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Boss detenuto si pente e si converte ai Testimoni di Geova.



Viterbo

In una società, dove persone apparentemente "normali" si trasformano in efferati delinquenti succede anche il contrario. Non è di tutti i giorni la notizia proveniente dal carcere di Mammagialla di Viterbo. Un boss della malavita barese si è convertito ai Testimoni di Geova ed è stato battezzato per immersione completa in una piscina, appositamente allestita per l'occasione nel carcere stesso. Il detenuto è Carmine Piperis, 46 anni, in carcere dal 2001 e deve scontare una condanna di 22 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione, traffico di droga e di armi.
Alcuni anni fa ha conosciuto i ministri di culto dei Testimoni di Geova che svolgevano un'opera di risocializzazione negli istituti di pena italiani, iniziando così un percorso spirituale che lo ha cambiato profondamente. Oggi ha voluto rendere pubblica la sua conversione con il battesimo. Tra i numerosi presenti alla cerimonia c'erano anche la moglie e una figlia.

La notizia di una cerimonia del genere dietro le sbarre ha suscitato curiosità sia dentro che fuori l'istituto di pena. Il direttore del carcere, Pieerpaolo D'Andria in un'intervista ha dichiarato che "la libertà di culto è prevista dell'ordine carcerario ed è una componente importante da questo punto di vista verso la riabilitazione sociale dell'individuo, come può essere il lavoro ma anche lo studio. E' un momento doveroso anche per cercare di offrire a ciascun detenuto la possibilità di trovare l'equilibrio interiore che ritiene più opportuno".

Il battesimo rappresenta per questo ex capo clan di Bari l'inizio di una nuova vita: "Spero che la mia testimonianza possa far riflettere altri detenuti e spingerli a pentirsi delle loro azioni passate - ha detto Carmine Piperis - Un cambiamento di questa portata è possibile grazie al potere che esercita la Bibbia". "la vita da ex boss non è facile in carcere - continua Carmine - se rimani un criminale sei rispettato, se cambi radicalmente vita a gli occhi di alcuni detenuti diventi un pazzo, un vigliacco. Molti reclusi e agenti di polizia penitenziaria, comunque, ammirano il mio coraggio, specialmente quando predico la Bibbia di cella in cella. Ho anche avuto la gioia di invitare circa 20 altri detenuti in occasione del ricordo della morte di Gesù, una cerimonia che si è tenuta il 2 aprile scorso all'interno del carcere. Da quando sono nato oggi per me è il giorno più importante, in quanto il battesimo per immersione in acqua simboleggia la mia dedicazione ad una nuova vita fatta di valori spirituali e non materiali come prima. Ero un capo clan, ma lo studio della Parola di Dio mi ha cambiato radicalmente, ho capito che l'illegalità non porta a nulla di buono e sono sinceramente pentito del male che ho commesso in precedenza. Da oggi rinasco per così dire e voglio impostare il mio futuro in un'ottica diversa aiutando altri con la mia testimonianza e comportamento a conoscere le verità bibliche che danno libertà e senso alla vita".

Secondo un'indagine condotta nella comunità dei Testimoni di Geova, finora in Italia oltre 1600 persone che avevano avuto problemi con la giustizia sono state del tutto recuperate grazie all'opera dei Testimoni. Alcuni di questi individui un tempo erano ladri, spacciatori di droga, assassini e perfino terroristi; tutti questi ora hanno un lavoro e una famiglia, e conducono una vita rispettabile.
Attualmente i ministri di culto dei Testimoni di Geova che prestano la loro assistenza nelle carceri italiane sono 453, di cui 68 donne, mentre sono oltre 700 i detenuti che stanno partecipando ai corsi biblici tenuti dai Testimoni nei penitenziari.

E' dal 1976 che ministri di culto dei Testimoni di Geova visitano i detenuti in virtù del primo riconoscimento governativo ottenuto nel nostro paese. Svolgono la loro opera gratuitamente e rifiutano anche il compenso che in genere viene corrisposto agli ministri religiosi che visitano i penitenziari.



(Foto in basso: pagina originale dell'articolo)






Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Libero, in data 2 ottobre 2007, da parte del giornalista Steno Sari, rubrica Italia, pagina 21. Consultabile on-line sul sito libero-news.dnsalias.com

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