang fu condannata a tre anni, due anni in meno del periodo detentivo richiesto dall'accusa. Tuttavia, anche quando il periodo fu concluso, non venne rilasciata. Il governo giapponese aveva classificato Jang e altre quattro prigioniere Testimoni di Geova come "incorreggibili", ed esse furono mandate in un "centro di detenzione preventiva". Benché tutti gli uomini Testimoni di Geova fossero liberati allo scadere della loro condanna, queste donne furono trattenute fino alla resa del Giappone nella seconda guerra mondiale.
In totale, Jang trascorse sei anni e due mesi in prigione, guadagnando alla fine la libertà il 16 agosto del 1945, un giorno dopo la liberazione della Corea dalla dominazione giapponese. Lee Jeong-sang e Kim Bong-nyeo trascorsero in prigione rispettivamente quattro e sei anni. Ma il governo coreano non le ha mai risarcite per le sofferenze, non più di quanto si sia informato su quanto hanno dovuto subire. Comunque la loro sofferenza non terminò con la loro liberazione. A motivo delle persistenti conseguenze della loro esperienza, alcune soffrirono di dolori alla schiena e non erano in grado di alzarsi dalla posizione distesa. Ci volle del tempo prima che queste donne - che avevano sopportato di vivere in una cella fredda, vestite con i logori vestiti del carcere - fossero in grado di avere figli. "Quando penso ora alla vita in prigione", ha detto Jang "sono sopraffatta dalle emozioni. È così doloroso parlarne", ha affermato con la voce flebile.

Testimoni di Geova coreani morirono anche in una prigione di Tokyo. La storia della famiglia di Ok Gye-seong appartiene a questi. Ok Gye-seong aveva tre figli, Rye-jun, Gi-jun, e Ung-ryeon. Ok Rye-jun era sposato con Lee Jeong-sang, e Ok Gi-jun con Kim Bong-nyeo. I due fratelli maggiori Ok trascorsero quattro anni in prigione, e le loro mogli e il fratello più giovane morirono in prigione, quest'ultimo a Tokyo. Ok Ung-ryeon aveva lavorato come traduttore per Iwanami, una casa editrice giapponese. Il libro "Those Who Rejected Military Service" ("Rifiutarono il servizio militare"), pubblicato da Iwanami, contiene la sua testimonianza. Quanto segue è uno stralcio. "Al tempo ventiquattrenne, il Testimone di Geova coreano Ok Ung-ryeon fu arrestato dalla polizia locale, trascorse del tempo in prigione e subì lesioni mentali a motivo delle gravi e prolungate torture, morendo alla fine per la sua fede in prigione".

Anche un altro coreano, Choe Yong-won, fu condannato a cinque anni di prigione. "Those Who Rejected Military Service" spiega che "[i Testimoni di Geova coreani] subirono una persecuzione molto più aspra in Corea che in Giappone". Inoltre, dal 1939 ai Testimoni di Geova coreani fu impedito di comunicare con i loro connazionali negli Stati Uniti. Essi difesero la loro fede nonostante l'isolamento.

La tradizione di Testimoni di Geova che rispettarono la loro coscienza contro il servizio militare continuò durante la guerra di Corea. Il 12 marzo, ad Anseong, nella provincia di Gyeonggi, ho incontrato il renitente alla leva Park Jong-il, 77 anni. Con il capo coperto dai capelli bianchi, Park ha parlato di quel periodo con una voce vigorosa e cordiale. La zia paterna di Park, Park Ok-hui, fu imprigionata durante l'occupazione. Lo zio paterno, Choe Seong-gyu, morì in prigione. Alla morte del marito, Park Ok-hui andò a vivere con il fratello più giovane, il padre di Park Jong-il. Fu allora che, all'età di 15 anni, Park Jong-il divenne Testimone di Geova.

"Nacqui il 22 ottobre del 1930, e la legge della chiamata alle armi del 1949 si applicava a tutti quelli nati dopo il 1 settembre del 1930", ha dichiarato. "È come se fossi nato per essere coscritto", ha affermato. Park rifiutò la leva sia del nord che del sud. Quando scoppiò la guerra di Corea nel 1950, viveva a Seoul. In pochi giorni, la Corea del Nord occupò Seoul. Un giorno, mentre andava a Seodaemun nel centro di Seoul, soldati nordcoreani lo presero. Insieme ad altri catturati, fu interrogato e portato in qualche luogo su un autocarro. Rimase saldo nella sua determinazione. "Sapevo che i Testimoni di Geova rifiutarono il servizio militare durante la seconda guerra mondiale", ha dichiarato. Proprio quando venne il suo turno, qualcuno disse a voce alta che per quel giorno l'arruolamento era terminato. Era sopravvissuto alla sua prima prova.

Il 28 settembre del 1950, dopo circa tre mesi da che era iniziata la guerra di Corea, le forze sudcoreane e delle Nazioni Unite liberarono Seoul dai nordcoreani. Dopo essersi nascosto nella sua città natale a Gwangju, Park ritornò a Seoul per fare proseliti. Ma il 24 dicembre il governo notificò che tutti gli uomini di età adatta al servizio militare dovevano rimanere a Seoul, mentre tutti gli altri dovevano evacuare. Fu inoltre trasmessa la notizia che i cinesi stavano avanzando verso sud. Benché volesse evacuare, c'erano alte probabilità che i soldati che pattugliavano le strade lo prendessero e arruolassero. Perciò trovò rifugio in una casa a Seoul che apparteneva ad un altro Testimone di Geova e si nascose con il suo connazionale Jo Yeong-ha.

Tuttavia, al tempo, Seoul era sul punto di cadere nelle mani dei nordcoreani. Dopo due settimane da che si era nascosto, qualcuno giunse alla casa. "Uomini che indossavano berretti da caccia e impermeabili vennero alla porta e mi svegliarono di soprassalto".

Gli uomini ordinarono a Park e al suo compagno di alzare le mani. "Controllarono le nostre mani per vedere se ci fossero tracce di utilizzo di armi da fuoco". Trattandosi probabilmente di ufficiali nordcoreani, Park suppose che gli uomini avessero scambiato lui e il suo amico per membri dispersi dell'esercito sudcoreano, che era già fuggito. Dopo aver perquisito l'appartamento senza trovare nulla a parte Bibbie e documenti in lingua inglese, gli uomini lasciarono cadere i loro sospetti e se ne andarono. "Pensavo che mi avrebbero portato a nord o mi avrebbero costretto a diffondere il comunismo nel sud, ed ero completamente pronto a rifiutare le loro richieste", ha ricordato. Benché tornassero due volte nella casa, non trascinarono via né lui né il suo compagno. Così rimasero al sicuro durante l'occupazione di Seoul, durata tre mesi, da parte delle forze del nord.

In seguito, Seoul tornò ancora una volta nelle mani della Corea del Sud. Nel marzo del 1951, Park andò a Daegu per fare proseliti. Non appena sbarcò da un treno merci, i militari lo presero. Stavano formando un'unità per raggiungere le prime linee, con l'incarico di trasportare proiettili d'artiglieria. "L'ufficiale capo, quello che chiamavano Capitano Gwon, mi interrogò. Gli dissi che non potevo combattere per loro". Fu portato subito in un sotterraneo e frustato. Benché l'unità si dirigesse a nord dopo tre giorni, Park rimase grazie alla benevolenza di Gwon. Trascorsero tre settimane. Tutte le unità militari stavano preparando un contrattacco congiunto. "Mentre le unità si stavano riorganizzando, fui in grado di scappare senza essere notato per grazia del Capitano Gwon", ha ricordato. E così, Park evitò di essere arruolato sia dall'esercito del nord che da quello del sud.

Tuttavia, alla fine non poté sfuggire all'arruolamento. Mentre viveva a Busan, all'età di 22 anni, nel giugno del 1953, Park ricevette un ordine scritto. Fu inviato alle truppe di riserva di Pohang. Nonostante le sue vigorose proteste all'arrivo, nessuno lo ascoltò. L'unica risposta che ricevette fu la minaccia di essere mandato in una prigione militare. A turno, i comandanti militari cominciarono a nutrire sospetti sulla sua ideologia, e così lo mandarono ai Corpi del Controspionaggio della Corea del Sud (CIC). Benché fosse minacciato di fucilazione, non imbracciò un'arma. Ai CIC, fu bastonato 20 volte sulle natiche. Soffrì gravemente per le ferite riportate, che gli causarono dolori atroci per qualche tempo. Poiché ai CIC serviva poco, fu rimandato alle riserve. Qui egli rifiutò ripetutamente il servizio militare.

"Fui costretto ad avere un numero di servizio", ha detto. Fu mandato in un campo di addestramento sull'isola di Jeju. "Sull'isola c'erano molti esercizi di addestramento per le nuove reclute", ha detto, "Io continuai a dire agli ufficiali, 'Non posso farlo', ma in tutta risposta venivo frustato". Alla fine, fu assegnato ad una compagnia. "Realizzando che sarei diventato un soldato, scelsi l'ultima alternativa che avevo a disposizione e cominciai uno sciopero della fame". Il capitano, che in un primo tempo lo aveva ignorato, riconobbe la gravità della situazione dopo tre giorni. Alla fine, lo portarono in una prigione militare.

"Fui classificato come obiettore", ha detto, "e così mi sentii tranquillo malgrado le percosse che erano in serbo per me". Gli ufficiali militari tentarono di convincerlo essendo concilianti e concedendo un bagno caldo e un letto comodo, ma egli non cambiò idea. Infine, dovette affrontare un processo. "Le persone si interessarono molto al processo, compresi cappellani militari e diversi ufficiali". L'accusa chiese tre anni di detenzione, la corte decretò una condanna a tre anni, e l'ufficiale comandante la sottoscrisse. Eppure, dopo tutto, la sua condanna non fu molto lunga. "Fui condannato dopo che era stato raggiunto l'accordo di cessate il fuoco [il 27 luglio del 1953], perciò la mia punizione fu leggera", ha spiegato. Trascorse tre anni nella prigione militare. Park è probabilmente la prima persona ad aver trascorso del tempo in prigione per essersi opposta all'arruolamento, dopo che fu costituito l'esercito della Corea del Sud.

No Byeong-il, che ha ora 87 anni, fu un altro dei Testimoni di Geova che affrontarono la sfida di essere arruolati nell'esercito della Corea del Nord. Quando i nordcoreani occuparono Seoul nell'agosto del 1950, egli si nascose a Gwanak Mountain per evitare di essere arruolato. Ma il fumo che si sollevò in un'occasione mentre stava cucinando del cibo rivelò la sua posizione, ed egli fu catturato e interrogato in una scuola elementare locale cha era stata adibita ad uso militare. "Servo solo il Regno di Dio", disse, "e non voglio unirmi ad un altro partito". Fu classificato come individuo che resiste ai tentativi di arruolamento. Per punirlo, lo posero di fronte ad un plotone d'esecuzione che gli sparò - ma utilizzando cartucce a salve. Dopo la sua liberazione, lasciò la Corea e si trasferì negli Stati Uniti.

L'amico di Park Jong-il, Choi Yong-won, scomparve durante la guerra di Corea. Choi era uno dei due coreani che furono imprigionati in Giappone. "Mi chiedo cosa sia successo ai fratelli di Choi Yong-won", ha detto Park mentre gli sgorgavano lacrime, poiché sa molto bene quale fu il destino di molti altri che non furono disposti ad abbandonare la loro fede.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito The Hankyoreh, in data 30 Aprile 2007, sezione National (http://english.hani.co.kr)