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L'operazione di scoliosi è possibile senza trasfusioni



Un delicato intervento di chirurgia vertebrale portato a termine presso l’Ospedale di Schio (Vicenza) senza ricorrere ad alcuna trasfusione di sangue: protagonista di questo caso è una ragazza crotonese, peraltro microcitemica, che, per motivi religiosi - lei è Testimone di Geova, come tutta la sua famiglia -, non può essere sottoposta a questa pratica medica.

L’intervento è stato condotto dal professor Massimo Balsano che, lo scorso 4 luglio, come si informa in un comunicato diffuso dall’Ufficio relazioni pubbliche dei Testimoni di Geova di Crotone, è intervenuto chirurgicamente sulla ragazza affetta da grave scoliosi idiopatica a doppia curva, peggiorata notevolmente nel corso degli ultimi 12 mesi.

“Considerata la situazione religiosa della ragazza che è Testimone di Geova e l’entità dell’intervento - si legge nella relazione clinica firmata dal professor Balsano, direttore dell’Unità operativa di Ortopedia del Centro regionale di riferimento per la Chirurgia vertebrale di Thiene e Schio (Vicenza) e resa nota alla stampa - si è deciso, insieme al Centro trasfusionale e al Servizio anestesiologico, di aumentare i valori dell’ematocrito con eritropeitina prima di affrontare l’intervento” nel corso del quale, secondo quanto viene ancora precisato, “le perdite ematiche sono risultate molto inferiori alla norma per un intervento di questa portata”. Ciò grazie anche ad “un’accurata emostasi e grazie alla collaborazione degli anestesisti”.

Il professor Balsano scrive, con soddisfazione, che “l’intervento è quindi pienamente riuscito. Le curve sono state corrette di circa il 70% rispetto al pre-operatorio grazie ad una particolare tecnica chirurgica di avvitamento delle vertebre e di manovre correttive del rachide scoliatico (tecnica sviluppata dallo stesso specialista ndr), che permette, tra l’altro, al paziente di deambulare tranquillamente dopo 3 giorni dall’intervento, senza alcun bisogno di busti ortopedici, e di tornare a casa dopo soli 7 ed affrontando un volo aereo”.

Comprensibile soddisfazione viene, naturalmente, espressa, dal padre della ragazza che ricorda come tutto sia iniziato tre anni fa, quando i medici si accorsero che il corsetto correttivo non bastava alla cura della patologia dalla quale la figlia era affetta e che si rendeva quindi necessario un intervento chirurgico.

Dopo un tentativo, non riuscito, di far operare la ragazza a Bologna, le porte ad una felice soluzione della vicenda si aprono quando il primario del Centro per la chirurgia vertebrale di Thiene dà il proprio assenso all’intervento, dopo aver attentamente studiato il caso.

“Prima dell’intervento, mia figlia era molto sofferente - afferma il papà - e la sera, prima di dormire, dovevamo massaggiarle la schiena perché aveva forti dolori e non riusciva a fare neanche delle passeggiate. Avevamo molta ansia e la notte non si dormiva. Ora siano felici perché finalmente tutto è passato, l’intervento è andato bene. La sua situazione è molto migliorata e i dolori sono completamente finiti. La sua schiena è visibilmente dritta e mia figlia ha guadagnato in altezza quasi dieci centimetri. E quel che più conta - conclude il papà - è tornata ad avere una vita autonoma senza più bisogno di aiuto”.
(a.c.)



Buona sanità. L'intervento su una sedicenne con la schiena piegata di 67° che non voleva sottoporsi a trasrfusioni.


L'equipe opera con l'Epo e salva ragazza deforme


Dopo 5 ore di intervento e cinque giorni di degenza Valentina è tornata a casa e farà una vita normale



Il primario Dan e il dottor Balsano con le radiografie della schiena



Mauro Sartori

Rinata dopo un intervento chirurgico a Schio che prima era stata rifiutata da tre importanti ospedali nazionali. Valentina, 16 anni, è partita da Crotone con un carico di speranza e una schiena curvata di 67 gradi a causa di una scoliosi gravissima che andava operata. Solo che Valentina è una testimone di Geova e non accetta trasfusioni di sangue.
Per questo motivo all'ospedale civile di Crotone prima e a due nosocomi famosi come il Bambin Besù di Roma e il Rizzoli di Bologna non si sono presi il rischio. Al De Lellis, una volta esaminate le cartelle cliniche, hanno detto ok e le equipe del primario di ortopedia, Massimo Balsano e di anestesia, Maurizio Dan, si sono messe al lavoro, compiendo il miracolo. Grazie ad una struttura sanitaria attrezzata e a tecniche chirurgiche e anestesiologiche all'avanguardia.
In un intervento del genere il paziente può perdere tranquillamente tre dei cinque litri di sangue. Come fare per aggirare l'inevitabile ricorso alle trasfusioni? Valentina è stata sottoposta al De Lellis, per 4 settimane, ad un trattamento di eritropoietina per far aumentare l'ematocrico ad un livello non pericoloso per la salute ma tale da scongiurare l'esigenza di trasfusioni. Si tratta proprio dell'epo, quello usato illecitamente dei ciclisti per migliorare le prestazioni sportive.
"Per noi era fondamentale mantenere l'emoglobina alta - spiega il primario Dan -. Abbiamo monitorato le funzioni vitali e tutto è stato pianificato alla perfezione. ha perso metà del sangue previsto e, per cautelarci, siamo ricorsi solo all'autotrasfusione del plasma senza mai staccare la sacca della paziente, pratica consentita dai testimoni. Teniamo presente che Valentina ha subito un intervento durato 5 ore".


Valentina dopo l'operazione


L'equipe del dottor Balsano ha inserito nelle vertebre della ragazzina viti e barre in acciaio del valore di 10 mila euro, riuscendo a raddrizzare la curvatura del 63%. Ora è del 25% tutt'altra cosa rispetto a prima, quando la deformazione la costringeva ad un'esistenza durissima. "Adesso ha le spalle in asse, i fianchi asimmetrici - commenta il primario di ortopedia -. Dopo tre giorni già stava in piedi, senza bisogno di busti e dopo cinque è tornata a casa e avrà una vita normale".
Rispetto a prima dell'intervento, avvenuto il 4 luglio, Valentina è cresciuta di quasi 10 centimetri. I genitori hanno spedito una lettera di ringraziamento all'Ulss 4 per il trattamento speciale ricevuto, "rinata per merito vostro e senza più dolori alla schiena". In appena tre settimane dall'intervento.

Il primato
De Lellis un riferimento per la sanità regionale
Le strutture sanitari dell'Ulss 4 e in particolare il De Lellis, dove esiste un reparto chirurgico all'avanguardia, sono diventate centro di riferimento regionale per i pazienti testimoni di Geova, come spiega il portavoce Giorgio Ballarin: "Sui media si parla troppo di malasamità e non si offre il giusto rilievo a specialisti stimati a livello europeo ma poco conosciuti da noi. Quello che non hanno saputo fare ospedali come Roma e Bologna, è stato portato a termine a Schio con risultati eccellenti".
I testimoni di Geova possono contare su 90 comitati di assistenza sanitaria. Ne esiste uno per l'Alto vicentino di cui è responsabile Kremer Peccenini.



(l'articolo originale)



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Il Crotonese, in data 31 luglio 2007, rubrica Notizie (www.ilcrotonese.it)

Il secondo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il giornale di Vicenza, in data 27 luglio 2007, da parte del giornalista Mauro Sartori, rubrica Buona Sanità.

© Estrazione e rielaborazione grafica a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net