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Operato al rene senza trasfusioni

Il paziente, un Testimone di Geova, era un ex trapiantato. L'intervento eseguito dall'équipe del professor Renzo Dionigi.


© Estrazione e rielaborazione grafica a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net


Varese - Molti ospedali si sono rifiutati di operare quel paziente, Testimone di Geova, per paura di "perderlo". Per timore di dover ricorrere a trasfusioni di sangue per salvarlo, trasfusioni vietate ai Testimoni di Geova per motivi religiosi.

Quando è giunto a Varese le sue condizioni erano davvero difficili. Ora sta bene l'uomo di Triuggio, in provincia di Milano, 49 anni, operato all'ospedale di Circolo senza il ricorso a trasfusioni di sangue, in seguito a una grave emorragia dovuta al rigetto di un rene trapiantato sei anno fa al Niguarda di Milano. Lo ha salvato l'intervento eseguito dall'équipe della Chirurgia I diretta dal professor Renzo Dionigi. Quando il paziente è entrato in sala operatoria - dopo che si era rivolto ad altre strutture sanitarie che però non erano state in grado di eseguire l'operazione senza trasfondere sangue da donatore - aveva in corso un'infezione ed era in stato di shock settico.

L'intervento è stato eseguito grazie all'utilizzo di alcune strategie alternative alle emotrasfusioni, che come è noto sono rifiutate per motivi religiosi dai Testimoni di Geova. In particolare l'intervento è stato reso possibile dalla somministrazione di eritropoietina, ormone sintetico che stimola la produzione di globuli rossi, e dell'impiego di una macchina che riutilizza il sangue del paziente stesso aspirandolo dal campo operatorio, purificandolo e rimettendolo in circolo, oltre che con una scrupolosa emostasi durante l'intervento.

La metodica utilizzata si chiama emodiluizione e serve per "recuperare" il sangue dello stesso paziente in una sorta di circuito chiuso, grazie al collegamento tra una vena e una arteria, senza appunto il ricorso a un donatore e senza che il sangue "esca" dal proprio corpo. Si tratta di una tecnica che consente così ai Testimoni di Geova di poter essere operati rispettando i loro diritti. "eseguiamo molti interventi l'anno senza ricorrere alle trasfusioni - spiega il professor Renzo Dionigi (foto), che è anche rettore dell'Università dell'Insubria - e questo consente all'ospedale di Varese di essere un centro che svolge una particolare attrattiva".



Negli ultimi sei mesi, infatti, sono stati 15 gli interventi chirurgici per patologie maggiori eseguite ricorrendo in particolare alle tecniche dell'emodiluizione e comunque senza trasfusioni. Tra gli ultimi eseguiti, uno su una paziente con un tumore allo stomaco, patologia che comporta quasi sempre grandi perdite di sangue e dunque un più frequente ricorso alle trasfusioni. "In generale, all'ospedale di Circolo, tendiamo a recuperare il sangue dello stesso paziente con una speciale macchina", spiega il professor Patrizio Castelli che ha partecipato all'intervento sul quarantanovenne di Triuggio: il sangue viene "lavato" e in caso di necessità ridato al paziente con una "aggiunta" di plasma. Una strategia, però, che non può essere applicata con i Testimoni di Geova. Da qui l'utilizzo dell'emodiluizione con un procedimento particolare, lo stesso che è stato applicato nel caso del paziente operato qualche giorno fa a Varese. Il paziente ora sta bene.

L'intervento però è stato eseguito in condizioni di particolare urgenza ed è stato eseguito in meno di un'ora, con un controllo particolare dei problemi di ossigenazione del cuore e del cervello. L'operazione è consistita nel togliere il rene che gli era stato trapiantato sei anni fa ma che aveva causato seri problemi e, da un paio d'anni, avevo costretto l'uomo ricorrere di nuovo a una dialisi completa. Il paziente è stato sottoposto a un periodo di degenza e di controllo della terapia intensiva dedicata ai trapianti.


Una delle sale operatorie del nuovo ospedale di Circolo, tra le più "tecnologicamente avanzate" in Europa.



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Diecimila operazioni in Italia, 500 nel Varesotto.


Il professor Patrizio Castelli


Varese - (b.z.) - In Italia, ogni anno, si contano più di diecimila interventi chirurgici "senza sangue", ovvero interventi eseguiti senza che le équipe facciano ricorso a trasfusioni. Nella nostra provincia avvengono circa cinquecento operazioni, e stando ai dati resi noti dai gruppi dei Testimoni di Geova presenti nelle diverse località del Varesotto che gli interventi sono così suddivisi: all'ospedale di Circolo di Varese e al Filippo Del Ponte circa duecentocinquanta; i rimanenti, cioè circa altri duecentocinquanta, sono suddivisi tra gli ospedali Sant'Antonio abate di Gallarate, il Galmarini di Tradate, l'ospedale di via Arnaldo da Brescia a Busto, il Carlo Ondoli di Angera e, infine, tra le due cliniche di Castellanza.

"All'ospedale di Circolo di Varese vengono operati pazienti provenienti da paesi di tutta Italia e tra questi molti sono Testimoni di Geova - dice Mario Rezzadore, responsabile della comunità dei Testimoni di Geova della provincia, che nel Varesotto sono circa 14mila -. Siamo molto attenti e, allo stesso tempo, soddisfatti della sensibilità e della disponibilità offerta dalla struttura varesina del Circolo e in particolare da alcune équipe chirurgiche che hanno sempre aiutato i Testimoni di Geova nel rispetto dei loro diritti e delle loro esigenze. Altri ospedali, invece, hanno difficoltà oggettive a operare Testimoni di Geova, più che altro per problemi pratici legati alle apparecchiature in donazione. Ma non solo".

"All'ospedale di Circolo di Varese - dice ancora Mario Rezzadore - ci sono al contrario grande attenzione e, come ho spiegato, grande sensibilità. E' ancora più che altro una questione di struttura e di apparecchiature. Ma come sempre in questi casi conta moltissimo la disponibilità delle persone".


(Foto in basso: pagina originale)



fonte

Questi articoli sono stati pubblicato sul quotidiano La Prealpina, in data sabato 16 giugno 2007, da parte della giornalista Barbara Zanelli, rubrica Attualità

© Estrazione e rielaborazione grafica a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net